"La fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato" - 3/3
“La fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato”
L’aumento del costo dell’alimentazione sana, che ha raggiunto i 4,28 dollari: cosa ci dice?
Che serve affrontare le diseguaglianze lungo tutta la filiera alimentare. La lotta alla fame deve passare attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari, ponendo agroecologia agricoltura locale al centro, contro monoculture e agroindustria. Noi promuoviamo un approccio diverso, basato sulle piccole colture, rispettoso della terra e più resiliente al clima.
Qual è la situazione del nostro Paese?
L’insicurezza alimentare è cresciuta anche in controtendenza rispetto all’Europa, a causa soprattutto dell’inflazione. Una persona su dieci nel nostro paese ne soffre, nel nord come al sud, a causa soprattutto dell’assenza di lavoro o di un lavoro sottopagato o precario che non protegge più. Per quanto riguarda i fondi che il governo italiano dedica alla cooperazione, invece, sono rimasti più o meno stabili, ma sempre lontani dal parametro dello 0,7% del Pil, che l’Italia non rispetta (siamo allo 0,3%). Crescono invece anche in Italia le spese militari.
Serve, a suo avviso, una battaglia anche culturale sul tema della fame, di cui poco si parla?
Sì, perché la fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato. In Italia come nel resto del mondo, a soffrire di più sono le fasce vulnerabili della popolazione, al di là della geografia. Contrastare la fame non è facile, bisognerebbe andare a lavorare strutturalmente su conflitti, clima e choc economici. Servirebbero inoltre più risorse, che invece vengono sempre più dirette verso le emergenze mediatiche e questo impedisce di investire sui programmi di sviluppo che producano resilienza e autonomia alle comunità che hanno bisogno di supporto. Invece tutti i paesi occidentali vanno à la guerre, e se già le risorse erano insufficienti, oggi stiamo sostenendo e alimentando una delle cause maggiori di malnutrizione: i conflitti.