Il mondo FQ

"La fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato" - 3/3

Simone Garroni, Direttore Generale di “Azione Contro la Fame”, commenta il Rapporto di cinque agenzie Onu: i conflitti restano la prima causa della malnutrizione. Nel 2025 ancora 645 milioni di persone sono senza cibo
"La fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato" - 3/3
Icona dei commenti Commenti

“La fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato”

L’aumento del costo dell’alimentazione sana, che ha raggiunto i 4,28 dollari: cosa ci dice?
Che serve affrontare le diseguaglianze lungo tutta la filiera alimentare. La lotta alla fame deve passare attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari, ponendo agroecologia agricoltura locale al centro, contro monoculture e agroindustria. Noi promuoviamo un approccio diverso, basato sulle piccole colture, rispettoso della terra e più resiliente al clima.

Qual è la situazione del nostro Paese?
L’insicurezza alimentare è cresciuta anche in controtendenza rispetto all’Europa, a causa soprattutto dell’inflazione. Una persona su dieci nel nostro paese ne soffre, nel nord come al sud, a causa soprattutto dell’assenza di lavoro o di un lavoro sottopagato o precario che non protegge più. Per quanto riguarda i fondi che il governo italiano dedica alla cooperazione, invece, sono rimasti più o meno stabili, ma sempre lontani dal parametro dello 0,7% del Pil, che l’Italia non rispetta (siamo allo 0,3%). Crescono invece anche in Italia le spese militari.

Serve, a suo avviso, una battaglia anche culturale sul tema della fame, di cui poco si parla?
Sì, perché la fame è la punta dell’iceberg di un sistema di diseguaglianze e distribuzione delle risorse che è sbagliato. In Italia come nel resto del mondo, a soffrire di più sono le fasce vulnerabili della popolazione, al di là della geografia. Contrastare la fame non è facile, bisognerebbe andare a lavorare strutturalmente su conflitti, clima e choc economici. Servirebbero inoltre più risorse, che invece vengono sempre più dirette verso le emergenze mediatiche e questo impedisce di investire sui programmi di sviluppo che producano resilienza e autonomia alle comunità che hanno bisogno di supporto. Invece tutti i paesi occidentali vanno à la guerre, e se già le risorse erano insufficienti, oggi stiamo sostenendo e alimentando una delle cause maggiori di malnutrizione: i conflitti.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione