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"Siamo molto lontani dall’obiettivo zero fame" - 2/3

Simone Garroni, Direttore Generale di “Azione Contro la Fame”, commenta il Rapporto di cinque agenzie Onu: i conflitti restano la prima causa della malnutrizione. Nel 2025 ancora 645 milioni di persone sono senza cibo
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“Siamo molto lontani dall’obiettivo zero fame”

Nel Rapporto si parla di una leggera riduzione della fame rispetto all’anno precedente (14 milioni in meno), soprattutto in America Latina, Caraibi e Asia.
Sicuramente bisogna accogliere con favore il trend sia in termini assoluti in leggero declino del numero di persone che soffrono la fame, ma questi numeri ci dicono che siamo comunque molto lontani dall’obiettivo zero fame, che il trend ipotizzato con l’agenda 2030 è lungi dall’essere raggiunto. Per spiegarlo con un dato: il livello della fame che emerge dai dati è comunque superiore al periodo pre-covid, cioè gli sconvolgimenti seguiti a quella crisi non sono stati interamente assorbiti. Inoltre, crescono le disparità regionali.

Quali i paesi più colpiti?
In Africa sono ormai 309 milioni le persone che soffrono di fame e sono in crescita, 1 africano su 5: l’Africa oggi è il primo continente a presentare i numeri più alti in termini di fame. La demografia ha sicuramente un ruolo in questo senso, però resta il fatto che scontiamo quelli che sono i fattori strutturali: da un lato i conflitti che purtroppo caratterizzano il continente africano, oltre al Medio Oriente, poi gli effetti del cambiamento climatico con i fenomeni estremi e gli effetti degli choc economici.

Cosa invece ha prodotto un leggero miglioramento altrove?
Sicuramente c’è uno sviluppo economico in Asia e in America Latina che aiuta la riduzione della fame, così come alcune politiche pubbliche che hanno funzionato. Inoltre, in questi paesi abbiamo un livello di conflitti comunque inferiore a quelli che sperimentiamo appunto in Africa e Medio Oriente.

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