Famiglia nel bosco, lunedì le ultime memorie difensive poi i giudici decidono. L’avvocato Pillon: “Ora c’è anche il via libera alla nuova casa”
Prima di Garlasco e prima del gioielliere Roggero, c’era una caso famiglia nel bosco. Si avvicina un passaggio decisivo nella vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco“. Lunedì scade infatti il termine per il deposito delle memorie difensive davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, chiamato successivamente a pronunciarsi sulla richiesta di rientro dei minori in famiglia presentata dai legali della coppia il 25 giugno scorso. La difesa, rappresentata dall’avvocato Simone Pillon per la coppia di genitori, depositerà una memoria contenuta. “Sarà molto breve e farà riferimento alle precedenti istanze”, ha spiegato il legale, sottolineando però che nel frattempo è intervenuto un elemento che ritiene significativo ai fini della valutazione del Tribunale.
Si tratta del rilascio, da parte del Comune di Palmoli, del permesso definitivo a costruire per la nuova abitazione della famiglia. Il via libera, comunicato venerdì scorso, consentirà l’avvio dei lavori “già nei prossimi giorni”, ha riferito Pillon. “Confidiamo che il Tribunale per i Minorenni apprezzi le significative modifiche intervenute e i copiosi elementi allegati e accolga di conseguenza le istanze dei familiari”, ha aggiunto. La decisione del giudice riguarderà l’istanza di rientro dei figli, allontanati dai genitori dallo scorso novembre nell’ambito del procedimento che ha portato alla sospensione della responsabilità genitoriale.
La coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli nel casolare. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.
L’allontanamento dei bambini è avvenuto nell’ambito di un percorso seguito dai servizi sociali e disposto dal Tribunale per i minorenni, sulla base di valutazioni relative alle condizioni di vita dei minori. La più grande al momento dell’allontanamento aveva una bronchite non curata. Dopo un periodo di permanenza nella casa, la madre è stata allontanata il 7 marzo dalla struttura per l’atteggiamento “ostile” e “squalificante” nei confronti degli operatori. A seguito della decisioni i giudici erano stati attaccati dalla stessa premier, Giorgia Meloni, e hanno subito una ispezione decisa dal ministro della Giustizia che si è conclusa con l’archiviazione. I coniugi erano stati ricevuti dal presidente del Senato e hanno partecipato anche a una conferenza stampa alla Camera. Un’attenzione quella della politica di governo che adesso è stata spostata sul caso del gioielliere Roggero.
L’attesa è vissuta con particolare apprensione dalla coppia. “Siamo molto nervosi per lunedì. La prossima settimana sarà molto importante per noi”, ha la mamma dei tre fratellini durante la presentazione a Roma del libro La mia verità. Memorie e pensieri della mamma nel bosco, come riportato dall’edizione abruzzese del Messaggero. A margine dell’incontro è intervenuto anche Pillon, che ha definito il caso “un’esperienza umanamente e professionalmente di assoluto rilievo”.
Secondo il legale, la vicenda potrebbe avere riflessi più ampi sul sistema della giustizia minorile: “Sono convinto che cambieranno molte cose nel processo minorile dopo questa vicenda. Non possiamo permetterci di continuare con meccanismi obsoleti che non sono in grado di cogliere la realtà e che rischiano di penalizzare proprio quelle persone, i bambini, che dovrebbero tutelare”. Dopo il deposito delle memorie, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila dovrà esaminare gli atti e decidere sull’istanza di rientro dei minori, alla luce della documentazione già prodotta e degli ulteriori elementi depositati dalla difesa. L’ispezione che era stata avviata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, su input della premier Giorgia Meloni, era stata archiviata.