È il fenomeno televisivo dell’estate o forse sarebbe meglio precisare di molte estati. Una tradizione che si rinnova e ogni puntata incolla allo schermo incolla quattro milioni di italiani (con la total audience, vale a dire la visione in diretta o successiva sulle piattaforme, supera ampiamente i 5 milioni) e oltre il 30% di share. Stiamo parlando di “Temptation Island“, quello che molti definiscono il “reality delle corna”: “La trovo una definizione riduttiva perché dentro c’è molto di più: chi partecipa non cerca un nuovo amore ma uno sguardo che lo faccia sentire di nuovo importante. È una differenza enorme”, spiega Raffaella Mennoia, curatrice del programma e storico braccio destro di Maria De Filippi, in un’intervista a La Stampa.
Un programma diventato un rito collettivo: “Si parla spesso degli ascolti (giustamente, perché sono alti) ma a me impressiona soprattutto il modo in cui il programma viene vissuto: si organizzano proiezioni nei locali, in spiaggia, in piazza. In un’epoca sempre più individualista, Temptation Island unisce le persone”, aggiunge Mennoia. Nella visione collettiva c’è anche il piacere di criticare in gruppo i concorrenti: “C’è anche questa componente più frivola, ma la sua forza è un’altra: alla gente non interessa tanto lo scandalo del tradimento, ma ragionare sull’interpretazione dell’amore. Ormai le ultime edizioni non raccontano più la coppia ma la persona, con i suoi moti di orgoglio, la sua bassa o alta autostima, le pulsioni. La vera domanda del programma è: che significato dai alla parola amore? Parte tutto da qui. Ed è in questo dilemma che lo spettatore si riconosce”.