L’eterno Messi e il ‘rookie’ Yamal, lo scontro generazionale ai Mondiali - 2/2
L’eterno Messi e il ‘rookie’ Yamal, lo scontro generazionale ai Mondiali
“Por Malvinas, por el Diego, por la ultima de Leo”, cantavano i tifosi dell’Argentina prima della semifinale. Messi non ha segnato, ma è stato decisivo con due assist nella vittoria in rimonta contro l’Inghilterra. Al novantaduesimo, la Pulce ha preso palla e col destro ha pennellato un cross che Lautaro Martinez ha dovuto soltanto spingere in rete. Poi le lacrime, come dopo la tripletta all’Algeria e come quelle dopo la rimonta con l’Egitto. Cammina e si accende a intermittenza, ma Messi è ancora lì. Anche a 39 anni è decisivo. Otto gol e quattro assist in sette partite e una leadership indiscussa. Messi sta battendo record su record (come il migliore marcatore all time con 21 gol) e ora ne ha un altro da conquistare. In caso di successo, diventerebbe il primo e unico calciatore della storia a vincere due Mondiali e due Champions League. Ma poco importa. Sarebbe l’ennesima spallata all’idolo Maradona, con cui però condivide un posto nell’Olimpo del calcio. E che lo guarda dall’alto e lo protegge in una storia fuori dal tempo. Degli umani, almeno.
Tra Messi e una nuova pagina di storia c’è Lamine Yamal. Classe 2007 e 19 anni appena compiuti (il 13 luglio), lo spagnolo dei record è un rookie in Coppa del Mondo. Al suo primo Mondiale, ha segnato un gol in sette partite, ma fin qui non ha incantato come aveva abituato. Una rete che però gli ha permesso di entrare nella storia: a 18 anni e 343 giorni, infatti, è diventato l’ottavo marcatore più giovane della storia, battendo per una manciata di giorni proprio Messi (primo gol a 18 anni e 358 giorni). Adesso, Lamine Yamal vuole dare un altro e più importante colpo al suo idolo: togliergli lo scettro di re del mondo. Non è al meglio, ma è ancora il maggior pericolo della Spagna e le Furie Rosse si aggrappano a lui e ai suoi strappi. Dopo l’Europeo, il diciannovenne vuole alzare al cielo il trofeo più importante che gli permetterebbe di entrare ancor di più nella storia: lo spagnolo eguaglierebbe Pelé (nel 1958), Kylian Mbappé (nel 2018) e Beppe Bergomi (nel 1982), che hanno vinto la Coppa del Mondo alla prima partecipazione. Un appuntamento con la storia anche per lui, che non ha ancora vent’anni ma che ha le stigmate e i numeri del predestinato.
Trentanove anni per Messi e diciannove per Lamine Yamal. L’eternità di chi ha già un posto nell’Olimpo del calcio contro la spensieratezza di chi sta lavorando per raggiungerlo: la finale del MetLife Stadium è anche uno scontro generazionale. L’argentino vuole bissare il successo di quattro anni fa, tanto inseguito e a lungo apparso lontano come un miraggio. Lo spagnolo vuole regalare la seconda stella alla Spagna dopo quella del 2010. L’età è diversa, ma la fame è la stessa. Quello scatto del 2007 è stato premonitore. Adesso Lamine Yamal non è più impaurito, ma ha la spavalderia di sfidare il migliore al mondo (e della storia). Da erede designato, l’ambizione di spodestarlo dal trono è tanta. Ma non sarà affatto facile: Messi vuole chiudere in trionfo il suo ultimo tango. E quel cerchio aperto nel 2007 si chiuderà domenica, nell’ultimo atto di una Coppa del Mondo. Che strano che è il calcio.