Lautaro nella storia dell’Argentina: il gol da sogno, le lacrime e lo status internazionale. L’Inter se lo gode, il Barcellona ci ha fatto un pensiero
Ci sarebbero tanti numeri per spiegare Lautaro Martinez. Ma si parte dalle lacrime e dalle due dediche che l’attaccante argentino ha voluto esprimere dopo il gol che ha permesso all’Argentina di raggiungere, in rimonta sull’Inghilterra, la finale contro la Spagna a questo Mondiale. “A mio papà, che mi ha sempre seguito; a mia mamma, che addirittura mi faceva il letto per permettermi di allenarmi al meglio. È per loro”. Non è il primo a pensare alla sua famiglia, di certo. Non sarà neanche l’ultimo. Ma è stato sincero, Lautaro. Perché la gioia immensa che si è regalato e che ha regalato a tutta l’Argentina resta per sempre. E il suo percorso non è per nulla terminato.
Numeri quasi da podio
In 84 partite con la maglia albiceleste, Lautaro ha segnato 40 reti. Una in meno di Aguero (in 101 partite), 15 in meno di un fenomeno come Batistuta (78 partite), 85 in meno dell’inarrivabile Messi (in 206 partite). Stop. Un rendimento in Nazionale che a molti, anche dopo la splendida rete contro l’Inghilterra, è parso un lampo nel buio ma che invece lampo non è: ha vinto due coppe America di cui una da capocannoniere, ha segnato il rigore decisivo in Qatar contro l’Olanda e ha partecipato al gol della vittoria di Messi nella finale contro la Francia. Quest’anno, ha segnato ai gironi contro la Giordania, poi contro la Svizzera ai quarti e quindi ieri, appunto, contro la squadra di Tuchel. In pieno recupero. Su assist, di destro e meraviglioso, di Messi. Con un’incornata che ‘il Toro’ ha nel suo repertorio: di cattiveria, rabbia, da bomber.
Esplode di gioia, Lautaro. Piange. Mostra con orgoglio quella maglia numero 22 che con quei colori era stata vestita da Javier Zanetti. E questo legame non è certo un caso: riporta all’Inter, tiene unito un filo rosso tra chi leggenda nerazzurra è diventato e chi lo sta diventando anno dopo anno. Al netto di un calciomercato che mai come quest’anno ha portato il Barcellona a pensare seriamente al suo nome per l’attacco (senza successo, finora). La valutazione? Quasi impossibile da fare, soprattutto ora che il Mondiale lo sta facendo diventare ancora più protagonista con la sua nazionale. E a 28 anni l’attaccante sembra davvero aver raggiunto la piena maturità calcistica: si rende determinante nelle partite che contano, trascina la squadra (le squadre…), dimostra di essere sempre un valore aggiunto per gli allenatori che lo hanno a disposizione. Non sarà un problema, per l’Inter, trattenerlo. Ma non è escluso che a competizione finita qualche squadra di nuovo provi a farsi avanti. Probabilmente senza successo.
Per la cronaca, grazie al gol di ieri, Lautaro ha regalato un’altra gioia proprio all’Inter. Solo nel campo statistico, chiaro, ma tant’è. Dal 1982 a oggi, i nerazzurri sono l’unica squadra ad avere almeno un giocatore nella finale di un Mondiale. Si comincia da Bergomi, Oriali e Altobelli nel 1982, si arriva a Lautaro ora. Per la seconda volta consecutiva. Mica male.