Televisione

È morto Scott Bryce, il Craig Montgomery della soap “Così gira il mondo” che faceva sospirare l’America. Era malato da tempo di tumore all’esofago e allo stomaco

Di sé amava dire di essere "un attore da un ciak, massimo due"

di Redazione FqMagazine
È morto Scott Bryce, il Craig Montgomery della soap “Così gira il mondo” che faceva sospirare l’America. Era malato da tempo di tumore all’esofago e allo stomaco

Se siete cresciuti a pane e soap opera, o se semplicemente avete passato qualche pomeriggio davanti a un episodio a caso di “Law & Order”, il nome Scott Bryce vi dirà qualcosa. L’attore è morto il 12 luglio, a 68 anni, dopo una malattia, un tumore all’esofago e allo stomaco. A darne notizia è stato il figlio Jackson, con un post su Instagram che ha commosso i fan storici della soap “Così gira il mondo”.

Il figlio ha raccontato come il padre “abbia affrontato la malattia con dignità”, definendo il suo percorso con il cancro come “uno dei più duri e allo stesso tempo più dignitosi” a cui abbia mai assistito.

Newyorkese di nascita, cresciuto teatralmente a Westport, Connecticut, Bryce è stato per anni il volto di Craig Montgomery in “Così gira il mondo”, uno dei personaggi più chiacchierati del genere: ambizioso, manipolatore, sempre nei guai sentimentali. Lo ha interpretato dal 1982 al 1987, tornando poi più volte nel corso dei decenni successivi, fino al 2007. Il ruolo gli è valso due nomination consecutive ai Daytime Emmy, nel 1986 e nel 1987, come miglior attore protagonista.

Ha debuttato a Broadway giovanissimo, in “Caesar and Cleopatra”, accanto a un mostro sacro come Rex Harrison. Ha recitato al fianco di Meg Ryan nel cast di “Così gira il mondo” negli Anni 80, prima che lei diventasse una delle star più pagate di Hollywood.
QBryce è passato più volte dentro l’universo di Law & Order, vestendo i panni di Steven Tashjian e poi di Nathan Alpert nella serie madre, e di Bill Garnet e Bill Schwartz in Law & Order: SVU, in episodi di stagioni diverse.

Un aneddoto sul set: secondo quanto raccontato dal figlio, sui set delle produzioni di Dick Wolf i registi lo programmavano apposta a fine giornata, perché sapevano che con lui le riprese non si sarebbero mai allungate. Di sé amava dire di essere “un attore da un ciak, massimo due”.

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