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Ancora bocciate le preferenze: sono vent’anni che non possiamo sceglierci i rappresentanti

Una morte annunciata: le liste restano bloccate. In tanti hanno la sensazione che il proprio voto sia inutile
Ancora bocciate le preferenze: sono vent’anni che non possiamo sceglierci i rappresentanti
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di Flavia Palomba

Il tentativo di reinserire le preferenze nella legge elettorale proposta dal governo è fallito: cronaca di una morte annunciata le liste restano bloccate con i capilista blindati. Il clima negli ultimi giorni è stato rovente, l’introduzione della possibilità di scelta nelle elezioni politiche, si sa, rappresenta da tempo un campo minato. Si è portato in Aula un emendamento di compromesso che proponeva un capolista bloccato e la possibilità di reintrodurre le preferenze. Fino a tre. La sua bocciatura rappresenta un colpo per la maggioranza.

Un sì di facciata da parte degli alleati che si non ha retto nel segreto nelle urne, e per un solo voto non è passato. Il risultato è stato accolto dalle opposizioni con cori da stadio.

Un risultato prevedibile, vista anche la tensione dei giorni scorsi, che ha tradito le aspettative dei tanti nostalgici speranzosi di poter finalmente scegliere il nominativo del proprio candidato in Parlamento. Cosa che avviene, peraltro, nelle votazioni comunali, regionali, e per il Parlamento Europeo. Tanto rumore tradotto in un nulla di fatto, per occupare gli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama occorrerà ancora essere scelti dalle segreterie dei partiti, sulla base di dinamiche sconosciute agli elettori.
Giuste o sbagliate che siano.

La mancata possibilità di poter scegliere il proprio candidato è uno dei tanti motivi che stanno da tempo logorando il legame di fiducia tra il cittadino e quella che dovrebbe essere la sua rappresentanza politica.

Sono ormai vent’anni, dal Porcellum (nomen omen) in poi, che i nominativi dei governanti vengono scelti nel più stretto riserbo delle chiuse stanze dei palazzi. Questo fa sì che gli eletti potrebbero sentire stringente la necessità di restare fedeli alle direttive delle segreterie, svolgendo bene il proprio compitino, avvertendo meno la necessità di costruire un percorso meritocratico per guadagnarsi il consenso dell’elettorato attivo. Un meccanismo che rende il cittadino poco desideroso di partecipare alla vita politica del Paese, relegandolo a mero spettatore di dinamiche blindate.

Per questo l’affluenza alle urne è sempre più scarsa; non a caso negli ultimi anni pare sia calata del 35%, e l’inarrestabile emorragia di partecipanti ha dato vita al motto “il vero partito vincitore è quello dell’astensionismo”. In tanti hanno la sensazione che il proprio voto sia inutile, pensiero in netta controtendenza con i principi ispiratori e con il benessere di una democrazia!

Al di la dei periodi di campagna elettorale che vedono infiammarsi il dibattito all’interno della società civile, seppur con numeri sempre più erosi, si sta assistendo alla lenta scomparsa della discussione politica tra i cittadini. Alla base dello scollamento anche una netta diminuzione dei luoghi e delle occasioni di incontro, per favorire la sintesi delle idee, la nascita delle proposte. Sono cambiati anche i modi e i canali di comunicazione, oggi si tende a subire una narrazione unilaterale fatta di slogan, e decresce la voglia di approfondirne i contenuti. Eppure la partecipazione alla politica attiva dovrebbe essere un diritto ed una pretesa.

Probabilmente per combattere lo spettro dell’astensionismo, è stato di recente presentato, nello stesso contesto legislativo, un emendamento che darebbe la possibilità ai cittadini fuori sede di votare nel comune in cui si trovano per motivi di studio, lavoro, salute, permettendo soprattutto ai più giovani, come gli studenti, di partecipare alla vita democratica del Paese. Una scelta inclusiva che stride con la mancata possibilità di scegliere qualcuno da cui farsi rappresentare, per sentirsi parte attiva delle dinamiche politiche, per esprimere propri candidati, per conoscerli e valutarne l’operato, anche grazie alla mancata rielezione alla tornata successiva.

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