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Maggioranza tra salvati e sommersi, Meloni affonda nel gorgo dei franchi tiratori (per un voto) | il commento

Maggioranza tra salvati e sommersi, Meloni affonda nel gorgo dei franchi tiratori (per un voto) | il commento
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Chi va alla conta deve saper contare. Per un voto. La storia si ripete e conduce Giorgia Meloni dritta dentro il gorgo dei franchi tiratori, in una crisi politica per certi versi stupefacente. Per un voto (188 a 187) perde la maggioranza e la sua legge elettorale, cucita su misura per il suo partito e il suo destino. Per un solo voto il 9 ottobre del 1998 Romano Prodi andò a casa avendo deciso di misurare in aula la sua forza. Perse la conta: 312 i voti favorevoli, 313 i contrari. Fu Fausto Bertinotti allora a fargli la festa con il ritiro dell’appoggio di Rifondazione comunista. Questa volta al magma centrista si è aggiunto l’esercito degli impauriti, coloro che temono di fare la fine del tacchino a Natale con questa nuova legge elettorale. Imbracciare il voto segreto indossando l’elmetto del franco tiratore è stata l’ultima e unica arma di resistenza. Con la legge elettorale Meloni introduceva infatti il proprio diritto divino e soprattutto definiva, per i parlamentari delle forze in pericolo nella prossima legislatura (la Lega, ma anche una quota modesta ma significativa di Forza Italia, e soprattutto l’area centrista a cavallo tra Azione, l’Udc e Italia Viva) il cappio di una esclusione quasi certa.

Dunque nella maggioranza le forze si sono così divise: da una parte i salvati, dall’altra i sommersi. I parlamentari morituri, coloro che immaginano già difficile il rientro in Parlamento, hanno considerato che con questa nuova legge la loro esclusione fosse certa e definitiva. Il tradimento, nell’urna, è il senso dell’ultima resistenza. E dentro questo voto, infine, c’è il progetto vannacciano di fare la guerra a Fratelli d’Italia, il partito con cui il generale ha deciso di competere. Così all’inizio è sembrato che i deputati di Futuro Nazionale avessero accettato di allargare i numeri della maggioranza, prefigurando addirittura uno schieramento più largo e solido su cui la premier avrebbe potuto contare. Poi nell’urna, con il voto segreto organizzato di proposito dall’opposizione come l’ultima spiaggia per fermare la premier, hanno fatto esplodere la bomba. Il botto e l’ondata dei detriti che sommerge Giorgia. E ora?

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