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La posizione dei medici indagati e i risultati tossicologici - 2/4

La relazione di 838 pagine esclude responsabilità per i cinque sanitari indagati: il quadro clinico di madre e figlia era già compromesso. Ora si attendono le analisi da Berlino
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La posizione dei medici indagati e i risultati tossicologici

Le conclusioni della perizia, redatta in collaborazione con il Centro Antiveleni “Maugeri” di Pavia, tendono a scagionare i cinque professionisti sanitari attualmente iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo. Si tratta di tre medici del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e di due medici della guardia medica di Campolieto che presero in cura le pazienti.

Dall’analisi dei campioni biologici sono emersi valori del tutto compatibili con un avvelenamento acuto. Gli esperti hanno evidenziato che la letalità della tossina assunta non ha offerto margini di intervento terapeutico alternativo, stabilendo che:

  • Non vi fu negligenza medica: i protocolli applicati non hanno influito sul decorso clinico, inevitabile data la dose assunta.
  • Assenza di un antidoto: l’inesistenza di una terapia specifica contro la ricina ha accelerato il decadimento delle funzioni vitali.
  • Irrilevanza di condotte alternative: l’esito fatale non avrebbe potuto essere evitato “oltre ogni ragionevole dubbio” nemmeno con una diversa diagnosi d’urgenza.

Il parallelo fascicolo per omicidio colposo a carico dei medici rimane formalmente aperto, ma la relazione tecnica riduce sensibilmente le loro responsabilità penali nella gestione dell’emergenza.

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