In Andalusia il PP ha bisogno dei voti di Vox: e così smonta con l’estrema destra le politiche ambientali, anche se la Spagna brucia
Anche se è una delle zone d’Europa più colpite dalla crisi climatica, il Partido Popular (PP) e Vox hanno appena firmato in Andalusia un accordo di governo che punta a “blindare le tradizioni”, negando e ridimensionando i rischi reali del cambiamento climatico. L’incendio scoppiato a Los Gallardos, in provincia di Almería, è divampato in poche ore trasformandosi nel rogo più mortale registrato in Andalusia in questo secolo. Il bilancio parla di almeno 12 morti, otto feriti (quattro gravi), circa venti dispersi e intorno alle 600 persone evacuate. La tragedia si inserisce in un fenomeno che da vent’anni si ripete con crescente frequenza nel Sud Europa: incendi boschivi sempre più frequenti, difficili da domare e con un enorme potenziale distruttivo. Il cambiamento climatico non genera da solo gli incendi, ma crea le condizioni perché siano più frequenti, più violenti e più difficili da spegnere.
Prima di aver bisogno dei voti di Vox per governare, il presidente della Junta de Andalucía, Juanma Moreno, riconosceva che le politiche climatiche fossero necessarie in “una comunità autonoma molto vulnerabile alla minaccia del cambiamento climatico”. Il sindacato Comisiones Obreras aveva denunciato, all’inizio della stagione estiva considerata ad alto rischio, una grave carenza di agenti forestali e addetti alla prevenzione: in alcune zone sensibili oltre il 40% dei turni restava scoperto. La Junta ha attribuito la riduzione di personale ai pensionamenti e ai vincoli sul turnover, ma i sindacati insistono sul fatto che la mancanza di pianificazione stia indebolendo un sistema che deve fronteggiare campagne antincendio sempre più lunghe e pericolose.
La comunità scientifica avverte da anni che il riscaldamento globale sta aumentando frequenza, intensità e comportamento estremo degli incendi boschivi, ma gran parte della destra spagnola continua a mettere in dubbio l’evidenza scientifica. Pochi giorni fa PP e Vox hanno firmato l’accordo di governo per l’Andalusia per i prossimi quattro anni: 150 misure tra cui spicca il rifiuto esplicito dell’Agenda 2030 e di quelle che i due partiti definiscono “agende ideologiche in materia ambientale” (punto 138). Eppure, prima di dipendere dai voti di Vox, lo stesso Moreno difendeva la necessità di politiche climatiche. Durante il suo precedente governo, il Piano andaluso d’azione per il clima si era comunque limitato a semplici misure di compensazione delle emissioni, come denuncia l’associazione Ecologistas en Acción.
Nel nuovo accordo il PP si allinea al negazionismo di Vox, promettendo di difendere “l’allevamento intensivo dalla criminalizzazione della lobby animalista e dalle politiche climatiche di Bruxelles” (punto 133). I due partiti si impegnano inoltre a non promuovere, finanziare o incentivare con fondi propri la creazione o l’inasprimento delle zone a basse emissioni nei comuni andalusi (punto 143), e a proteggere le campagne e le tradizioni dall’installazione di grandi impianti eolici e fotovoltaici (punto 26).
Nella conferenza stampa successiva alla firma, il consigliere per le emergenze della Junta, Antonio Sanz (Vox), ha annunciato la revisione della legge regionale sul cambiamento climatico per eliminare ogni onere ritenuto dannoso per agricoltura, allevamento, pesca, industria e lavoratori autonomi. Ha assicurato che le politiche ambientali saranno orientate solo a misure “utili, realistiche e tecnicamente giustificate”, senza comportare in nessun caso vincoli o costi per i settori produttivi.
Per prevenire incendi e alluvioni, il patto parla genericamente di “pulire fiumi e boschi” e difende apertamente attività come la caccia e l’uso di fertilizzanti chimici, combustibili e prodotti fitosanitari. La crociata contro le politiche climatiche si estende anche al fisco: PP e Vox hanno concordato di sopprimere le tre imposte ambientali regionali attualmente in vigore — sui sacchetti di plastica, sulle emissioni di gas e sugli scarichi nelle acque costiere — con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il carico fiscale su famiglie e imprese.
Vox sostiene da tempo che il cambiamento climatico sia “un fenomeno naturale”, negando la responsabilità dell’attività umana. Il leader del partito, Santiago Abascal, costruisce il proprio discorso attorno a espressioni come “fanatismo climatico” o “religione climatica” per attaccare iniziative come l’Agenda 2030 promossa dall’ONU. Lo scorso aprile aveva arrivato ad attribuire al “fanatismo climatico” la responsabilità di rovinare vite umane, collegandolo al blackout elettrico e agli effetti della DANA (la violenta perturbazione) che colpì Valencia nel 2024, invece di riconoscere l’evidenza scientifica sull’aumento degli eventi meteorologici estremi. Sulla stessa linea si muove l’eurodeputato Jorge Buxadé, che ha liquidato i rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) come mero allarmismo.
Nel PP i toni sono più moderati, ma la strategia resta simile: normalizzare posizioni scettiche e ridimensionare il consenso scientifico sul tema. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha dichiarato in Assemblea regionale che “da quando esiste la Terra c’è sempre stato il cambiamento climatico”, ignorando completamente il ruolo dell’azione umana dimostrato dalla scienza da decenni. Secondo l’ultimo rapporto dell’IPCC, il principale organismo scientifico sul tema, il cambiamento climatico di origine antropica ha già aumentato la frequenza e l’intensità di numerosi eventi estremi. Le ondate di calore e ogni decimo di grado di riscaldamento in più aggravano le condizioni che favoriscono i grandi incendi nelle regioni mediterranee.
La Spagna figura tra i territori europei più esposti. Il programma europeo Copernicus segnala che il bacino del Mediterraneo si sta riscaldando a un ritmo superiore alla media mondiale e che incendi boschivi e siccità sono tra i rischi climatici destinati a crescere maggiormente nei prossimi decenni, con un impatto particolarmente marcato sulla Penisola iberica. Anche la ricerca spagnola conferma questo scenario. Uno studio internazionale, condotto con la partecipazione del Consiglio superiore delle ricerche scientifiche spagnolo (CSIC), ha rilevato che nel mondo il numero di giorni con rischio estremo di incendio è cresciuto e che nel bacino del Mediterraneo tale rischio si è raddoppiato negli ultimi quarant’anni, a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione dell’umidità, che rendono i paesaggi sempre più secchi. I dati più recenti confermano la tendenza: secondo Copernicus la superficie bruciata in Europa è in aumento dal 2022, con ondate di calore e periodi di siccità che spingono il rischio di incendio ben oltre la media per gran parte dell’anno.
(nella foto: un’area bruciata vicino ad Almeria)