Mohamed Halimi, il pugile fuggito dalla Tunisia che a Velletri sogna le Olimpiadi: “Faccio 2mila supplì al giorno, ma la boxe diventerà il mio lavoro”
Mohamed Halimi si trova nei pressi della Palestra Popolare Dopolavoro Ferroviario di Velletri. È arrivato da poco in una casa famiglia di questa zona dei Castelli Romani, lasciandosi alle spalle un periodo decisamente nero. Il suo viaggio parte dal sud della Tunisia, il suo Paese natale. Prima di imbarcarsi, la tappa nella capitale Tunisi è stata un incubo: giorni di attesa in condizioni pessime, in una situazione che ricorda quella di un carcere. Aspettava quel barcone per l’Italia che la sua famiglia, tra mille sacrifici, era riuscita a pagargli. Con l’obiettivo di raggiungere il fratello gemello, già arrivato in Italia quando era ancora minorenne. Poi, la traversata: diciotto ore in mare aperto, con le onde che non sembravano volersi calmare mai.
L’arrivo a Lampedusa però non è stato l’inizio di un sogno. “A Lampedusa mi sembrava di essere in galera“, racconta Mohamed al Fattoquotidiano.it. Dopo qualche giorno nell’hotspot, viene trasferito a Catania. Lì resta quindici giorni, prima di scappare in treno verso San Severo, in provincia di Foggia, dove viene accolto in una casa famiglia. Poi il destino lo porta in provincia di Roma in una struttura simile. È qui che Mohamed nota due ragazzi con il borsone, appena scesi dall’auto del maestro Carmine Cristini dopo una sessione di sparring in un’altra struttura. Mohamed non parla ancora bene l’italiano, ma uno dei due giovani atleti è un suo connazionale. Trova il coraggio e chiede: “Posso venire anch’io in palestra?“.
Da adolescente, in Tunisia, Mohamed aveva praticato un po’ di pugilato, niente di serio. Ma il maestro della Palestra Popolare, Carmine Cristini, capisce subito che il ragazzo ha un bel colpo. C’è da lavorare: va sgrezzato, deve imparare a muovere di più il tronco. Il maestro fa di più, insegna a Mohamed, che è un destro naturale, a boxare in guardia mancina. Una finezza tecnica che oggi, durante i match, gli permette di cambiare guardia a proprio piacimento, spiazzando gli avversari. Mohamed ha trovato un lavoro in un laboratorio di dolci e una casa in affitto. “Mi sveglio presto – continua Halimi – faccio duemila supplì al giorno. Mi piace quello che faccio, però la boxe la sento come il mio lavoro vero, perché so che un giorno lo diventerà“.
La crescita sul ring è stata esponenziale, tanto che nel weekend dell’11 luglio Mohamed è stato protagonista tra gli otto partecipanti della categoria 60 kg al Campionato Nazionale Under 23. “A Velletri ho trovato un bravo maestro e tanto duro lavoro – racconta Mohamed – in Tunisia facevo solo sinistro, destro, gancio e andavo via. Ora sogno di diventare campione del mondo o di fare le Olimpiadi. Akrem Aouina e Yassin Hermi, pugili tunisini in Italia, sono i miei idoli: sono loro le persone che devo seguire, non quelli che qui si comportano male”. Rimane la nostalgia per la terra natia e per gli affetti più cari. “Mi manca mia mamma. Ho perso mio papà a 7 anni e lei mi ha fatto da entrambi i genitori. La sento spesso al telefono, mi chiama sempre dopo i match. Gli altri miei fratelli rimasti in Tunisia mi dicono sempre la stessa cosa: che devo allenarmi duro per diventare il nuovo Mike Tyson“.