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Corte di Giustizia Ue boccia il ricorso di Google: confermata multa record da 4,1 miliardi per violazione della concorrenza su dispositivi Android

La sanzione più alta mai inflitta da Bruxelles risale al 2018. Big G si era opposta al verdetto del 2022 espresso dal Tribunale Ue. La procedura si era aperta nel 2015
Corte di Giustizia Ue boccia il ricorso di Google: confermata multa record da 4,1 miliardi per violazione della concorrenza su dispositivi Android
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La Corte di Giustizia dell’Ue respinge il ricorso di Google e della sua società madre Alphabet, contro una sentenza del Tribunale Ue, confermando la sanzione da 4,1 miliardi di euro inflittale dalla Commissione Europea per abuso della posizione dominante del motore di ricerca Google Search nell’ambito del sistema operativo Android.

Il Tribunale Ue si era espresso nel 2022, per confermare la multa più alta mai inflitta da Bruxelles. Il verdetto e la sanzione della Commissione europea erano giunti quattro anni prima, nel 2018: Google ha imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi mobili Android e agli operatori di reti mobili per consolidare la posizione dominante del suo motore di ricerca, secondo l’esecutivo Ue. Dunque la sanzione da 4,343 inflitta da Bruxelles, ridotta a 4,125 miliardi di euro (un taglio del 5%) dal Tribunale Ue. I giudici hanno annullato solo la parte relativa ad alcuni accordi di condivisione dei ricavi tra Google, i produttori di dispositivi e gli operatori di telefonia mobile. Già nel 2022 il gigante californiano aveva subito contestato la decisione del Tribunale Ue: “Siamo delusi dal fatto che la Corte non abbia annullato integralmente la decisione. Android ha creato più scelta per tutti, non meno, e supporta migliaia di aziende di successo in Europa e nel mondo”, aveva dichiarato un portavoce.

La procedura europea contro il colosso di Mountain View si era aperta il 2 aprile 2015, 11 anni fa. Bruxelles aveva segnalato subito i comportamenti lesivi della concorrenza: ad esempio, imporre ai produttori di smartphone di installare il motore di ricerca Google Search il browser Chrome, per ottenere la licenza del Play Store dove gli utenti scaricano le app. Oppure: condizionare la concessione delle licenze operative su Google Search e Play Store all’impegno di non vendere dispositivi con versioni del sistema operativo Android senza l’approvazione di Google. E infine, subordinare il rimborso di parte degli introiti pubblicitari ai produttori di dispositivi mobili e agli operatori di reti mobili all’impegno di rinunciare alla preinstallazione di un servizio di ricerca generica concorrente, su un portafoglio predeterminato di dispositivi.

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