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Chi è Arthur Fery, il britannico che da wild card sogna la finale a Wimbledon: il padre presidente nel calcio, la mamma tennista e la casa accanto all’All England Club

Numero 114 del mondo ancora per pochi giorni (è virtualmente n. 36 del ranking), ha battuto Flavio Cobolli ai quarti di finale e ora affronta Zverev
Chi è Arthur Fery, il britannico che da wild card sogna la finale a Wimbledon: il padre presidente nel calcio, la mamma tennista e la casa accanto all’All England Club
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La favola di Wimbledon cresciuto a cinque minuti da Wimbledon. A Londra da alcuni giorni tutti parlano di Arthur Fery, numero 114 del mondo ancora per pochi giorni (è virtualmente n. 36 del ranking), semifinalista ai Championships dopo una cavalcata incredibile, che partita dopo partita si è trasformata in una sorta di missione personale. Prima di questo Wimbledon aveva vinto solo quattro partite su erba a livello Atp. Tra lui e il sogno della finale c’è adesso Alexander Zverev, fresco vincitore del Roland Garros e numero 3 della classifica mondiale. Ostacolo troppo grande da superare? Sì, forse. Ma chi è Arthur Fery?

Alto 175 centimetri, Fery ha nella risposta e nella mobilità le sue armi principali. Solido sia con il diritto che con il rovescio, mentre il servizio è preciso nonostante l’altezza. La capacità di variare altezze e direzioni è ottima. Il tutto associato a una notevole personalità. Quella che permette di ricevere una wild card per poi arrivare al penultimo atto del torneo più importante del mondo, estromettendo Grigor Dimitrov e Flavio Cobolli sul Centre Court e ricalcando il cammino di Goran Ivanišević nel 2001. Solo che il croato aveva alle spalle tre finali a Wimbledon; Fery nemmeno un titolo Atp. Eppure qualcuno aveva già notato qualcosa. Taylor Fritz aveva avuto a che fare con il britannico prima delle Atp Finals del 2024: “Mi sono allenato con lui. Stavo giocando bene, la settimana successiva sarei arrivato in finale a Torino. Lui però mi batteva praticamente ogni giorno. Non mi sorprende che stia ottenendo risultati”.

Il legame con Wimbledon è fortissimo, ma non è qui che nasce Arthur Fery. La data è il 12 luglio 2002 e la località è Sevres, in Francia. A solo tre chilometri c’è il Roland Garros. Possiede quindi anche la cittadinanza francese, la stessa dei genitori. Papà Loic è un uomo d’affari molto conosciuto. È il presidente del Lorient, squadra di calcio che milita in Ligue 1. Mamma Olivia (Gravereaux) invece è un’ex tennista, che nel 1991 disputò il torneo di doppio al Roland Garros, toccando in singolare al massimo la posizione 225. Pochi mesi dopo la sua nascita la famiglia decide di trasferirsi in Inghilterra, per poi avvicinarsi all’All England Club quando Arthur ha due anni. La passione per la racchetta scoppia a cinque anni, ma è a dodici che il tennis inizia ad avere un peso importante.

Wimbledon è il centro del suo mondo. Qui c’è la sua casa, la sua passione e il prestigioso Kings College School, che frequenta. Studia anche all’Università di Stanford in California, dove, oltre a studiare, gioca nelle competizioni universitarie statunitensi di tennis. Da juniores non brilla molto in singolare, ma l’esperienza californiana si rivela preziosa. È lì che Fery inizia il suo lento percorso verso il professionismo.

Alle Atp Finals 2020 fa da sparring partner a Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas, mentre nel 2021 arriva il primo momento di svolta: riceve una wild card per le qualificazioni di Wimbledon. Sorprendendo tutti, sfiora il tabellone principale, sconfitto al turno decisivo da Tallon Griekspoor. Un exploit a cui non segue la crescita attesa. Gli anni passano ma Fery non riesce a compiere il definitivo salto di qualità. Nel circuito ITF le soddisfazioni non mancano ma il grande tennis appare lontano, quasi irraggiungibile. Solo l’amato Wimbledon gli concede delle chance. Sia nel 2023 che nel 2024 Fery ottiene la wild card per giocare nel main draw, ma entrambe le volte viene subito eliminato, prima da Daniil Medvedev e poi da Daniel Altmaier. Poi arriva il 2025 e tutto comincia a prendere una piega diversa.

Fery vince il titolo Challenger di Barranquilla, esordisce con la squadra britannica di Coppa Davis, debutta in un match Atp e soprattutto ottiene la prima vittoria a livello Slam. E il posto non poteva che essere Wimbledon: 6-4 6-1 4-6 6-4 al numero 20 del mondo Alexei Popyrin. Risultati che gli hanno consentito di iniziare questa stagione poco distante dalla top 200. Fery si ripete anche all’Australian Open 2026. Passa le qualificazioni e vince in tre set, anche a Melbourne, contro Cobolli. Lo stesso avversario che ora lo ha messo definitivamente al centro del mondo tennistico britannico. Impensabile solo due settimane fa.

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