Prima di Trump fu Nerone: quando il potere vuole manipolare lo sport
I Giochi dell’XI Olimpiade, che si svolsero a Berlino nell’agosto del 1936, furono un archetipo moderno di propaganda politica attraverso lo sport. Erano i primi a essere trasmessi in televisione, seppure a circuito chiuso. Ebbero una monumentale copertura cinematografica, resa immortale dal celebre film Olympia della regista Leni Riefenstahl.
Tuttavia, il rapporto tra il regime nazista e l’organizzazione sportiva fu più sfumato di quanto si creda. I nazisti non controllarono mai direttamente gli arbitraggi, i sorteggi, lo svolgimento tecnico delle competizioni. Tutto rimase sotto l’autorità del Comitato Olimpico Internazionale, presieduto dal conte belga Henri de Bailly-Latour, successore del barone Pierre de Coubertin. Tutto avvenne in piena collaborazione tra CIO, federazioni sportive internazionali e Comitato Organizzatore Tedesco. Nonostante che la indipendenza delle istituzioni sportive sia solo un principio astratto, i nazisti ritennero che manipolare apertamente i risultati delle gare non fosse una buona idea. Condizionare le gare in modo esplicito avrebbe minato la legittimità dello spettacolo, diffuso nel mondo a propria immagine e gloria. Il valore propagandistico fu sì enorme, ma sviluppato altrimenti.
Infrastrutture e spettacolo, gestione delle immagini e controllo narrativo selettivo erano i caposaldi della propaganda. I nazisti rimossero temporaneamente ogni segnale antisemita. Durante i Giochi, misero la sordina alle persecuzioni. Gli atleti ebrei o rom tedeschi furono in gran parte esclusi dalla squadra tedesca attraverso la selezione preolimpica, senza palesi decisioni politiche discriminatorie. La fiorettista ebrea Helene Mayer vinse la medaglia d’argento. Aveva mantenuto la cittadinanza tedesca nonostante l’esilio negli Stati Uniti.
La storia non menziona molti casi di manipolazione delle gare sportive da parte del potere politico. Durante i mondiali coreani del 2002, gli arbitraggi delle gare della Corea del Sud (contro Portogallo, Italia, Spagna) furono certamente partigiani. Nessun politico coreano, però, si espose in modo esplicito. L’arbitro Moreno risultò poi implicato nello spaccio dell’eroina, mai fu accusato di corruzione o concussione.
Nella storia dello sport, il caso più sfacciato di manipolazione da parte del potere ospitante si verificò nella 211esima Olimpiade del 67 d.C. L’imperatore romano —all’epoca suprema autorità politica della Grecia— impose la riprogrammazione dei Giochi (dal 65 al 67 d.C.) per farli coincidere con il suo previsto tour greco. Nerone fece anche aggiungere nuovi eventi, inserendo gare di canto, lira e recitazione, specialità in cui si credeva eccellente.
L’apice fu la corsa dei carri truccati, a cui Nerone partecipò con un carro trainato da dieci cavalli; cadde dal suo carro senza finire il percorso, ma dichiarato vincitore dai giudici. Egli prese parte a sei gare e in tutti i casi i risultati furono totalmente manipolati. Gli fu assegnata la corona d’alloro in ogni evento a cui partecipò. Tutti i giudici erano stati corrotti o costretti, con le buone o le cattive. Dopo la morte di Nerone (68 d.C.) i risultati furono annullati. La 211esima Olimpiade fu cancellata dai registri ufficiali.
Nel 1933, De Bailly-Latour aveva scritto ad Avery Brundage, futuro presedente del CIO: “Personalmente non amo gli ebrei e l’influenza ebraica, ma non permetterò che vengano molestati in alcun modo”. Nel 1936, egli si oppose al boicottaggio dei Giochi Olimpici di Berlino del 1936. Era stato ventilato dal Presidente americano, F.D. Roosevelt, che si affidò proprio a Brundage, un iper-conservatore con malcelate simpatie razziste. E Brundage gli suggerì di desistere.
Nel 1939, De Bailly-Latour sostenne la decisione di assegnare le Olimpiadi invernali del 1940 alla Germania nazista, che tre mesi prima aveva occupato la Cecoslovacchia, a dimostrazione della indipendenza del CIO dalle influenze politiche. Nel 1940, quando la Germania invase il Belgio, sua moglie ringraziò Hitler per aver portato l’ideologia nazista in Belgio. Al funerale del conte (1942) la bara fu coperta da una corona di fiori inviata a Bruxelles occupata da Adolf Hitler in persona. Sulla ghirlanda funebre era riprodotta una svastica.
La penosa vicenda del centravanti Usa graziato dal Presidente della FIFA su pressione del Presidente americano è un punto di caduta assai basso nella storia umana. Gli imperi hanno sempre gestito il potere alternando il pugno di ferro al guanto di velluto. L’impero americano apre a nuove strade che risuonano assai simili a quelle, non molto fortunate, di duemila anni fa.