Pc obsoleto in ufficio? Nordio ora chiede ai magistrati di fare da sè: arriva il bonus da 600 euro per acquistarne uno nuovo
Lo Stato non riesce a fornire pc decenti ai magistrati? Basta dare loro un bonus per comprarseli da soli. È la soluzione trovata dal ministero della Giustizia per far fronte alle disastrose condizioni del parco computer a disposizione di giudici e pm, composto in gran parte da apparecchiature obsolete, malfunzionanti e con tempi di sostituzione lunghissimi. La svolta verso il “fai-da-te” è arrivata con un emendamento dei relatori all’ultimo decreto-legge su giustizia e immigrazione – in discussione in commissione al Senato – depositato su input di Antonella Ciriello, capo del Dipartimento dell’innovazione tecnologica del dicastero guidato da Carlo Nordio. “Al fine di favorire il rapido rinnovo degli strumenti informatici in dotazione ai magistrati ordinari, è corrisposto a ciascun magistrato ordinario che ne faccia richiesta un contributo di euro seicento da utilizzare per l’acquisto diretto di un dispositivo informatico”, recita la norma. “I criteri e le modalità di erogazione” del bonus saranno definiti entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, mentre entro un mese dovranno essere stabiliti i “requisiti tecnici minimi dei dispositivi acquistabili”.
La decisione era stata anticipata nei giorni scorsi dal ministero di via Arenula all’Associazione nazionale magistrati, incontrando reazioni contrastanti. Tra le toghe, infatti, tutti concordano in linea di principio che l’acquisto dei pc spetterebbe alla pubblica amministrazione e non ai suoi dipendenti. Qualcuno preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno: con il contributo, è il ragionamento, sarà possibile ottenere una nuova macchina in tempi molto più brevi di quelli che servirebbero passando per le normali procedure pubbliche. Ma la maggior parte dei magistrati non apprezza affatto la novità, considerata una clamorosa abdicazione del dicastero dal suo ruolo. Su questa linea Giovanni Zaccaro, giudice di Corte d’Appello a Roma e segretario di Area, il maggiore gruppo progressista della magistratura: “Spetta al ministero, secondo la Costituzione, garantire il funzionamento dei servizi per la giustizia. Se invece di farli funzionare dà una mancia ai magistrati perché facciano da soli, rinunci al suo compito o ammetta il fallimento della gestione ministeriale”, attacca.