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Arabia Saudita, turisti e pellegrini in carcere per i loro post

Tra la metà del 2022 e la fine del 2025 nove persone sono state arrestate mentre erano nel paese, a causa di contenuti pubblicati sulle piattaforme social
Arabia Saudita, turisti e pellegrini in carcere per i loro post
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La radicata e nota attitudine repressiva delle autorità dell’Arabia Saudita contro la libertà di espressione dei propri cittadini sta colpendo anche gli stranieri. Tra la metà del 2022 e la fine del 2025 nove persone sono state arrestate mentre erano nel paese, a causa di contenuti pubblicati sulle piattaforme social: cinque erano andare a trovare i familiari o erano lì per turismo, le altre quattro stavano effettuando un pellegrinaggio.

Questi casi, documentati da Amnesty International e Al Qst for Human Rights, sono esemplificativi di una repressione più ampia fatta di arresti, processi farsa e lunghe condanne solo a causa di attività svolte sui social media, anche prima di fare ingresso nel regno saudita.

Arrestate poco dopo l’arrivo, durante il soggiorno o prima della partenza, le nove persone sono state fermate, interrogate su quanto avevano pubblicato e poi lasciate in detenzione arbitraria, senza assistenza consolare, senza servizi d’interpretariato dall’arabo quando necessari e – in due casi – senza poter avvisare le famiglie all’estero, per poi essere condannate al termine di procedimenti del tutto sommari.

Ahmed al-Doush, cittadino britannico, già senior business analyst presso la Bank of America, è stato arrestato il 31 agosto 2024 all’aeroporto di Riad, da quale si stava imbarcando sul volo di rientro nel Regno Unito insieme alla moglie incinta e ai loro due figli. Il 12 maggio 2025 è stato condannato a dieci anni di carcere, dimezzati in appello nell’aprile di quest’anno. Non si sa di quali reati e per quali post sia stato giudicato colpevole: le autorità saudite non hanno fornito all’avvocato gli atti giudiziari.

Amr Abdelfattah, cittadino francese e padre di tre figli, è stato arrestato il 16 giugno 2024 mentre stava facendo l’Hajj, il pellegrinaggio obbligatorio per tutte le persone musulmane. Dopo 11 mesi di detenzione preventiva, è stato mandato a processo per contenuti online “offensivi nei confronti del governo” e “solidali verso persona condannate”. Di udienza in udienza, il processo va per le lunghe. Su di lui pende anche l’accusa di “ingresso” illegale per una irregolarità nel visto che di norma è sanata con una multa e l’espulsione.

La salute mentale di al-Doush e di Abdelfattah sta cedendo. Le comunicazioni con e famiglie sono saltuarie, a volte vengono interrotte senza motivo, devono essere svolte in lingua araba e sono sistematicamente ascoltate dalle guardie del carcere. Naturalmente si può parlare delle condizioni detentive.

Ha potuto farlo, invece, Fahd Ramadhan, con passaporto dei Paesi Bassi e dello Yemen, tornato in libertà nel giugno 2025 dopo 18 mesi di detenzione arbitraria. Non è mai stato accusato di niente, anche se chi lo interrogava gli ha ordinato di firmare un documento in cui erano descritti quattro post. Uno di questi esprimeva solidarietà per un dissidente.

Haidar Slim, cittadino libanese, in carcere ha trascorso quasi tre anni. Arrestato nel 2022 al termine dell’Hajj, è stato accusato di aver pubblicato un selfie in cui intonava un canto religioso sciita e incriminato per “diffusione di contenuti che minacciano l’ordine pubblico e i valori religiosi”. Un intervento diplomatico ha evitato di scontare interamente la condanna a cinque anni. Se la sono cavata meglio, probabilmente a causa della loro nazionalità, un cittadino statunitense e uno canadese, interrogati e poi espulsi. Il primo aveva raccontato su TikTok la sua esperienza turistica, il secondo aveva pubblicato post e messo like qua e là.

L’Arabia Saudita si sta accreditando come meta turistica e sta investendo molto nel progetto Vision 2030 e nell’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2034: l’obiettivo è quello di attirare 150 milioni di turisti. Se le cose continueranno così, per non pochi di loro il viaggio rischierà di essere davvero indimenticabile. Ma non esattamente per le bellezze del luogo.

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