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Roma annuncia il Piano Caldo, ma intanto ospita l’ennesimo maxi evento motorizzato: servirebbe più cura

Non ci serve un piano caldo se poi si scaldano i motori di centinaia di macchine pronte a intasare il centro storico (che poi si dice sempre che gli eventi vanno spostati fuori dal centro e poi, chissà perché, si fanno sempre tutti sotto il Colosseo)
Roma annuncia il Piano Caldo, ma intanto ospita l’ennesimo maxi evento motorizzato: servirebbe più cura
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Giovedì 2 luglio è stato annunciato a Roma il prossimo Piano Caldo del Comune. Il Sindaco ha lodato i progressi fatti – per la verità ad oggi poche cose rispetto all’immensità del problema climatico: pensiline degli autobus, piscine per gli anziani, fontanelle, un po’ di depaving etc – ed è stato detto che si continuerà sulla stessa direzione, rafforzando gli interventi sulla riforestazione, puntando alla creazione di rifugi climatici accessibili a tutti in 15 minuti a piedi, creando delle coperture tipo vele laddove non si possano piantare alberi (che comunque non fanno ombra perché troppo piccoli). La cifra che il Comune intende investire è di dieci milioni all’anno per cinque anni. Francamente, un’inezia rispetto alle entrate della Capitale.

Meglio questo che niente, comunque, si dirà. E però, mentre Sindaco e assessori annunciavano il primo piano caldo in Europa (forse perché le città europee sono già intervenute massicciamente in coperture e riforestazione anche senza piano caldo, nda), nel frattempo la polizia stradale con grande lena cominciava a chiudere le strade del centro per ben tre giorni. Tanto quanto durerà il Rally di Roma, ennesima manifestazione di cui nessuno sentiva l’esigenza e che porterà centinaia di bolidi per le vie del fragile centro storico per arrivare anche a San Pietro dopo un giro per il reatino. Conclusione con inquinanti frecce tricolori.

Scrive eccitato Il Messaggero: “Saranno ben 126 equipaggi, provenienti da circa 30 nazioni, che si daranno battaglia sulle strade di Roma e del Lazio per tre giorni di adrenalina e spettacolo. Un’esperienza unica in cui i fari delle vetture andranno a illuminare il Colosseo, mentre il suono dei motori riecheggerà tra le antiche mura romane”.

Non è evidente il problema? La questione del caldo non è meramente una questione di temperature alte e di refrigerio da dare, condizionando il condizionabile. La questione del caldo racconta di una crisi climatica senza precedenti che richiederebbe un mutamento radicale di mentalità della stessa amministrazione. Non puoi parlare di crisi climatica e nel frattempo continuare ad autorizzare dozzine di maxi-eventi ogni mese che intasano la città, distruggono il sonno dei residenti, inquinano in ogni modo. Solo una settimana fa, Roma è stata chiusa per un identico evento “a motore”, un’invasione di migliaia di Vespe in tutta la città (bloccata).

Non ci serve un piano caldo se poi si scaldano i motori di centinaia di macchine pronte a intasare il centro storico (che poi si dice sempre che gli eventi vanno spostati fuori dal centro e poi, chissà perché, si fanno sempre tutti sotto il Colosseo). Oltre al rumore, ai gas di scarico e alle strade bloccate, è proprio l’immaginario che è sbagliato. Tra l’altro, in molti si sono lamentati sui social network, sono state appena tassate le auto elettriche che entrano in centro (1.000 euro, prima gratis), si fanno le domeniche ecologiche, si parla appunto di una Roma piena di rifugi climatici e più fresca e sicura e poi si insiste con eventi assurdi con questi. Che messaggio si dà?

Non solo: se Roma soffre di crisi climatica e di aumento delle temperature, non puoi continuare a rilanciare l’overtourism in ogni sua declinazione (mentre a parole si dice di volerlo ridurre), esultando ogni volta che i numeri degli arrivi e degli eventi aumentano, mentre la pressione sul centro storico, fragile e a rischio, aumenta, così come aumenta il degrado. E se credi davvero che la crisi climatica esista, non puoi neanche continuare a vendere Roma come un brand di lusso, puntando sul turismo a cinque stelle e, anche spesso e volentieri, sulla privatizzazione di beni pubblici aperti per eventi privati e turisti “altospendenti”.

Insomma, la crisi climatica a Roma richiederebbe solo il contrasto al caldo, ma un cambiamento radicale del modo di concepire la città. Basta con lo sfruttamento senza misura, basta con il depaving da un lato e l’aumento delle cubature dall’altro (stadio della Roma, inceneritore, rigenerazioni urbane generose verso i privati etc). Basta con l’idea che Roma sia accessibile solo e soprattutto a chi ha soldi. È una visione aberrante che, con la crisi climatica, andrebbe abolita a favore di una immagine della città davvero sostenibile, condivisa, fruita da tutti “dal basso”, e soprattutto anche meno inquinante.

Ci vorrebbero più protezione e più cura, altro che l’ennesima sfilza di grandi eventi di cui l’assessore Alessandro Onorato – ora lanciato sulla scena nazionale con l’originale slogan “la politica del fare” – va sempre fierissimo, come se Roma fosse soprattutto un immenso parco divertimenti, senza passato e senza storia, di cui sfruttare ogni angolo per fare cassa, tra l’altro senza spiegare esattamente dove vengono investiti i soldi, visto che la vita dei residenti peggiora.

Buttandola sul paradosso, si potrebbe suggerire di unire l’utile al dilettevole e fare di questi eventi dannosi e anche pacchiani un aiuto contro il caldo: mettiamo gli anziani nelle macchine da Rally, scarrozzati con l’aria condizionata in giro per il Lazio. Facciamo accomodare i residenti senza aria condizionata dietro le vespe a farsi un giretto rinfrescante per Roma, che magari il centro non l’hanno mai visto.

Scherzi a parte, a Roma l’auto è davvero diventata un rifugio climatico. I romani continuano ad usarla, e sempre di più anche d’estate, per non morire di afa nel tragitto verso l’autobus, che ombra non ce n’è. Aspettando il piano caldo, e per non soccombere nel frattempo, come sempre a vincere è l’adattamento-fa-da-te.

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