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“I fondali di Lampedusa pieni di carrette del mare”, l’appello degli armatori e dei pescatori. I relitti delle barche dei migranti soffocano la pesca

Mentre l'arrivo di Papa Leone XIV rilancia l'immagine di Lampedusa come simbolo dell'accoglienza, i pescatori denunciano un problema ignorato: centinaia di relitti sui fondali mettono a rischio reti, lavoro e sicurezza.
“I fondali di Lampedusa pieni di carrette del mare”, l’appello degli armatori e dei pescatori. I relitti delle barche dei migranti soffocano la pesca
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Essere la terra dell’accoglienza, porta d’Europa, ma allo stesso tempo essere un Paese che vive di turismo e di pesca. Almeno dovrebbe. Se la marineria di Lampedusa un tempo rappresentava una parte importante dell’economia del paese isolano, oggi non c’è più spazio per la pesca e uno dei problemi essenziali è legato proprio al fatto di essere la terra di approdo del Mediterraneo.

All’arrivo di Papa Leone XIV, mentre c’è un paese in festa che lancerà universalmente la candidatura dell’accoglienza lampedusana come patrimonio immateriale Unesco, c’è chi invece chiede sostegno per gli effetti collaterali dell’emergenza umanitaria: i relitti rimasti sui fondali. L’ultimo caso, in ordine di tempo, era avvenuto lo scorso febbraio, quando il peschereccio “Stefano C.” di Pietro D’Agostino, piuttosto che tirare su pesci con la rete, è dovuto rientrare in porto perché nella rete era rimasto impigliato il motore di una delle piccole imbarcazioni che avevano attraversato il mare, per poi ricevere un salvataggio da parte dei soccorsi, sempre presenti.

Il copione, sempre uguale, che si ripete ogni stagione, per un’emergenza ormai diventata quotidianità, non tiene conto delle imbarcazioni che, dopo i salvataggi, rimangono a galleggiare in mare finché non affondano, trascinate dal mare, o perdono pezzi che si depositano sui fondali. Per i circa 200 pescatori ancora rimasti in attività, che già fanno i conti con un Mediterraneo sempre più caldo e una pesca sempre più incerta, dover tornare in porto per un danneggiamento della rete è un costo esoso che, con l’aumento del carburante, è diventato insostenibile.

A poco sono serviti i vari moniti dei pescatori negli anni all’Europa: “I fondali antistanti l’isola di Lampedusa sono pieni di carrette del mare e materiale vario che rendono il nostro mare impraticabile per pescare e che – ha scritto l’associazione Armatori Lampedusa in una lettera rivolta agli europarlamentari italiani – oltre a procurare ingenti danni ai nostri attrezzi di pesca, ogni qualvolta ci finiscono sopra le nostre reti, mettono a repentaglio la sicurezza e la vita degli stessi pescatori”.

Lo scorso anno una delegazione del Movimento 5 Stelle si era recata sull’isola per visitare i pescatori che facevano i conti quotidianamente con queste problematiche. Il caso era finito anche in un’interrogazione alla Commissione europea lo scorso aprile attraverso Giuseppe Lupo (Pd) ma, paradossalmente, nonostante queste segnalazioni, il commissario europeo alla Pesca, Costas Kadis, ha risposto che la Commissione non è mai stata informata dalle autorità italiane del problema e che quindi non dispone di elementi ufficiali per valutarne l’impatto sulle attività di pesca nell’area.

Oltre alla promessa di un monitoraggio della situazione, i pescatori oggi non hanno ricevuto nulla e le circa 200 famiglie che dovrebbero vivere di pesca oggi fanno i conti con una crisi che non è più sostenibile. Del caso aveva scritto anche l’ex sindaco di Lampedusa Totò Martello, il quale aveva sottolineato come un pescatore che intercetta in mare un’imbarcazione mentre pesca, oltre a dover pagare una nuova rete (circa 5mila euro) e a rimetterci le spese del carburante portando i relitti in porto, debba anche pagare una ditta per smaltirli. Oggi le imbarcazioni nel mar Mediterraneo sono diventate centinaia e, mentre si parlerà di nuovo di isola dell’accoglienza nel mondo, i pescatori, che mai si tirano indietro nel soccorrere una barca in pericolo, chiedono ancora di occuparsi di quest’altro lato dell’accoglienza, che invece affonda nell’oblio, come le stesse imbarcazioni di cui non si sa più nulla.

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