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Ricercatore in Svezia: “Qui ho potuto dedicarmi ai miei figli e cambiare lavoro anche in età avanzata. Ho iniziato la carriera accademica, qui ricerca e innovazione sono il futuro”

La storia di Francesca Catellani che lavora come assistente alla ricerca presso l’Università di Lund, in attesa di iniziare un dottorato. In Svezia è arriva nel 2007 e ha anche affrontato la crisi economica ma lì, racconta, il sistema ha retto meglio e lo Stato ha rappresentato un importante punto di riferimento e di sostegno per i cittadini
Ricercatore in Svezia: “Qui ho potuto dedicarmi ai miei figli e cambiare lavoro anche in età avanzata. Ho iniziato la carriera accademica, qui ricerca e innovazione sono il futuro”
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“Ad oggi non ci sono condizioni per cui tornerei in Italia: la mia famiglia è qui. Se dovessi rientrare, vorrei avere la stessa sicurezza economica che ho in Svezia”. Francesca Catellani parla da un centro della contea di Blekinge, la più piccola della Svezia, dove lavora come assistente alla ricerca presso l’Università di Lund, in attesa di iniziare un dottorato. È partita per il nord Europa quasi 20 anni fa, nel 2007. Ha fatto diversi lavori, tra cui l’imprenditrice, ma insieme al suo compagno ha deciso di restare per un motivo semplice: “Abbiamo deciso di avere dei figli, e il sistema svedese offriva, e offre tuttora, politiche di supporto alle famiglie decisamente migliori rispetto a quelle italiane”.

Quando ha lasciato l’Italia lo ha fatto per seguire il suo cuore, sottolinea Francesca, che preferisce non definirsi un cervello in fuga, spiega nella sua intervista al Fatto.it. È arrivata in Svezia il 27 marzo del 2007, dopo tre anni di relazione a distanza con il suo fidanzato svedese (oggi suo marito) e con una laurea in Scienze Ambientali all’Università di Parma. “All’inizio c’era molta curiosità di conoscere meglio la cultura e le tradizioni svedesi – ricorda –. Mi affascinava il modo di vivere in Svezia e, soprattutto, la bellezza della natura: grandi spazi di boschi e laghi, luoghi incontaminati, aria fresca e pulita”.

Appena arrivata Francesca ha avuto la possibilità di studiare la lingua con i corsi offerti dal comune, poi con quelli offerti per sei mesi all’Università di Lund: un periodo di tempo che le ha permesso di raggiungere un buon livello di svedese. Quando anche nel nord Europa è arrivata la crisi economica, però, il sistema svedese ha retto meglio di quello italiano e lo Stato ha rappresentato un importante punto di riferimento e di sostegno per i cittadini.

Le tasse universitarie sono bassissime, anzi ci sono sussidi che ti danno possibilità di studiare anche se non puoi permettertelo. In triennale con me – aggiunge – c’erano altre quattro mamme: l’Università aveva fatto un piano di studi per loro, per permetterle di lavorare e allo stesso tempo studiare”. In più, continua, la Svezia dà a tutti gli studenti, fino a 50 anni, un sussidio a fondo perduto. “E se chiedi più soldi, magari per l’affitto, ti fanno un prestito da restituire quando poi si comincia a lavorare (ma tutti gli studenti universitari lavorano durante l’estate, perché i sussidi ci sono fino a giugno, non durante la stagione estiva)”.

In Svezia, parola di Francesca, è più facile cambiare lavoro o trovarne uno nuovo anche in età più avanzata. Un aspetto, quello di poter reinventarsi anche dopo aver avuto figli o in età adulta, che giudica molto positivo: “Non si rimane, come in Italia, con l’idea fissa di dire ‘Ho un posto di lavoro indeterminato per tutta la vita’: noi persone evolviamo, cambiamo interessi, quando siamo adulti magari vogliamo fare qualcos’altro”.

Nel corso degli anni la ricercatrice originaria di Reggio Emilia ha svolto diversi lavori, tra cui l’apertura di una piccola attività di specialità gastronomiche italiane (una gestione “facile e senza costi eccessivi”). A 40 anni, poi, ha deciso di rimettersi a studiare, conseguendo un secondo master in biomedicina grazie, anche questa volta, a un supporto economico statale.

Il costo della vita in Svezia è generalmente più alto rispetto all’Italia, tuttavia, anche gli stipendi medi sono più elevati, intorno alle 36.000 corone svedesi al mese per adulto (circa 3.300 euro). Nella regione dove vivono e lavorano Francesca e suo marito in realtà il tasso di disoccupazione è relativamente alto. “Molti giovani lasciano questa zona a causa della scarsa offerta di lavoro. Di conseguenza – aggiunge – il costo delle case e degli affitti è più basso rispetto alle grandi città come Malmö, Stoccolma o Göteborg”.

Il punto centrale resta però la possibilità di poter occuparsi dei propri figli anche durante il lavoro. “Qui in Svezia ho potuto dedicarmi ai miei figli (due, con due anni e mezzo di differenza di età), lavorando solo poche ore a settimana fino a quando hanno iniziato la scuola primaria”, spiega. “In maternità abbiamo avuto quasi 500 giorni da dividere tra me e mio marito, con una retribuzione dell’80% per cinque mesi”. I dentisti sono “gratuiti fino a 18 anni per i figli”. La retta della scuola materna è di “80 euro al mese”, e non supera mai i “150 euro”. Le scuole medie e superiori sono gratuite, il materiale scolastico è dato dalla scuola, così come i libri. Anzi, “ai ragazzi viene chiesto di non scrivere o sottolineare perché l’anno dopo i testi vanno dati agli alunni della classe successiva”.

Se da un lato è facile osservare i lati positivi di questo Paese, tra rispetto delle regole, cura del bene comune, ritmo di vita più lento di quello italiano (“mi stupisco ancora oggi di come la pausa caffè duri dai 15 ai 20 minuti”, sorride), con il passare del tempo Francesca ha visto che anche in Svezia ci sono cose che non funzionano: l’integrazione, che procede tra difficoltà e ghetti nelle grandi città, i tagli alla sanità e alla scuola, gli stipendi non sempre adeguati al costo della vita. Dell’Italia manca la socialità, la facilità di incontrare le persone: ancora oggi, dopo 19 anni in Svezia, risulta più facile creare un legame con persone italiane piuttosto che con persone di altre nazionalità.

E anche se attualmente Francesca a 47 anni ha un contratto a tempo determinato ed è in attesa di fondi per un dottorato, vive questa situazione senza troppa ansia o preoccupazione: “So, infatti, di poter contare su un sistema di sostegno alla disoccupazione e su un mercato del lavoro che offre alternative, nel caso in cui non riuscissi a proseguire nella carriera accademica. Qui – conclude – si capisce che la ricerca e l’innovazione sono il futuro del Paese, che lo rendono all’avanguardia e ricco di posti di lavoro. In Svezia i furbetti fanno fatica: se segui le regole funziona tutto”

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