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Stellantis vuole riprendersi una parte dell’ex Magneti Marelli dopo averla venduta

L'azienda versa in grave crisi e il mancato salvataggio farebbe venir meno un'importante catena di approvvigionamento del gruppo, che l'aveva ceduta nel 2019. Nissan punta i cockpit
Stellantis vuole riprendersi una parte dell’ex Magneti Marelli dopo averla venduta
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Era stata venduta quasi un decennio fa per 6,2 miliardi di euro ma ora, a un passo dal fallimento, fa gola a chi l’aveva ceduta perché, se scompare, si apre un buco nelle forniture. È un giro dell’oca quello che potrebbe compiere Marelli, l’ex Magneti Marelli, passata nel 2019 da Fca, l’ex Fiat, alla giapponese Calsonic Kansei, controllata dal fondo statunitense Kkr. Ora Stellantis è interessata a ricomprare il ramo che si occupa della produzione di sospensioni: il mancato salvataggio farebbe venir meno un’importante catena di approvvigionamento del gruppo.

La notizia è stata anticipata giovedì sera da Bloomberg. Secondo l’agenzia di stampa finanziaria, il gruppo franco-italiano si sarebbe fatto avanti nel Chapter 11 aperto negli Usa, cioè la procedura che permette alle aziende in grave crisi di ristrutturare i debiti evitando la liquidazione mentre continua le sue attività operative sotto la supervisione del tribunale fallimentare. A inizio giugno, circa l’80% dei finanziatori della società ha firmato un accordo per sostenere la ristrutturazione, che ridurrà la leva finanziaria di Marelli (i debiti ammontano a 4,9 miliardi) e rafforzerà la liquidità in attesa di tirala fuori dalle secche.

Un passo al quale contribuirebbe anche Stellantis, tra i principali clienti, acquisendo il comparto delle sospensioni. La stessa mossa sarebbe stata immaginata da Nissan nel ramo dei cockpit, cioè dei cruscotti. Entrambi i costruttori figurano anche tra i creditori non garantiti e non hanno voluto commentare la ricostruzione di Bloomberg. Se l’operazione andasse in porto, a distanza di otto anni dall’annuncio della cessione, poi perfezionata il 2 maggio 2019, un pezzo di Magneti potrebbe ritornare sotto il controllo della holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann che si era disfatta di uno dei principali produttori mondiali di componenti per auto.

Per il gruppo automobilistico si tratta di un interesse necessario per non intaccare le forniture di componenti. Il ritorno sotto Stellantis delle attività legate alle sospensioni garantirebbe un minimo di futuro agli 862 lavoratori della divisione Marelli Suspension System Italy Spa, che rappresentano il 15% dei circa 5.800 dipendenti italiani dell’azienda. In salvo verrebbero messe le fabbriche di Sulmona (441 lavoratori), Melfi (240), Torino (138) e Rivalta (43 dipendenti). La sola acquisizione delle attività di produzione delle sospensioni non comprenderebbe quindi i lavoratori di Bari, Bologna, Caivano, Corbetta, Tolmezzo e Venaria.

Si tratta di impianti nei quali c’è ampio ricorso agli ammortizzatori sociali a causa del calo di commesse perché legate a doppio filo ai volumi generati da Stellantis. Tuttavia, restano stabilimenti chiave per il gruppo guidato dall’ad Antonio Filosa. In particolare, la fabbrica di Sulmona è quella di riferimento per la produzione di bracci oscillanti, traverse e componenti delle sospensioni, strettamente legato alle commesse di veicoli commerciali leggeri – come il Ducato, prodotto nella vicina Atessa – e auto di grandi gruppi. Melfi e Rivalta sono invece due siti posizionati in prossimità dei grandi poli di assemblaggio delle auto, quindi strategici sotto il profilo logistico, per la fornitura di moduli sospensione integrati azzerando le scorte di magazzino.

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