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Dice La Russa che non moriremo per il cambiamento climatico. Magra consolazione

Per uno nato in Italia, ritrovarsi a vivere nel clima di Dubai (non dei Caraibi) non è esattamente il massimo. Abbiamo ancora qualche possibilità di tornare indietro? Forse
Dice La Russa che non moriremo per il cambiamento climatico. Magra consolazione
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Ha detto recentemente il presidente del Senato, Ignazio La Russa. “Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”. Magra consolazione quella di non morire. E non è nemmeno vero che il clima del futuro sarà “caraibico”. La Russa probabilmente si vede spaparanzato su una sdraio in una spiaggia con uno spritz in mano. Ma la temperatura, ai Caraibi, raramente sale oltre i 30° – 31°C, è molto umido, ma sopportabile e di solito piacevole – altrimenti la gente non ci andrebbe in vacanza. E’ un clima che non ha nulla a che vedere con le vampate di calore che ci arrivano addosso oggi in Italia (a parte che ai Caraibi ogni tanto ti arriva addosso un mega-uragano, ma è un’altra storia).

Se dobbiamo abituarci a un nuovo clima, sarà piuttosto qualcosa di simile a quello dei paesi medioorientali, e non sarà per niente piacevole. Mi diceva una mia amica che abita a Dubai, che da loro hanno tre stagioni. Primavera, Estate e Inferno, l’ultima delle quali con temperature che a volte toccano i 50°C.

Non sono mai stato a Dubai, ma mi è capitato di bazzicare paesi Medio Orientali abbastanza da farmi un’idea di com’è il clima da loro. In quelle regioni, la stagione infernale la passi chiuso in casa con l’aria condizionata a piena potenza (e se c’è un blackout, sono grossi guai). Quando esci lo fai in un suv con aria condizionata che lasci in un parcheggio con aria condizionata, per entrare in un altro edificio con aria condizionata. Il mondo all’aperto, in quelle zone in estate, non è fatto per esseri umani.

A Dubai, a questa cosa ci sono abituati. Quello che non è normale è che la stagione infernale si sta espandendo in paesi dove una volta non c’era. Sta succedendo in India, dove si è parlato quest’anno di temperature veramente infernali, intorno ai 46°-48°C con la notte che non portava refrigerio. Non ci sono ancora dati ufficiali sugli effetti di queste temperature, ma un articolo recente stima decine di migliaia di morti. Siamo vicini a quei livelli di temperatura di “bulbo umido” ai quali gli esseri umani semplicemente non possono sopravvivere.

E’ in Italia? Per fortuna non siamo arrivati a certe temperature estreme, ma anche da noi l’estate si sta trasformando in un periodo infernale non tanto diverso da quello di Dubai. È inutile che i soliti troll tirino fuori vecchi giornali che raccontano che a Caserta nel 1956 faceva molto caldo. Ed è anche inutile che La Russa sostenga che il clima è sempre cambiato tirando fuori i dinosauri in una frase talmente senza capo né coda che la possiamo descrivere bene con una battuta di Altan (“non penso mai prima di parlare, altrimenti perdo il filo”).

Anni fa, in Italia c’erano momenti di afa, vero, ma erano brevi momenti che separavano una stagione estiva in cui si poteva andare in giro. Ora, non è più questione di “ondate” di calore. E’ proprio calore stabile. E la “nuova normalità”.

E su questo, purtroppo, mi sa che ha ragione La Russa. Ci dovremo abituare. Per forza. Ma non è detto che sia una cosa piacevole, come diceva quello che era stato condannato a ricevere 10 bastonate al giorno, e si consolava pensando che il mese dopo sarebbe stato febbraio. Per uno nato in Italia, ritrovarsi a vivere a Dubai non è esattamente il massimo.

Abbiamo ancora qualche possibilità di tornare indietro? Forse, ma ci vorrebbe un impegno serio, mentre i nostri politici non riescono a tirar fuori altro che battute su come sarà bello vivere ai Caraibi. Perlomeno, però, cerchiamo di non opporci allo sviluppo dell’energia rinnovabile. Oltre a ridurre le emissioni, ne abbiamo tragicamente bisogno per alimentare i condizionatori d’aria. Altrimenti rischiamo davvero di fare la fine dei dinosauri.

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