“Ero ansioso perché mio figlio era gay, non faceva altro che chiedere soldi”: le parole di Piero Moriconi dopo il duplice omicidio della moglie e del figlio
“L’ho fatto perché andava fatto”. È da questa frase, messa a verbale davanti agli investigatori, che emerge la prima ricostruzione fornita da Piero Moriconi, il muratore di 63 anni arrestato per aver ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko, 24 anni, nella loro abitazione di Pieve di Camaiore. Nel corso dell’interrogatorio con la pubblico ministero Elena Leone, l’uomo ha fornito la propria versione dei fatti, descrivendo un contesto familiare che definisce segnato da tensioni e conflitti continui.
“Ieri ho litigato: l’ennesima discussione sui soldi. Mio figlio non faceva altro che chiedermi soldi. E allora a quel punto ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due”, avrebbe dichiarato agli inquirenti, indicando nella lite avvenuta poche ore prima del delitto l’episodio che avrebbe preceduto la strage. Nelle sue dichiarazioni, Moriconi descrive il figlio come una persona problematica e difficile da gestire. “Mio figlio era pazzo e mia moglie mi picchiava”, avrebbe detto durante l’interrogatorio. Successivamente avrebbe aggiunto: “Mio figlio era iperattivo e psichiatrico. Era ingestibile e violento“.
Secondo quanto emerge dal verbale, il 63enne avrebbe insistito più volte sul tema delle richieste di denaro. “Mio figlio non faceva altro che chiedere soldi. E noi eravamo costretti a nasconderli in casa”, avrebbe spiegato. Quindi un ulteriore riferimento ai presunti problemi del giovane: “Mio figlio aveva problemi di tossicodipendenza e di alcool: era violento”. Tra le dichiarazioni rese alla magistrata compare anche un passaggio che riguarda l‘orientamento sessuale del figlio. Alla domanda della pm Leone, Moriconi avrebbe risposto: “Io ero ansioso perché mio figlio era gay“. Un’affermazione che si inserisce nel quadro investigativo che sta cercando di chiarire se e in quale misura il mancato accoglimento dell’omosessualità del ragazzo possa aver contribuito alle tensioni familiari. Solo riferimento quindi all’omosessualità del ragazzo che in un vecchio post del 2022 aveva scritto che il padre lo avrebbe preferito morto piuttosto che gay.
L’uomo ha poi parlato del rapporto con la moglie, sostenendo che tra loro vi fossero contrasti ormai radicati. “Mia moglie era una donna nevrotica: minacciava di lasciarmi da solo con mio figlio e poi di andarsene”. Secondo la sua ricostruzione, il giorno del delitto la donna avrebbe preso le difese del figlio durante l’ennesima discussione economica. “Lei ha preso le difese di lui: lo assecondava nelle richieste di soldi. C’è stata una discussione e ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due”, ha dichiarato. Le affermazioni dell’indagato rappresentano al momento la sua versione dei fatti e saranno oggetto di verifica da parte degli investigatori. Parallelamente continuano gli accertamenti sulla vita familiare dei Moriconi e sul contesto in cui è maturato il duplice omicidio.
Mirko Moriconi in passato avrebbe chiesto consigli al consultorio transgenere di Torre del Lago (Viareggio) come conferma da Regina Satariano, responsabile della struttura. “Quando ho visto ieri la foto sui social del ragazzo dopo quello che era accaduto”, l’omicidio, “il mio pensiero è stato subito rivolto a Mirko. In generale – prosegue – venire al consultorio per dei consigli e per studiare insieme un percorso da compiere è importante, le nostre porte sono sempre aperte da 18 anni in su. Nello stesso tempo rivolgo un appello anche ai genitori, sia a coloro che accettano l’omosessualità di un figlio o di una figlia, che a coloro che invece hanno difficoltà a comprenderla. Venite da noi che ci sono professionisti pronti ad aiutarvi, perché non si può certo troncare la vita di un essere umano perché ha dichiarato di essere gay”.