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Ferrovie, troppi i 1.300 cantieri aperti. Quando Salvini deciderà di intervenire, sarà già tardi

Avremo ancora per anni enormi disagi come quelli che stiamo già patendo
Ferrovie, troppi i 1.300 cantieri aperti. Quando Salvini deciderà di intervenire, sarà già tardi
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Il vertice di qualche giorno fa tra il Ministro dei Trasporti e con l’amministratore delegato, Stefano Donnarumma, e i manager delle controllate si è concluso con un nulla di fatto. Oggi si replica. Nessuno è colpevole tutti sono colpevoli ma soprattutto sulla grave crisi gestionale della circolazione dei treni e sulla lentezza nella realizzazione delle opere ferroviarie legate al Pnrr nessuna decisione operativa è stata presa per affrontare quella che verosimilmente sarà una delle più calde estati delle ferrovie italiane. C’è da chiedersi come si possa aver deciso di attivare 1.300 cantieri su 18.900 km di rete (alta velocità compresa), uno ogni 15 km, con le scarse forze tecniche di RFI e di Italferr costrette ad inventarsi i responsabili di cantiere da un giorno all’altro.

Perché aprire il doppio dei cantieri se non si riesce a gestirli? I lavori sono in netto ritardo e provocano disagi, ritardi e allungamento di percorsi. Le imprese che hanno vinto i ricchi appalti del Pnrr non hanno il personale sufficiente. Insomma si sono iniziati lavori sapendo di non poter mantenere i tempi previsti; a nulla sono valsi le decine di commissari straordinari nominati per accelerare i tempi realizzativi.

Sorprende che per Donnarumma il problema sia solo quello dell’Alta velocità (che ha difficoltà anche di congestione) mentre anche i treni pendolari sono al collasso con il 90% di puntualità, quelli lombardi (un terzo del totale) all’84%. Malissimo vanno anche i treni merci costretti a lunghi percorsi alternativi data la chiusura delle linee principali le cui aziende hanno chiesto sussidi allo Stato per la crisi che stanno attraversando.

Ammesso e non concesso che, nella prima metà di giugno 2026, ci sia stato un miglioramento della puntualità dei treni AV del 7% rispetto allo stesso periodo del 2025, come ha affermato l’Amministratore delegato Donnarumma, la prova del nove deve ancora venire quando i treni verrano presi d’assalto in luglio e agosto. Se il ministro dei Trasporti continuerà a sottovalutare l’emergenza ferroviaria, quando deciderà di intervenire – pianificando le opere e alcune rimetterle nei cassetti dove sono sempre state, scegliendo i manager non su base politica – sarà già troppo tardi.

Avremo ancora per anni enormi disagi come quelli che stiamo già patendo.

Coi lavori sono in ritardo di 2-3 anni il nodo di Genova e il terzo valico, l’AV/AC del Veneto e i raddoppi della Roma-Pescara su diversi lotti. I ritardi della Firenze-Pisa-Livorno sono stati segnalati dalla Corte dei Conti. L’AV Napoli-Bari ha subito almeno due anni di slittamento, a cui si aggiunge l’elettrificazione della linea Jonica rimandata al 2027. La Palermo-Catania “viaggia” con tre anni di ritardo, due anni in più per il raddoppio Bergamo-Ponte San Pietro e la nuova linea Bergamo-Orio al Serio. Male anche i lavori del raddoppio della Mantova-Cremona e dell’elettrificazione della Ivrea Aosta.

Questa volta le chiacchiere stanno a zero l’alibi dei finanziamenti scarsi o a singhiozzo non c’è.

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