A destra in otto per una poltrona, la calca per la corsa a sindaco di Milano: dalla pasionaria leghista al patron di Panino Giusto fino al vannacciano
Sette nomi più uno. Per la corsa a sindaco di Milano non c’è mai stato tanto affollamento nel centrodestra. Una calca che è cifra sia di una certa confusione tra i partiti sia – da un altro punto di vista – di una speranza, più o meno ragionevole, di interrompere un regno che va avanti da ben tre lustri, cioè da quando Giuliano Pisapia sconfisse l’uscente Letizia Moratti. Ma il clima che si respira – a parte le temperature torride di questi giorni – è quello di un moderato ottimismo. Ed ecco allora il fiorire di endorsement, primarie e candidature, ufficiali o, se ufficiose, mai smentite.
Dall’ex delfino di Berlusconi al mancato presidente del Consiglio
L’ultimo nome, in ordine di tempo, è quello di Pietro Tatarella, ex esponente di Forza Italia, molto vicino a Silvio Berlusconi, la cui carriera politica ha tuttavia subìto uno stop sul più bello: l’ex azzurro, nel 2019 candidato alle Europee, venne coinvolto nell’inchiesta “Mensa dei poveri” e arrestato. Quattro mesi in carcere, due ai domiciliari. Poi l’assoluzione piena. Ieri Tatarella ha lanciato pubblicamente la propria candidatura con lo slogan “Non lasceremo indietro nessuno”: “Questa non è una rivalsa – ha detto – ma la volontà di riprendere la mia attività politica dove è stata interrotta, quando facevo il consigliere comunale ed ero stato uno dei più votati del centrodestra, con oltre 5mila preferenze“. Per lui non è tempo dei civici, come per esempio vorrebbe il suo ex partito, ma “della politica”.
E infatti Forza Italia in questi giorni, un po’ a sorpresa, ha buttato avanti il noto nome di Carlo Cottarelli. Un civico, oggi, pur passato dalla breve esperienza da senatore, seppur da indipendente, col Partito democratico. A volerlo è niente meno che Antonio Tajani. L’economista è gradito anche ad Azione, che pure aveva annunciato di voler avanzare un proprio candidato. Cottarelli nel 2018 salì al Colle, convocato da Sergio Mattarella che gli conferì il pre-incarico per formare il governo: come la storia racconta, non andò bene, e il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica rinunciò.
Fratelli d’Italia, per bocca del capodelegazione al Parlamento europeo e milanese Carlo Fidanza, ha bollato le candidature come “uno stillicidio di nomi che si bruciano nell’arco di pochi giorni” e che “sono il modo migliore per lasciare Milano alla sinistra. Ci siamo già passati l’ultima volta ed è bene non ripetere gli errori. A breve tornerà a riunirsi il tavolo di coalizione e valuterà tutti i nomi e tutte le opzioni sul tavolo”. Fidanza probabilmente dimentica che un paio di candidati li ha espressi Ignazio La Russa, milanese, big del partito e presidente del Senato.
I candidati di Ignazio La Russa (e non solo)
La seconda carica dello Stato, infatti, ha indicato Maurizio Lupi di Noi Moderati come il candidato giusto per vincere le elezioni e sul quale il centrodestra unito può convergere. I due sono legati da amicizia e, com’è noto, Lupi sogna da tempo di guidare Palazzo Marino. Sul suo nome la Lega è contraria, mentre Forza Italia sarebbe divisa. Lui, intanto, che ha ringraziato per la candidatura, ha voluto rimarcare la distanza da Roberto Vannacci (non è un segreto che, a livello nazionale, Noi Moderati non voglia Futuro nazionale in coalizione).
Ma a La Russa piacerebbe un’altra figura, questa volta pescata dall’area civica. Si tratta del presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Antonino La Lumia. La Lumia ha fondato l’associazione Dialoga, di “ispirazione liberale”, e l’ha presentata proprio accanto al presidente del Senato e alla senatrice e big di Forza Italia, Licia Ronzulli. L’avvocato si è detto “disponibile” e contestualmente ha presentato una ricerca dell’Istituto Eumetra, secondo cui quasi due terzi dei milanesi sono convinti che la città sia peggiorata, e che la sicurezza debba essere la priorità dell’agenda politica.
La pasionaria della Lega che fa la lotta all’Islam
Intanto, con 35 gradi all’ombra, lo scorso fine settimana la Lega ha organizzato i banchetti in giro per il capoluogo lombardo allo scopo di permettere a militanti e sostenitori di indicare il candidato sindaco. Ovviamente è spuntato il nome di Matteo Salvini, che ha declinato (“conto di fare ancora un anno da ministro”) e quello della pasionaria del partito, l’europarlamentare e consigliera comunale Silvia Sardone. Che, invece, ha accettato: “Se ci saranno primarie di coalizione mi candiderò”. Su di lei, però, si è espresso Fidanza: “È una candidatura autorevole, a Bruxelles lavora molto bene. Ma mi pare che la lettura condivisa all’interno della coalizione fosse quella di andare alla ricerca di un profilo che potesse intercettare una parte più centrista“. E Quindi? “Probabilmente la collega Sardone non è questo tipo di profilo“.
Insomma, candidatura in salita. Anche se per Sardone si è speso direttamente il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: “Dalle primarie della Lega sono emersi due nomi, innanzitutto quello di Salvini e poi quello dell’europarlamentare Sardone. Questi sono due nomi di cui, chi dovrà fare la scelta, dovrà tenere conto“. E ancora: “I partiti del centrodestra si devono riunire e devono fare una scelta. Lo dico da tempo, ma non entro nel merito se il candidato deve essere politico o se civico o chi debba essere. L’importante – ha concluso – è scegliere una persona capace e che lo si comunichi ai cittadini in modo da poter iniziare a farlo parlare e fargli spiegare l’idea di futuro e della città che ha”.
Recentemente Sardone ha fatto parlare di sé per un video girato a Torino, e pubblicato sui propri social, in cui si scaglia contro una donna islamica col velo integrale, che spinge un passeggino, dicendole che “non puoi girare così in Italia“: “Come ti chiami, che volto hai? Che immagine hai, quella di un sacco della spazzatura?”.
Panino Giusto, Confindustria e il vannacciano (senza nome?)
Chi si è messo a disposizione da mesi è l’imprenditore e proprietario della catena Panino Giusto, Antonio Civita. A gennaio ha presentato la propria associazione, chiamata “Tu Milano”. In platea personalità di rilievo, dalla Lega a Forza Italia fino a FdI: il presidente Fontana e il vice Marco Alparone, l’ex candidato sindaco del 2016 per il centrodestra – quando vinse per la prima volta Beppe Sala – Stefano Parisi, e chi il sindaco a Milano lo ha fatto per davvero, cioè Gabriele Albertini. E poi l’assessore regionale Gianluca Comazzi (Forza Italia) insieme al coordinatore lombardo degli azzurri, Alessandro Sorte; i meloniani Christian Garavaglia e Riccardo Truppo e infine l’ex rettore del Politecnico, Ferruccio Resta (altro nome che sarebbe piaciuto un po’ a tutti, dal centrodestra al centrosinistra). Civita, come detto, è pronto: “Milano è diventata una città esclusiva ed escludente“. Come dargli torto. E ancora: “Non c’è percezione di insicurezza, c’è insicurezza”.
In secondo piano è rimasto l’ex presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, che piace alla Lega e a Salvini, presidente di E-matica srl e con una sfilza di altri incarichi tra vicepresidenze e consigli di amministrazione. Ancora più sullo sfondo, l’ex rettrice della Bicocca, Giovanna Iannantuoni (che piace a Letizia Moratti). Chi invece al momento è sicuro di proporre un proprio uomo – difficile che sia donna – è Roberto Vannacci: “Futuro Nazionale ha una squadra forte in Lombardia e a Milano e porta avanti principi e valori di una destra autentica e orgogliosa. Sosterremo il nostro candidato a sindaco di Milano, che sarà una figura autorevole, professionalmente preparata e dotata di un bagaglio decennale di esperienza sul campo”. Il primo nome che viene in mente, anche se l’interessato ha smentito a il Fatto Quotidiano, è quello di Massimiliano Bastoni, ex consigliere regionale della Lega e ora punto di riferimento in città per FnV. Fin qui radio-centrodestra, ma non deve sfuggire il fatto che pure dall’altra parte c’è parecchia confusione.
Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
Instagram