Una tempesta per una foto: la lite Trump-Meloni solleva un interrogativo hollywoodiano
Se c’è una cosa che la permanenza terrena insegna a chiunque abbia frequentato un circolo del tennis, un condominio o, nel caso specifico, i corridoi felpati della diplomazia transatlantica, è che lo slancio generoso è una virtù pericolosa. Lo sa bene il Presidente Donald T., l’impetuoso magnate d’oltreoceano il quale, stando alle sue stesse vibranti dichiarazioni rilasciate ai microfoni dell’emittente La7, avrebbe di recente compiuto un atto di pura, quasi francescana, misericordia.
Secondo la ricostruzione del suddetto Donald T., la sua illustre collega italiana, Donna Giorgia, lo avrebbe avvicinato a margine dell’ultimo consesso internazionale ad Evian con lo sguardo implorante di chi ha smarrito il biglietto del tram, supplicandolo di concederle il favore di una fotografia comune. Mosso da un moto di subitanea commozione — del tipo che coglie i vecchi zii davanti a un orfano sotto la pioggia — il Presidente Donald avrebbe acconsentito allo scatto, unicamente guidato da un sentimento di “pura pena”. Ora, chiunque conosca Donna Giorgia sa che attribuirle atteggiamenti da supplente timorosa significa non aver ben compreso la tempra del personaggio. La risposta da Palazzo Chigi non si è fatta attendere ed è giunta con la rapidità di un dritto ben piazzato sul suddetto campo da tennis. Attraverso i moderni canali video, la Premier ha espresso un aristocratico sconcerto, definendo le dichiarazioni dell’alleato «totalmente inventate» e sancendo, con una formula che farà scuola nei manuali di postura patria, che “l’Italia non implora mai”.
La faccenda, che in tempi meno suscettibili si sarebbe risolta con un mezzo sorriso e un cambio di argomento, ha preso la piega di quelle commedie d’equivoci in cui il maggiordomo finisce per licenziarsi. Il Ministro degli Esteri, il fidato Antonio, ha immediatamente annullato il suo piroscafo per gli Stati Uniti, mentre dal Quirinale il saggio e severo custode delle istituzioni, Sir Sergio, faceva squillare il telefono per porgere la propria solidarietà alla Premier Offesa.
La stampa d’oltreoceano, dal canto suo, ha commentato l’episodio sottolineando come Donna Giorgia abbia saputo “asfaltare” il magnate con un tempismo perfetto, dimostrando che persino la pazienza degli alleati più vicini ha un limite ben preciso, superato il quale l’antica complicità si squaglia più rapidamente di un frappè lasciato al sole di agosto. È quel che cerca Donald: fabbricare una breve crisi internazionale ‘categoria 5’, onde giustificare a casa sua l’agognato ‘regime change’? Chissà!
Resta il fatto che, nel grande teatro della politica mondiale, la questione solleva un interrogativo squisitamente hollywoodiano: se persino un innocuo scatto fotografico tra Capi di Stato richiede ormai lo spiegamento dei servizi segreti e la revoca dei visti diplomatici, forse sarebbe più prudente, nei prossimi vertici, limitarsi a un cenno del capo da lontano. O, meglio ancora, farsi ritrarre esclusivamente in compagnia di un fidato e discreto Pekinese.