Il mondo FQ

Cisgiordania, le ronde difensive anti-raid dei coloni: “La polizia è complice, dobbiamo cavarcela da soli. E ci coordiniamo su Whatsapp”

I piccoli villaggi palestinesi resistono. Le violenze degli israeliani cresciute del 560% dal 2019. Il rapporto di Peace Now e Kerem Navot
Cisgiordania, le ronde difensive anti-raid dei coloni: “La polizia è complice, dobbiamo cavarcela da soli. E ci coordiniamo su Whatsapp”
Icona dei commenti Commenti

È notte a Sinjil, in Cisgiordania. E fa freddo, nonostante sia piena estate. Sinjil si trova lungo la strada principale che collega Ramallah e Nablus e le sue colline a nord sono costellate di insediamenti e avamposti israeliani, illegali ai sensi del diritto internazionale. Attorno a un piccolo fuoco, sul dorso di uno di questi colli, una quindicina di palestinesi scrutano le valli sottostanti, in cerca si movimenti che possano preannunciare un attacco dei coloni, mentre diverse auto pattugliano la cittadina. I due gruppi si coordinano tramite i gruppi WhatsApp della comunità, dove volontari e residenti condividono aggiornamenti e segnalazioni in caso di incursioni – alcuni di loro, hanno raccontato a Reuters, attribuiscono la loro sopravvivenza alla protezione offerta da questa rete. Sono volontari che hanno costruito comitati locali che si auto-organizzano per difendere Sinjil dalle crescenti violenze operate per mano dei coloni: uno dei tanti nati in Cisgiordania. “L’esercito li protegge e non li ferma. Chiamiamo l’esercito. Chiamiamo la polizia. È tutto inutile”, ha detto Fadi Alwan, uno dei volontari, mostrando le ferite ancora fresche che gli ha procurato un colono con una mazza chiodata durante un attacco diurno, mentre cercava di raccogliere il grano. Dunque per difendersi hanno deciso di fare da sé.

Secondo i dati del distretto di polizia della Cisgiordania, nel 2019 sono stati aperti 139 casi a seguito di denunce di crimini nazionalisti ebraici e di atti di terrorismo perpetrati dai coloni israeliani contro i palestinesi. Alla fine del 2025, il numero era salito a 779, con un aumento del 560%. Il 2023 è stato l’anno che ha segnato la crescita più marcata, dopo il giuramento del governo di destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il successivo 7 ottobre. Secondo Moataz Tawafsha, capo del comune di Sinjil, da allora gli attacchi dei coloni hanno ucciso due persone, provocato lo sfollamento di oltre 100 membri della comunità beduina palestinese che vive su terreni comunali e costretto altre 20 famiglie ad abbandonare le proprie case nel centro della città. L’esercito israeliano invece sostiene che le truppe in questi casi vengono dispiegate per disperdere gli scontri, ma che la responsabilità delle azioni dei civili israeliani in Cisgiordania ricade sulla polizia israeliana. Polizia che, interpellata da Reuters per un commento, non ha risposto. Ad Haaretz invece, un alto funzionario dell’establishment della difesa, aveva dichiarato che “la polizia non può affrontare la questione da sola, ci deve essere comprensione da parte dei tribunali. Non è possibile che i rivoltosi che irrompono nelle case o terrorizzano i palestinesi vengano rilasciati dopo solo poche ore. Ciò richiede l’impegno di tutte le parti interessate.” Questo perché, sebbene il numero degli arresti nel corso degli anni sia aumentato, da 22 nel 2019 a 80 nel 2025, essi non sono proporzionali ai casi aperti. Si può dire lo stesso in merito alle incriminazioni: da nessuna nel 2019 a una nel 2020; 6 nel 2021; 15 nel 2022, 16 nel 2023 e 54 nel 2024 fino ad arrivare al 2025, dove i casi di incriminazione rappresentano circa il 6% rispetto a tutti i fascicoli investigativi aperti quell’anno, su un totale di 307 istruiti dal distretto di polizia della Cisgiordania.

Queste operazioni dei coloni sono funzionali soprattutto per continuare a riempire i perimetri di queste cittadine di insediamenti con l’obiettivo di frammentare le comunità palestinesi. L’ultimo rapporto semestrale della Commissione per la Resistenza contro il Muro e gli Insediamenti ha dichiarato che dall’inizio del 2026, le autorità israeliane hanno sequestrato oltre 4.379 dunam (l’unità di misura agraria tipica delle aree mediorientali che equivale a 1.000 metri quadrati) di terra palestinese. Tra quasi rientrano gli ultimi 464 dunam confiscati a Sinjil lo scorso giugno.

Ieri, come raccontato dal Middle East Eye, a questa lunga lista si è aggiunta anche un piccolo villaggio a est di Ramallah: Mazra’a Al-Sharqiya. Nei giorni scorsi nei tra campi degli agricoltori, erano stati lasciati in ordine sparso avvisi di espropriazioni per la confisca di centinaia di dunam. Abdul Samad Abdul Aziz, portavoce del comune di Al-Mazra’a Al-Sharqiya, ha dichiarato gli agricoltori li hanno portati subito al municipio. I volantini avvisavano che c’erano 60 giorni di tempo per presentare ricorso contro la decisione, che comporterà la confisca di migliaia di dunam di terreno comunale, piantati con migliaia di ulivi, alcuni dei quali, secondo gli abitanti del luogo, hanno più di mille anni. Lo scopo ultimo di queste espropriazioni sarebbe anche quello di estendere la Route 60, nota anche come Strada della Bibbia, che attualmente si estende tra Ramallah est e il sud di Nablus collegando numerosi insediamenti israeliani tra di loro e con Israele.

“La Route 60 verrà estesa attraverso la nostra terra e, a nostre spese, ce la prenderanno con la forza e raderanno al suolo metà di una collina che ci appartiene”, ha raccontato alla testata, Taysir Salem, un proprietario terriero del posto. “Anche tutte le città limitrofe saranno soggette all’esproprio dei terreni a causa di questa strada”, ha aggiunto l’agricoltore e tra i villaggi che si trovano sotto al mirino di questo progetto Mee cita Al-Sawiya, Al-Lubban ash-Sharqiya, Sinjil e Turmusayya.

Come documentato dal nuovo rapporto Annus Mirabilis pubblicato da Peace Now e Kerem Navot, l’accellerazione delle annessioni di fatto di territori da parte di Israele a portato i coloni a controllare quasi un quinto della Cisgiordania occupata, spianando la strada per la costruzione di 40.064 unità abitative negli insediamenti, sufficienti ad ospitare tra i 160.000 e i 200.000 coloni aggiuntivi.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione