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“Ho dovuto scansare il corpo di un ragazzo, pensavo fosse mia figlia”: il racconto del padre della 17enne sopravvissuta all’incidente di Senago

La giovane, ricoverata al Niguarda con una frattura vertebrale, è tra i superstiti dell'incidente di Senago costato la vita a tre ragazzi. Il padre: "È stato incosciente chi guidava, ma sono stati incoscienti anche loro a salire su quella macchina. Bastava fare una telefonata e un genitore sarebbe andato a prenderli"
“Ho dovuto scansare il corpo di un ragazzo, pensavo fosse mia figlia”: il racconto del padre della 17enne sopravvissuta all’incidente di Senago
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La telefonata nel cuore della notte, la corsa verso il luogo dell’incidente e poi una scena che nessun genitore dovrebbe mai trovarsi davanti. Maurizio, padre di A.L., una delle ragazze sopravvissute al tragico incidente di Senago (Milano) nel quale hanno perso la vita tre giovani, ripercorre le ore più drammatiche della sua vita mentre la figlia è ricoverata all’ospedale Niguarda, dove viene sottoposta a un intervento chirurgico per una frattura a una vertebra. In una intervista a Repubblica il racconto di un giorno che vorrebbe dimenticare. La chiamata arriva all’alba di domenica, intorno alle 4.30. Dall’altra parte del telefono la notizia di un grave incidente stradale che coinvolge alcuni ragazzi. L’uomo parte immediatamente senza sapere quali condizioni troverà una volta arrivato sul posto.

Quello che vede al suo arrivo è uno scenario devastante. “Ho dovuto scansare il corpo di un ragazzo. Non sapevo chi fosse. In quel momento ho pensato che potesse essere mia figlia”. Sono attimi di angoscia e confusione. Tra i mezzi di soccorso, i lampeggianti e il caos seguito allo schianto, il padre cerca disperatamente notizie della ragazza. Solo pochi minuti dopo riesce a individuarla. La trova all’interno di un’ambulanza. È viva, ma ferita e sotto shock. Ha forti dolori alla schiena e al bacino ed è completamente bagnata dopo essere riuscita a uscire dall’auto finita nel canale.

Secondo quanto ricostruito dalla famiglia, la 17enne era seduta sui sedili posteriori e sarebbe riuscita a mettersi in salvo passando da un finestrino. Ha riportato la frattura della vertebra L1, un trauma che ha reso necessario il ricovero e l’intervento chirurgico. Le condizioni fisiche della giovane preoccupano i medici, ma altrettanto pesante appare il trauma psicologico lasciato da una notte in cui ha visto morire tre amici. “Mia figlia è sotto shock. E lo siamo anche noi. Per i genitori è molto dura”, racconta il padre.

La ragazza ha già fornito una prima ricostruzione ai carabinieri. Dai suoi racconti emergono i contorni di una serata iniziata come una festa e conclusa nelle acque del Villoresi. Il gruppo stava tornando da un diciottesimo compleanno. In un primo momento i ragazzi si sarebbero spostati con due automobili. A un certo punto, però, una delle vetture non sarebbe stata più disponibile e i giovani avrebbero deciso di proseguire il viaggio tutti insieme sull’altra macchina. Una scelta che oggi il padre della ragazza giudica con estrema severità.

Secondo la ricostruzione fornita dalla figlia, la decisione sarebbe stata presa pensando che il tragitto da percorrere fosse molto breve. Pochi chilometri appena. Una valutazione rivelatasi fatale. L’uomo non nasconde la propria amarezza e punta il dito contro quella che definisce un’incoscienza collettiva. “È stato incosciente chi guidava, ma sono stati incoscienti anche loro a salire su quella macchina. Bastava fare una telefonata e un genitore sarebbe andato a prenderli. Io sarei andato immediatamente”.

Parole che riflettono il dolore di un padre che sa di aver rischiato di perdere la figlia e che oggi si interroga su una decisione presa probabilmente con leggerezza da un gruppo di adolescenti al termine di una serata di festa. La sua riflessione si concentra soprattutto sul numero di persone presenti nell’auto. Un elemento che, a suo giudizio, pesa più di qualsiasi altra considerazione. Per l’uomo il nodo centrale non è soltanto stabilire eventuali responsabilità legate alla guida o verificare le condizioni del conducente, ma comprendere come sia stato possibile che nove ragazzi abbiano deciso di viaggiare tutti insieme nella stessa vettura.

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