“Con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio abbiamo fatto dei passi indietro. Avrebbe dovuto almeno essere compensato dall’aumento delle garanzie amministrative, ma siamo andati indietro anche su quello. Questo provoca un indebolimento generale degli anticorpi. Nonostante non sia il testo più avanzato che c’era all’inizio, ma un compromesso al ribasso, la direttiva anticorruzione resta quindi un passo estremamente significativo perché vuol dire che tutti gli Stati membri Ue non faranno passi indietro, abbiamo un livello minimo”. Queste le parole del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busia, a margine dell’evento ‘Legalità e appalti’, organizzato dalla Cgil, con Maurizio Landini. “È palese come il governo italiano, soprattutto sull’abuso d’ufficio (la fattispecie abrogata dalla legge Nordio del 2024, ndr), abbia frenato, ma nonostante il compromesso resta un passaggio essenziale. Soprattutto oggi, dato che qualcuno al di là dell’oceano sta facendo passi indietro in questo settore, perché diventa un elemento importante per la competitività dell’Europa, per l’attrazione degli investimenti, per la crescita e per la tutela dei diritti”, ha continuato Busia.
Dopo l’ultimo via libera del Consiglio Ue, gli Stati membri hanno 24 mesi di tempo per recepire la direttiva anticorruzione nel diritto nazionale. Il governo Meloni aveva chiesto di escludere del tutto la norma sull’abuso d’ufficio dal testo legislativo, ma alla fine ha ottenuto solo di annacquarla, per renderla meno simile al vecchio reato italiano: in questo modo Roma potrà provare a sostenere che l’obbligo europeo sia già rispettato dal nostro Paese con altri reati, come la corruzione e la concussione, o anche soltanto l’omissione o rifiuto di atti d’ufficio. Se la tesi non convincerà la Commissione europea, però, il rischio è l’apertura di una procedura d’infrazione.
Nel corso dell’iniziativa Busia ha ricordato come la corruzione faccia “danni economici ingentissimi, di miliardi, che si riflettono sui diritti delle persone, dei più deboli e danneggia la fiducia nelle istituzioni, di cui abbiamo più che mai bisogno”.
Se rispetto alla legge Foti sulla riforma della giustizia contabile, Maurizio Landini ha parlato di “svuotamento della Corte dei Conti”, proprio mentre aumentano i casi degli amministratori e dei dipendenti pubblici salvati, Busia ha sottolineato: “L’abbassamento del livello della responsabilità erariale è un messaggio che non aiuta a preservare la spesa corretta e attenta delle risorse pubbliche. L’aumento degli affidamenti diretti – già denunciato nel corso dell’ultima relazione al Parlamento, ndr – non soltanto crea rischi di possibile collusione e corruzione, ma anche l’affidamento a imprese che non sono capaci, non premiano le imprese migliori e comportano un aumento della spesa pubblica”. “In un Paese in cui c’è un’evasione fiscale che aumenta e i provvedimenti che vengono fatti consistono nel continuare a fare condoni e marchette, vuol dire che mandi un messaggio in cui non vuoi assolutamente invertire questa tendenza”, ha aggiunto anche Maurizio Landini.
Il segretario generale Cgil è poi tornato a contestare la scelta del governo di puntare sul Ponte sullo Stretto di Messina: “Non è la priorità. Un disastro, è l’esempio negativo da ogni punto di vista. Si spendono male i soldi e favoriscono cose sbagliate”. Mentre Busia sulle nuove inchieste per corruzione ha sottolineato: “Chiaro che un’opera del genere, che costa così tanto, possa creare e crea appetiti criminali. Il rischio è che li crei anche prima per attenzione e influenza sui soggetti chiamati a effettuare i controlli. Questo preoccupa, accresce le preoccupazioni, ma gli elementi che noi avevamo messo in luce, e che sono ancora validi, riguardano il rischio di non rispettare le normative europee. Si è scelto – ha ricordato – di non fare una gara, quindi non aprire alla concorrenza, recuperare un progetto che era vecchio di oltre 10 anni, e da più di 3 anni si è sostanzialmente fermi”, ha concluso.