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Ripresa lenta del traffico di petroliere via Hormuz: 80 mine nello Stretto. Teheran chiede preavviso di 48 ore e un’assicurazione obbligatoria

La nuova Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha garantito il rilascio rapido di autorizzazioni di passaggio e l'avvio delle operazioni di sminamento, ma si prepara a far pagare una tariffa mascherata per il transito
Ripresa lenta del traffico di petroliere via Hormuz: 80 mine nello Stretto. Teheran chiede preavviso di 48 ore e un’assicurazione obbligatoria
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Le prime petroliere – ieri una trentina – hanno ripreso a transitare attraverso lo Stretto di Hormuz dopo l’entrata in vigore dell’accordo che ha posto fine alle ostilità tra Stati Uniti e Iran in attesa di negoziati rinviati però a data da destinarsi. Teheran ha annunciato procedure accelerate, da parte dell’Autorità dello Stretto del Golfo Persico, per il rilascio delle autorizzazioni di passaggio e l’avvio delle operazioni di sminamento, mentre Washington ha revocato il blocco navale che per mesi aveva limitato la circolazione delle navi iraniane nel principale collo di bottiglia energetico mondiale. Il traffico tracciato tramite Ais (Sistema di identificazione automatica) è dominato non a caso da navi mercantili e petroliere battenti bandiera iraniana, delle Comore e di Panama.

Ma la riapertura è tutt’altro che piena: la stessa Autorità ha spiegato che nei 60 giorni coperti dall’accordo le navi dovranno presentare la richiesta di attraversamento almeno 48 ore prima di arrivare nello Stretto. E data la presenza di mine, un’ottantina nel centro del canale stando al Guardian Intertanko, associazione indipendenti di armatori che opera nel settore petrolifero, si devono coordinare nel passaggio con l’autorità. E la tariffa rivendicata da Teheran – stando al memorandum in 14 punti, l’Iran dialogherà con l’Oman per definire “la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto, in conformità al diritto internazionale applicabile e ai diritti sovrani degli Stati costieri” – è di fatto in vigore anche se per ora “se ne farà carico il governo della repubblica dell’Iran”.

Lloydslist, pubblicazione dedicata ai settori della navigazione, scrive che l’autorità “sta imponendo un’assicurazione obbligatoria, approvata dall’Iran, per tutte le navi che utilizzano lo Stretto di Hormuz: gratuita per 60 giorni, ma con probabili costi in seguito”. L’authority infatti scrive, nel documento presentato anche all’Organizzazione marittima internazionale, che “si riserva il diritto di introdurre in futuro delle tariffe assicurative… I proprietari saranno quindi tenuti ad acquistare e rinnovare la copertura di conseguenza”. Potrebbe essere proprio quella la forma che assumerà il pedaggio mascherato.

Perché Hormuz è cruciale

Attraverso lo Stretto, va ricordato, transita una quota compresa tra il 20 e il 30% del petrolio commerciato via mare a livello globale, oltre a rilevanti volumi di gas naturale liquefatto provenienti soprattutto dal Qatar. Anche se dopo l’inizio della guerra i prezzi del greggio non sono esplosi come si temeva, il loro livello è salito notevolmente e non è ancora tornato alla normalità: al momento il Wti viaggia sopra i 77 dollari al barile mentre il Brent oscilla intorno agli 80 dollari. Venerdì mattina le quotazioni, sebbene inferiori ai picchi registrati durante la fase più acuta della crisi, sono lievemente salite in seguito alla notizia della cancellazione degli attesi colloqui in Svizzera.

Riapertura lenta e dubbi

Il ritorno alla normalità del resto è ben lontano, in termini di capacità complessiva dello stretto. La parte centrale dello Stretto di Hormuz è bloccata da circa 80 mine che dovranno essere rimosse. “La rotta principale che attraversa il centro dello Stretto è chiusa e pericolosa” ha affermato Phil Belcher, direttore di Intertanko. “L’ultimo dato in nostro possesso indica la presenza di 80 mine. Si tratta di una quantità enorme e ci vorrà del tempo per bonificare l’area”, ha spiegato, paragonando la via marittima a “un’autostrada dove la carreggiata centrale è chiusa e per questo si deve utilizzare la corsia di emergenza”. Il rischio principale per le imbarcazioni che vogliono attraversare lo Stretto è quello di “incagliarsi sugli scogli lungo la rotta omanita”, ulteriormente aggravato dal “disturbo dei segnali” che l’Iran ha ordinato durante il conflitto con gli Stati Uniti, impedendo il funzionamento dei sistemi di navigazione.

Le compagnie di navigazione ora stanno tornando gradualmente a utilizzare la rotta, ma gli analisti prevedono che saranno necessarie settimane, se non mesi, per smaltire l’accumulo di navi rimaste bloccate nel Golfo Persico e ripristinare condizioni operative ordinarie. Secondo le stime riportate dagli operatori del settore, centinaia di mercantili e petroliere attendono ancora di completare il transito.

A sostenere i prezzi contribuisce l’incertezza sulle prospettive dell’accordo raggiunto tra Washington e Teheran. L’intesa rappresenta soltanto una cornice provvisoria. Le parti avranno ora sessanta giorni di tempo per negoziare un’intesa più ampia sul programma nucleare iraniano e sui futuri rapporti bilaterali. E persistono divergenze tra Stati Uniti, Iran, Israele e alleati occidentali sulle questioni nucleari e sulla sicurezza regionale. Anche l’Unione europea, pur accogliendo positivamente la riduzione delle tensioni, non ha per il momento modificato il regime sanzionatorio nei confronti della Repubblica islamica.

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