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Lo show multilingue di Ancelotti: in un quarto d’ora cambia quattro lingue. Solo col francese va un attimo in tilt

Le conferenze stampa del tecnico 67enne del Brasile stanno diventando un momento cult di questi Mondiali, non solo per i contenuti: riesce a rispondere in 5 lingue diverse
Lo show multilingue di Ancelotti: in un quarto d’ora cambia quattro lingue. Solo col francese va un attimo in tilt
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Il poliglottismo di Carlo Ancelotti sta diventando uno dei momenti cult di questi Mondiali. Ha allenato e vinto ovunque, dalla sua Italia alla Spagna, dalla Francia a Inghilterra e Germania. In poco tempo ha affinato perfino il portoghese, ora che siede sulla panchina del Brasile. Uomo di mondo, di grande esperienza e stile. Le sue conferenze stampa, oltre che per i contenuti, sono di fatto uno show multilingue. Può parlarne fino a cinque, visto che per sua stessa ammissione solamente il tedesco ha fatto fatica a fare breccia nella sua testa e nel suo cuore. Per l’Italia, abituata a rappresentanti istituzionali e non che a fatica spiccicano qualche parola di inglese maccheronico, è motivo di vanto e stupore.

Prima della sfida contro Haiti di questa notte, Ancelotti ha parlato delle difficoltà affrontate all’esordio contro il Marocco: “Non abbiamo fatto una bella partita, lo sappiamo”, ma “il Mondiale non si vice alla prima partita”. Ha anticipato che cambierà qualcosa nella formazione, “ma nulla di grave, nessuna bocciatura”. E ha spiegato che non vuole troppe stelle, bensì un gruppo unito: “Non penso che questo sarà un Mondiale di stelle, sarà un Mondiale di squadre, e di grande intensità”. Per questo vuole un Brasile camaleontico: “Non voglio una squadra con una sola identità, voglio una squadra che sappia fare tante cose”.

È Ancelottismo allo stato puro. Concetti espressi talvolta in portoghese, talvolta in spagnolo o in italiano, a seconda dell’interlocutore. In circa un quarto d’ora, il tecnico 67enne ha alternato quattro lingue diverse con disinvoltura, evitando l’inglese solamente perché nessun cronista britannico gli ha rivolto una domanda. Solo sul francese Ancelotti è andato un attimo in tilt. Una défaillance, per usare proprio un termine transalpino, risolta in men che non si dica. Ancelotti si è reso conto che stava virando sul portoghese, quindi ha ripreso a dare la sua risposta in francese. Strappando ancora una volta una risata a tutti i giornalisti presenti.

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