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Ultimo aggiornamento: 18:41

“Non bastano le foto in ospedale di Meloni con gli agenti feriti, vogliamo un rinnovo del contratto giusto”: la protesta dei poliziotti del Silp

A Milano, come in tutta Italia, il personale in divisa è sceso in piazza per protestare contro il “rinnovo del contratto beffa” e per l’istituzione di una previdenza dedicata
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“Non basta andare in ospedale a farsi fare le foto quando qualche poliziotto viene ferito, vogliamo delle prove concrete della vicinanza dal governo, dal rinnovo contrattuale all’istituzione della previdenza dedicata”. A dirlo sono le donne e gli uomini in divisa del Silp Cgil che hanno manifestato in tutta Italia per richiamare l’attenzione del governo e dell’opinione pubblica sulla grave situazione che sta interessando il comparto Sicurezza e Difesa. Due le questioni al centro della protesta: il rinnovo del contratto e l’istituzione di una previdenza dedicata per il personale del comparto.

Il sindacato denuncia quello che definisce un vero e proprio “contratto beffa” per il triennio 2025-2027. “Anche questa volta le risorse messe a disposizione sono estremamente scarse – racconta al fattoquotidiano.it il segretario Silp Cgil di Milano Pietro Randazzo – siamo di fronte a un’inflazione che ha abbondantemente superato la doppia cifra mentre le cifre stimate per il rinnovo del contratto vanno a coprire forse un terzo di quella che è l’inflazione reale”. Il risultato è una riduzione concreta del reddito disponibile per migliaia di lavoratrici e lavoratori del comparto. Una situazione che è aggravata nei grandi centri come Milano dove il carovita erode il potere d’acquisto delle persone in divisa.

E poi c’è il tema degli organici: “Siamo sempre di meno – spiega Randazzo – l’età media continua a salire, in molte realtà si fa fatica a garantire tutti quanti i servizi, c’è un ricorso straordinario che è spropositato, straordinari che tra l’altro oltre ad essere pagati meno del loro ordinaria vengono pagati anche con anni di ritardo”. Negli ultimi anni “c’è stata una generazione che è andata in pensione” e le nuove assunzioni “non bastano a garantire e a ricoprire le persone che sono andate in pensione”. Una situazione che dura da decenni. “Non si capisce perché il governo debba negare questa cosa, anche perché questo problema non è imputabile solo a questo governo ma anche ai precedenti perché per anni non si sono stati fatti concorsi pubblici, per cui continuare a mentire dicendo che arrivano rinforzi che si incrementano gli organici non ha nessun senso – aggiunge il segretario generale Silp Cgil Lombardia Daniele Bena – i concorsi che vengono fatti sono insufficienti a garantire anche solo la copertura dei posti di chi va in pensione ma si sono abbreviati anche i tempi di formazione. Questo vuol dire che dopo 3-4 mesi di corso abbiamo giovani poliziotti che possono fare il capopattuglia e questo è un calo di professionalità preoccupante al quale si aggiunge il fatto che il nostro è un lavoro che si apprende anche sulla strada grazie all’esperienza con i più anziani che facevano da maestri. Ma oggi quella generazione è andata in pensione dunque quel tipo di insegnamento viene meno”.

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