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Ultimo aggiornamento: 13:39

“Remigrazione? Propaganda”. L’allarme del sindacato lombardo dei poliziotti Silp: “Non serve creare nuovi Cpr se non si fanno accordi bilaterali con i Paesi”

Il segretario generale di Silp Cgil Lombardia Daniele Bena racconta a ilFattoQuotidiano.it le perplessità sul tema della remigrazione
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“Remigrazione? Propaganda. Come poliziotto credo che sia biasimevole il fatto che si strumentalizzino fatti di cronaca cercando il nemico. Il tema dei reati commessi dai migranti esiste, ma si risolve con la “facile” parola della remigrazione”. Daniele Bena è il segretario generale del sindacato dei poliziotti Silp-Cgil Lombardia. Nel giorno della mobilitazione nazionale per il rinnovo del contratto commenta con ilFattoQuotidiano.it le proposte lanciate dal generale Vannacci e subito rincorse dal governo sul tema della remigrazione. “La prima parola dev’essere integrazione, la seconda è quella di rendere effettive le espulsioni”. Come? “Occorrono strumenti veloci e rapidi per valutare la possibilità di espellere quelle persone che non si integrano e commettono reati gravi. Gli strumenti in parte già ci sono, ma vorrei ricordare che su questo tema, al di là della propaganda, le procedure funzionano se esistono gli accordi tra l’Italia e i paesi da cui arrivano, quindi questa è una questione politica perché altrimenti noi cosa facciamo?” spiega il segretario sottolineando un paradosso. “Se non si affronta questa situazione, il rischio è quello di creare dei Cpr, riempire di persone i Cpr in condizioni non ideali né per le persone che vengono ospitate né per chi ci lavora, ma senza risolvere il problema. Il problema lo risolvi dal momento in cui tu hai dei seri accordi con i paesi dove vengono immigrati che si intendono a espellere”.

Non servono dunque nuovi Cpr? “Il problema non è creare i Cpr, ma il problema è stringere accordi con i paesi di provenienza per rendere effettive le espulsioni, perché a nulla serve se una persona che ha fatto dei reati o ha avuto dei comportamenti o che non è in regola che è a Como mandarla al Cpr di Milano e poi dopo un mese, due mesi, tre mesi, siccome non può essere espulsa quella persona poi gravita su Milano. Abbiamo spostato le persone, abbiamo spostato i problemi, non li abbiamo risolti”. Ma prima del tema delle espulsioni, per il segretario del Silp, deve venire il tema dell’integrazione: “Noi viviamo a Milano, sappiamo bene come le associazioni dei commercianti, degli imprenditori lamentino il fatto di avere delle difficoltà a trovare manodopera. Siamo in una città e una regione in cui c’è un forte bisogno di manodopera e una forte difficoltà a trovare lavoratori, quindi indubbiamente c’è bisogno di persone che vengano, che lavorino e che vengano formate a partire dalla lingua e da una seria formazione per quanto riguarda il lavoro” riflette il segretario lombardo del Silp che sottolinea il ruolo della scuola in questo contesto che cambia. “È questo il vero collante di questo paese e oggi la scuola è in difficoltà, per cui è chiaro che se abbiamo delle classi formate solo da persone con genitori che vengono da paesi esteri l’integrazione diventa complicata anche solo all’imparare la lingua. “I primi investimenti dovrebbero essere questi, sulla scuola, ma sarebbe facile dire remigrazione come soluzione”.

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