Il mondo FQ

Fondi ai Comuni, dal governo l’ennesimo scippo al Sud

Ignorando settimane di audizioni sulle criticità dell'Atto n. 400 sulla capacità fiscale, mercoledì è arrivato il ‘parere favorevole’ della maggioranza. A danno del Mezzogiorno
Fondi ai Comuni, dal governo l’ennesimo scippo al Sud
Icona dei commenti Commenti

Nel silenzio generale il governo assesta l’ennesimo scippo al Sud. Questa volta il gioco è più sottile, perché orchestrato attraverso un provvedimento colmo di formule statistiche e tecnicismi condensati in seno all’Atto del Governo n. 400, trasmesso, per il relativo parere, alla Commissione Parlamentare per il Federalismo Fiscale.

Il testo in sé è importantissimo, nascendo per approvare la stima delle capacità fiscali per i singoli Comuni definendo le regole di calcolo delle entrate al fine di ripartire il Fondo di solidarietà comunale. In parole povere, la capacità fiscale è la stima di quanto ogni Comune riesce a incassare dalle tasse locali (come l’IMU e l’addizionale IRPEF), a parità di aliquote e considerando la ricchezza reale del suo territori.

Lo Stato usa questi dati per confrontare le entrate potenziali con i fabbisogni standard (quanto dovrebbe spendere il comune per garantire i servizi essenziali). Così, se un Comune ha una capacità fiscale troppo bassa per coprire i servizi, riceve dei fondi di aiuto dallo Stato. Peccato, però, che le metodologie delineate da questo provvedimento, che in linea teorica dovrebbero tutelare le aree fragili, finiscano per penalizzarle. E, a sostenerlo, non è solo il sottoscritto, che è stato audito dalla Commissione depositando una memoria, ma da altri autorevoli esponenti.

Come il Presidente di Svimez Luca Bianchi che ha posto in risalto “l’adeguatezza dei meccanismi perequativi del Fondo di solidarietà comunale rispetto all’ampiezza dei divari nei servizi sociali” dei territori fragili, che appaiono “insufficienti rispetto all’ampiezza dei divari territoriali esistenti”. Una forte preoccupazione discende anche dall’audizione dell’imprenditore Pasquale Lampugnale, già vicepresidente nazionale di Confindustria per la piccola industria, che evidenzia come il nuovo metodo statistico deliberato leghi la ricchezza dei territori “ad alcune caratteristiche fisiche e strutturali dei territori tra cui persino la lunghezza delle strade comunali”.

Come evidenziato da Lampugnale, “l’algoritmo presume che più un comune ha chilometri di strade, più ha la possibilità di incassare denaro tramite multe, canoni di occupazione o parcheggi. Ma nelle aree montane e nei territori interni le strade sono estese semplicemente perché devono collegare piccole frazioni distanti tra loro. Considerare l’estensione delle strade come un segno di ricchezza potenziale riduce ingiustamente i fondi perequativi destinati a questi comuni svantaggiati, privandoli delle risorse necessarie”.

Drastica anche l’audizione dall’economista Giovanni Barretta, che ha messo in luce come la perequazione statale dei territori più fragili sia rimasta dimezzata fino al 2020. Cioè, lo Stato anziché ‘dare 100 ai comuni poveri’, ha assegnato risorse per la metà. Secondo Barretta solo nel 2026 si è registrato un incremento fino all’85%, “con il riconoscimento, quindi, formale di un divario territoriale ancora effettivo”. Motivo per cui, continua, “l’anticipazione della convergenza al 100% della capacità fiscale e dei fabbisogni standard prima del 2030 è l’unico strumento idoneo a sterilizzare le rendite di posizione finanziaria dei comuni ad alta capacità fiscale”.

Ma le criticità non terminano qui, perché il modello di calcolo dell’Atto n. 400 stima la capacità fiscale dell’IMU prendendo in considerazione le rendite catastali spesso obsolete e storicamente elevate al Sud, a fronte del reale crollo del valore di mercato negli ultimi vent’anni. Motivo per cui, la Senatrice Vincenza Aloisio ha anche invitato il Ministero a introdurre coefficienti di svalutazione per i territori colpiti da svalutazione immobiliare, al fine di evitare una sovrastima della capacità fiscale e la conseguente decurtazione dei trasferimenti.

L’epilogo del ciclo di audizioni è tragico. Le aree fragili del Paese si aspettavano una presa di posizione netta dalla Commissione Federalismo, destinata ad emanare il proprio parere sull’Atto Governo 400, magari evidenziando le fortissime criticità avanzate da numerosi tecnici del settore. Invece, come se nulla fosse accaduto, ignorando settimane di audizioni, il 17 giugno 2026 alle 8.15 del mattino (quando la stampa dorme) è arrivato trionfante il ‘parere favorevole’ della maggioranza. A danno del Mezzogiorno.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione