Il Mondiale sbarca nei mercati predittivi, la strana società scelta dalla Fifa: la licenza lampo e i molti punti oscuri
Lo scorso 2 aprile, sul proprio sito la Fifa ha ufficializzato la partnership con ADI Predictstreet per il Mondiale 2026. La collaborazione, si legge nella nota, “segna una nuova frontiera nel coinvolgimento dei tifosi. L’innovativa piattaforma di ADI Predictstreet debutterà a livello globale per la Coppa del Mondo FIFA 2026, coinvolgendo i tifosi attraverso esperienze interattive di previsione. Saranno implementate diverse misure di sicurezza per garantire trasparenza, equità e tutela dei partecipanti”. Due settimane dopo, ADI Predicstreet è stata integrata nella piattaforma di DAZN. I prediction markets, o mercati predittivi, a cui la menzionata società appartiene, sono piattaforme dove gli utenti acquistano e vendono “contratti” basati su esiti futuri di eventi, in questo caso sportivi, con il prezzo di ogni singolo contratto che riflette la probabilità percepita dal mercato circa l’esito atteso. Di fatto, sono un ibrido tra strumenti finanziari derivati e semplici piattaforme di betting/gambling, ancora di difficile inquadramento giuridico. ADI Predictstreet, ad esempio, presenta un bel po’ di magagne, che andremo a elencare per sommi capi.
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Il gruppo è gestito dalla famiglia reale di Abu Dhabi, ma una figura chiave è l’indiano, con passaporto emiratino, Ajay Hans Raj Bhatia, che nel 2024 ha patteggiato 130mila sterline con il governo dell’India (precisamente la SEBI Securities and Exchange Board of India) per risolvere un’accusa di insider trading, costatagli un ban di sei mesi sul mercato locale. La carriera di Bhatia è avvolta nel mistero. Il suo profilo LinkedIn, creato meno di un anno fa, elenca cinque ruoli attuali, tutti di alto livello, all’interno del gruppo IHC. Nonostante abbia quasi sessant’anni, Bhatia non riporta precedenti impieghi o ruoli prima del 2022. In un suo vecchio profilo di LinkedIn datato 2017, citava il ruolo di CEO presso una holding, la Sirus, fondata però solo nel 2022.
Ad aprile è arrivato un nuovo CEO, con Bhatia rimasto comunque nel gruppo, pur se in un ruolo meno definito. Il nuovo nome è quello di Dimitrios Psarrakis, economista greco che per otto anni era stato stretto collaboratore di Eva Kaili, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo coinvolta nello scandalo Qatargate. Psarrakis non è mai stato incriminato nella vicenda, né è mai stato coinvolto in altri scandali; tuttavia, rappresenta la seconda figura ambigua ai vertici di ADI Predictstreet, in questo caso vicina a un gravissimo caso di corruzione nel mondo del calcio. La Fifa, tuttavia, sembra non preoccuparsene, nonostante il cerchio continui ad allargarsi. Colin Piri, il nuovo responsabile della società per la segnalazione di operazioni sospette di riciclaggio di denaro, nel 2018 è stato sanzionato dall’autorità di vigilanza finanziaria di Gibilterra con il divieto a ricoprire ruoli dirigenziali per due anni, in seguito alla condanna della Wave Crest Holdings Limited, società fintech che, tra le altre cose, emetteva carte prepagate in criptovaluta, e nella quale Piri ricopriva un ruolo apicale, al pagamento di 250mila sterline per violazione delle norme sull’antiriciclaggio.
Passiamo alla società. Esistono prediction markets quali Polymarket e Kashi che operano nel settore, non necessariamente sportivo, da diversi anni. La Predict Street Limited è stata costituita a Gibilterra il 17 marzo scorso, e dopo soli nove giorni ha ottenuto la licenza per le scommesse. Si tratta di un periodo eccezionalmente breve tra la costituzione societaria e l’approvazione normativa. Va anche notato come uno dei dirigenti di Predictstreet, Andrew Peter Montegriffo, lavori per il più grande studio legale di Gibilterra, chiamato Hassans, che annovera tra i propri soci proprio il Ministro della Giustizia, del Commercio e dell’Industria di Gibilterra, Nigel Feetham KC, che ha rilasciato la licenza. Anche il modus operandi della Fifa in questa vicenda merita attenzione. Considerate le tempistiche necessarie per formalizzare una partnership commerciale globale, progettare e produrre il materiale di branding, sorge il forte sospetto che l’organo di governo del calcio abbia negoziato un accordo con un’entità che non esisteva ancora legalmente. Oppure, quanto meno, ha accettato di promuovere Predictstreet a livello globale prima che la società fosse costituita a Gibilterra e la partnership fosse formalizzata. I tempi sono davvero incredibilmente ristretti.
L’ultima spina, in ordine di tempo, ha riguardato l’app per dispositivi mobili di ADI Predictstreet, disponibile su Google Play Store (ma non su Apple Store), che però, una volta istallata, conduce a un casinò online illegale chiamato Spinkings. La società, che secondo quanto scritto nella sezione termini e condizioni possiede un’autorizzazione a Curaçao e la licenza per offrire giochi da casinò e scommesse sportive ai clienti residenti nel Regno Unito, non risulta presente né nell’attuale registro dei titolari di licenze di gioco di Curaçao, né nel database della Gambling Commission della Gran Bretagna. Si tratta di un chiaro caso di appropriazione illecita di identità da parte di un terzo soggetto fraudolento, e oltretutto recidivo, visto che Spinkings appartiene al gruppo Amuzetcom Services Ltd, con sede nel paradiso fiscale di Saint Vincent e Grenadine e associata a operatori di gioco d’azzardo senza licenza che hanno dirottato gli URL di altre aziende e istituzioni al fine di massimizzare il proprio posizionamento nelle ricerche online.
Qui arriva il bello: né il marchio “Predictstreet”, né “ADI Predictstreet” risultano registrati sul database Wipo (World Intellectual Property Organization); pertanto, non potrebbero intraprendere nessuna azione legale contro tale appropriazione indebita. Viene spontaneo chiedersi come un’azienda che abbia speso 150 milioni di dollari per diventare partner ufficiale Fifa per i mercati predittivi, e per la quale la sicurezza – visto l’ambito in cui opera – rappresenti un elemento cruciale, possa essere stata vittima di un furto di identità così grossolano, da parte di un casinò illegale e senza licenza. Ma soprattutto di come, visto il mercato globale nel quale mira ad operare, non sia state prese le precauzioni più elementari a tutela del proprio marchio. La Fifa, interrogata dal giornale di inchiesta Josimar su tutte le questioni sopra riportate, non ha mai risposto, limitandosi a un laconico: “Tutto è stato fatto secondo le regole”.