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Ultimo aggiornamento: 8:56

Caso Minetti, Gratteri a La7: “Se dico quello che penso, domani mi aprono un procedimento disciplinare”

Da Minetti a Dell’Utri, passando per la "gravissima" riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni: l'intervento del magistrato
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“La grazia concessa a Nicole Minetti e la mancata convocazione della massaggiatrice Graciela Torres da parte della Procura generale di Milano? Se mi pronuncio, domani mattina alle 8 e 30 mi aprono un procedimento disciplinare. Voglio ancora fare il procuratore di Napoli perché mi piace”. Così a Otto e mezzo (La7) il magistrato Nicola Gratteri, risponde a Lilli Gruber sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti e sulla scelta della Procura generale di Milano di non sentire la testimonianza della massaggiatrice uruguayana Graciela Torres, spiegando i limiti che gli impone lo status di magistrato in servizio. Sul tema specifico della grazia, il procuratore capo di Napoli mantiene la stessa linea: “Non posso dire nulla anche perché ho letto proprio oggi che stanno facendo altre indagini e altri approfondimenti”. E precisa che solo da pensionato, tra due anni al compimento dei 70, si concederebbe il lusso di un’opinione personale.

La conversazione si sposta poi sulle dichiarazioni di Marina Berlusconi. Dopo l’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze sulle indagini riguardanti Marcello Dell’Utri come possibile mandante occulto delle stragi del 1993, la presidente di Fininvest ha definito la giustizia “un’emergenza del Paese”, citando il fatto che si tratterebbe della sesta volta in cui procedimenti a carico di esponenti vicini a Silvio Berlusconi non arrivano a sentenza definitiva. Gratteri riconosce l’esistenza di un’emergenza, ma la colloca su un piano diverso. Non è l’archiviazione di Firenze a crearla, ma l’assenza di riforme strutturali da parte della politica: “Il governo e il Parlamento non hanno fatto le riforme che servivano a velocizzare i processi e si potevano fare senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato”.

Il magistrato ricorda che l’emergenza nasce dalla lentezza cronica del sistema, non dalle singole decisioni giudiziarie. Quanto alle critiche di Marina Berlusconi sul ripetersi di archiviazioni, Gratteri sottolinea un principio cardine del nostro ordinamento: l’obbligatorietà dell’azione penale. E spiega: “Se domani mattina arrivano elementi nuovi su Dell’Utri, il pm può chiedere al gip la riapertura dello stesso fascicolo sul quale due, tre, quattro mesi fa lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione. Questo è il codice di procedura penale. Se non vi piace, modificatelo. Avete fatto tante di quelle modifiche… se questo vi scandalizza, modificatelo, ma è inutile che andate a protestare e a contestare”.

Il procuratore di Napoli conclude con un passaggio di forte preoccupazione su un altro fronte: la recente riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni, la cosiddetta “legge Foti”. Oggi un pubblico amministratore che cagiona un danno erariale di 100mila euro risponde solo per 30mila. “Mi spiegate qual è la ratio di questa norma? – denuncia Gratteri – È quella di dire a qualsiasi pubblico amministratore: fai quello che vuoi, tanto più del 30% non paghi”. Una norma che definisce di “gravità assoluta” e sulla quale, a suo avviso, l’opposizione tace.

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