“Tu avevi detto che non ci sarei mai riuscito”: la rivincita di Zverev, il primo dei perdenti ora è campione Slam. L’infortunio, il diabete e il tabù spezzato
Alexander Zverev ha aspettato una vita sportiva per questo momento. Domenica 7 giugno, sul Philippe Chatrier, il tedesco ha battuto Flavio Cobolli e conquistato il Roland Garros, il primo Slam della sua carriera. Un trionfo inseguito per anni, sfuggito più volte quando sembrava ormai a portata di mano e diventato un’ossessione. Per questo, appena alzata la Coppa dei Moschettieri, il numero 3 del mondo si è concesso una piccola rivincita pubblica nei confronti dell’ex tennista Sam Querrey, che in passato aveva dubitato della sua capacità di vincere uno Slam. “Prima di tutto sono molto felice di stringere questo trofeo tra le mani, perché tu avevi detto che non ci sarei mai riuscito. Quindi grazie mille per la fiducia”, ha detto il tedesco in collegamento con TNT Sports.
Poi il racconto dell’istante decisivo: “Ho guardato il mio angolo e ho visto tutti con le braccia alzate al cielo. E in quel momento ho capito: ‘È finita. Ho vinto. Sono un campione Slam‘. Sì, ho provato un enorme sollievo. È stato un insieme di emozioni che mi hanno travolto tutte nello stesso istante”. Dietro quel sollievo ci sono finali perse, un grave infortunio, una malattia cronica affrontata fin dall’infanzia, le aspettative di un’intera generazione e le ombre che negli ultimi anni hanno accompagnato la sua carriera. Troppo forte per essere considerato un fallimento, troppo incompleto per essere considerato un dominatore. Fino a ieri era questa la definizione di Alexander Zverev. Oggi non più. Dopo anni di sconfitte, rimpianti e occasioni mancate, il primo dei perdenti è finalmente diventato un campione Slam.
Il suo tabù Slam rotto
Per anni Zverev è stato il simbolo del talento incompiuto. Considerato l’erede naturale dei Big Three, aveva conquistato Atp Finals, Masters 1000 e l’oro olimpico di Tokyo, ma negli Slam si fermava sempre sul più bello. Le ferite più profonde portano i nomi di Dominic Thiem agli Us Open 2020, Carlos Alcaraz al Roland Garros 2024 e Jannik Sinner agli Australian Open 2025. Tre finali, tre sconfitte. Fino a Parigi 2026, dove ha finalmente spezzato il tabù che lo inseguiva da una carriera.
L’infortunio alla caviglia
Il Roland Garros è stato anche il luogo della sua caduta. Il 3 giugno 2022, nella semifinale contro Rafael Nadal, Zverev si procurò una gravissima lesione alla caviglia dopo oltre tre ore di battaglia. Tre legamenti compromessi, stagione finita e un lungo percorso di ricostruzione fisica e mentale. Per anni quel campo è rimasto il simbolo di ciò che il destino gli aveva tolto. Vincere proprio a Parigi ha dato al successo un significato ancora più profondo: chiudere un conto rimasto aperto per quattro anni.
La lotta contro il diabete
C’è poi una battaglia che Zverev combatte da quando aveva appena quattro anni. Convive infatti con il diabete di tipo 1, la forma più severa della malattia. Durante la finale contro Cobolli le telecamere lo hanno ripreso mentre si somministrava un’iniezione di insulina nel cambio di campo, un gesto che accompagna da sempre la sua quotidianità. Per oltre vent’anni ha tenuto nascosta questa condizione, temendo che diventasse un’etichetta. Solo nel 2022 ha deciso di parlarne pubblicamente e di fondare la Alexander Zverev Foundation. “Voglio incoraggiare i bambini con il diabete a non rinunciare mai ai loro sogni, qualunque cosa gli altri dicano. Voglio dimostrare che con questa malattia si può arrivare molto lontano“.
La rivincita della “generazione perduta”
La vittoria di Parigi è anche quella di una generazione intera. Zverev è diventato il portabandiera dei tennisti nati negli anni Novanta, schiacciati prima dal dominio di Federer, Nadal e Djokovic e poi dall’esplosione di Sinner e Alcaraz. Una generazione ribattezzata “perduta”, capace di raccogliere appena due Slam prima di questo Roland Garros, grazie a Medvedev e Thiem. Per anni Sascha è stato il migliore tra quelli rimasti a guardare. Adesso è riuscito a sfondare definitivamente quel muro.
La famiglia
Accanto a lui, in ogni passaggio della carriera, c’è sempre stata la famiglia. I genitori Alexander Senior e Irina, ex tennisti professionisti emigrati dalla Russia alla Germania dopo la caduta dell’Urss, e il fratello maggiore Misha. Molti allenatori di prestigio hanno provato a entrare nel suo entourage, da Ivan Lendl a Juan Carlos Ferrero, passando per David Ferrer. Nessuno è rimasto a lungo. Alla fine il centro del progetto è sempre tornato a essere quel nucleo familiare che ha accompagnato Zverev fin dai primi colpi dati a una racchetta.
L’ombra delle violenze
Il trionfo di Parigi non cancella però le zone grigie della sua storia. Negli ultimi anni Zverev è stato accusato di violenza domestica da due ex compagne. L’Atp ha condotto un’indagine indipendente senza trovare elementi sufficienti per procedere. In Germania, invece, una delle vicende si è conclusa attraverso un accordo stragiudiziale. Il tedesco ha sempre respinto ogni accusa. Una questione che continua a seguirlo e che resta parte integrante del racconto della sua carriera.