“La Lega Calcio ha già dato l’indirizzo per ripristinare la multiproprietà”: la confessione di Lotito, fresco patron della Reggina
“La Lega Calcio ha già dato l’indirizzo per ripristinare la multiproprietà”. Claudio Lotito esce allo scoperto: adesso il patron della Lazio, fresco proprietario anche della Reggina in Serie D, conferma ciò che Il Fatto aveva svelato qualche settimana fa in anteprima. C’è un piano concreto per far sì che le società di Serie A possano avere squadre satellite nelle categorie minori.
La rivelazione è avvenuta nella conferenza di presentazione della nuova stagione dei calabresi. Non è proprio una voce dal sen fuggita, perché le parole di Lotito sono dette in piena coscienza e convinzione. La questione sembrava finalmente archiviata, con l’ultima multiproprietà rimasta, quella di Napoli e Bari, ormai prossima alla scadenza del 2028, invece lo sbarco di Lotito in Calabria ha riportato il tema d’attualità nell’agenda del pallone italiano, soffiando anche sul fuoco della furiosa protesta in corso in Puglia contro la famiglia De Laurentiis. Questo dice Lotito: “La norma fu cambiata purtroppo a danno di De Laurentiis e ha depauperato tutti i territori. La doppia proprietà è stata una mia invenzione e ha tre vantaggi: economico, territoriale e di giovani talenti. La multiproprietà tutela l’aspetto sportivo e la vocazione dei territori, oggi consente di avere una squadra di livello senza mortificarla. É una regola folle. In Europa ci sono tante multiproprietà. Una serie di territori importanti sta scomparendo perché non c’è più chi investe”.
Nel discorso del senatore-patron ci sono gli elementi che negli scorsi mesi hanno spinto la Lega Serie A, mossa in particolare da alcuni dirigenti e società (il patron della Lazio, appunto, ma a quanto risulta anche Claudio Fenucci del Bologna, molto ascoltato in Federazione), a chiedere alla Figc una revisione delle regole. L’Under 23, il modello sposato dal calcio italiano negli ultimi anni, fin qui ha portato risultati modesti (si veda il disastro del Milan Futuro), e grandi costi (l’iscrizione è molto onerosa, vicina al milione di euro, e le spese di gestione alte per allestire una rosa competitiva), mentre è difficile generare valore, sia sul piano dei giocatori (non si possono fare plusvalenze con la prima squadra), sia della società, che ovviamente non si può rivendere. In parallelo c’è poi un altro aspetto: la crisi del calcio di provincia, molto sentita in Serie C e D, dove ogni anno annaspano o proprio scompaiono piazze importanti. Riducendo il numero delle squadre professionistiche e aumentando progressivamente le Under 23 ci sarà sempre meno spazio per il calcio dei campanili. Autorizzare invece la partecipazione da parte di società di Serie A in club di categorie inferiori permetterebbe di prendere i classici due piccioni con una fava.
Lo stesso Lotito nella conferenza stampa ha fatto esplicito riferimento alla Uefa, il modello indicato dalla Serie A per modificare la norma. In Europa la multiproprietà è vietata nella stessa competizione (ragione per cui il Crystal Palace l’anno scorso è stato retrocesso in Conference dall’Europa League, dove c’era già l’Olympique Marsiglia per lo stesso gruppo: poi ha pure vinto il trofeo), ma non bandita in assoluto, purché non ci sia un’influenza dominante. La Uefa non fissa percentuali, ma negli ultimi anni su alcuni casi importanti ci si è attestati intorno al 30%, la partecipazione minoritaria che si vorrebbe consentire anche da noi.
È chiaro che ciò aprirebbe una serie di interrogativi. Questo tipo di riforma permetterebbe a Lotito di riportare la Reggina tra i professionisti, aprendo ad altre sinergie, ma non risolverebbe il problema con cui si è scontrato il Bari negli ultimi anni, destinato inevitabilmente a riproporsi sul lungo periodo: ovvero la legittima aspirazione di ogni club al massimo risultato sportivo, e l’impossibilità di salire in Serie A fino a che ci saranno Napoli, Lazio o le altre capogruppo. In realtà, le norme Uefa hanno sdoganato anche la partecipazione alla stessa competizione, purché vengano rispettati alcuni parametri di indipendenza (non ci deve essere influenza dominante in uno dei due club). Ma questo difficilmente potrà mai accadere in Serie A, perché in campionato le squadre hanno molte più possibilità di influenzare i risultati reciproci che nelle coppe (dove potenzialmente possono anche non interagire mai): ve le immaginate le polemiche?
Di questo Lotito però pare non preoccuparsi: “Non vi prometto nulla, vivo alla giornata. Voglio risolvere il problema quest’anno e poi lavoriamo per il futuro”. Nelle sue parole sembra esserci la certezza che il divieto di multiproprietà sarà effettivamente modificato: se n’era discusso quando c’era ancora Gabriele Gravina, incassando la disponibilità di massima della Figc, adesso la questione è sul tavolo di Giovanni Malagò.