Dispersa per 14 giorni nella fitta vegetazione della Malesia, costretta a dissetarsi con la rugiada e l’acqua intrappolata nelle piante carnivore, sopravvissuta a cadute di cinque metri e a tre giorni di totale disidratazione. La vicenda della quarantanovenne Jaslinda Saludin si è conclusa con un ritrovamento che i compagni di escursione hanno definito senza mezzi termini un miracolo. “Mi sentivo in bilico tra la vita e la morte“, ha confessato la donna, ritrovata in stato di estremo deperimento, ma viva, dai pescatori di un villaggio locale alla base del massiccio montuoso.
La lotta per la sopravvivenza: “Non ho mangiato per due settimane”
“Non avevo davvero cibo. Non ho mangiato per due settimane. Ho mangiato solo oggi”, ha dichiarato Jaslinda in un video diffuso in rete, registrato mentre riceveva i primissimi soccorsi. La sua sopravvivenza sul Gunung Batu Putih (nello stato del Perak) è stata garantita unicamente da ciò che la foresta le offriva. La donna ha spiegato le sue estreme difficoltà nel reperire liquidi potabili durante il suo vagare: “Bevevo solo acqua nera, acqua marrone e l’acqua delle piante carnivore… mi sentivo in bilico tra la vita e la morte”. Sabarodzi Nor Ahmad, vicedirettore delle operazioni del Dipartimento dei vigili del fuoco e del soccorso del Perak, ha confermato che l’escursionista ha attraversato “un periodo di circa tre giorni in cui non ha avuto accesso all’acqua“, riuscendo a dissetarsi solo con la rugiada e nutrendosi di bacche e prodotti della giungla. “Sentivo di morire andando su e giù, su e giù. Il terreno era troppo morbido”, ha aggiunto la superstite ricordando i tentativi di ritrovare il sentiero.
Il ritrovamento e le scuse pubbliche: “Piangeva ed era debole”
A ritrovarla, sabato 6 giugno intorno alle ore 15:00, sono stati i pescatori dell’insediamento indigeno degli Orang Asli di Lubuk Gaharu. Nazri Bah Eng, uno degli abitanti che l’ha soccorsa nei pressi di un fiume, ha descritto i primi istanti dell’incontro: “Eravamo andati a pescare nel fiume quando all’improvviso uno di noi ha notato Jaslinda in uno stato di debolezza e piangeva. Portava con sé anche un sacchetto di plastica pieno di funghi“. Trasportata alla casa del capo villaggio (Tok Batin), la donna ha ricevuto cibo, in particolare dei noodles istantanei, prima di essere affidata alle autorità mediche e trasferita all’ospedale di Tapah. Di fronte ai soccorritori e ai media locali, Jaslinda ha voluto rivolgere un pensiero alla nazione che ha seguito la massiccia operazione di ricerca: “Mi dispiace per aver causato problemi ai malesiani”.
I traumi fisici e l’asprezza di un terreno estremo
Nonostante i 14 giorni di isolamento, Jaslinda ha riportato conseguenze fisiche che le autorità hanno valutato come contenute. Sabarodzi Nor Ahmad ha riferito di “ferite lievi, tra cui punture di insetti e alcune ferite alla testa“. La gravità del contesto ambientale è però testimoniata dai traumi subiti durante il cammino: “Siamo stati informati che è caduta diverse volte, comprese cadute di circa cinque e tre metri mentre attraversava fiumi e terreni difficili”. Muzafar Mohamad, coordinatore delle guide alpine forestali del Perak, ha sottolineato la severità dell’area: “Il terreno è estremamente impegnativo, pieno di valli, cascate e suolo difficile. Anche per le guide alpine esperte, raggiungere alcune sezioni non è facile”. L’escursionista ha inavvertitamente camminato in tondo, attraversando zone che le squadre di ricerca avevano già perlustrato, seppur senza riuscire a udire il rumore degli elicotteri impiegati sopra la zona di ricerca.
Il sollievo dei familiari: “Sapevo che era forte”
L’operazione di salvataggio ha coinvolto per settimane la polizia, i vigili del fuoco, varie ONG e le popolazioni indigene locali. Fuori dal pronto soccorso dell’ospedale di Tapah, il marito della donna, il sessantunenne Haszman Othman, ha espresso profonda gratitudine verso i soccorritori, ribadendo la fiducia che ha sempre nutrito nella tempra della moglie: “Come ho detto prima, so che è forte“. Un sentimento condiviso dai compagni di cordata. Hishammuddin Ahmad, amico e amministratore del gruppo di trekking di Jaslinda, ha ricordato l’esperienza della donna nell’affrontare la spedizione “Trans Spencer Chapman”, un arduo percorso di 34 chilometri lungo l’insidiosa catena montuosa di Titiwangsa. “Eravamo tutti fiduciosi nella sua esperienza, conoscenza e competenza come escursionista. Quando abbiamo saputo che era stata trovata sana e salva, è stato come se le nostre preghiere fossero state esaudite. È davvero un miracolo”, ha concluso Ahmad.
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Foto Bernama