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“Appartengo ai Latin Kings, ma non l’ho ammazzato io”, convalidato il fermo del 19enne indagato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera

L'indagato, a carico del quale ci sono testimonianze dirette, riconoscimenti fotografici e le immagini delle telecamere di sorveglianza, ha ricostruito una giornata segnata da tensioni e regolamenti di conti tra bande. La vittima è stata uccisa per errore
“Appartengo ai Latin Kings, ma non l’ho ammazzato io”, convalidato il fermo del 19enne indagato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera
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“Non ho colpito io, non l’ho ammazzato io, ero sul luogo sì ma non l’ho ucciso io”. Si è difeso così davanti alla giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne peruviano arrestato per l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne morto dopo il brutale pestaggio e accoltellamento avvenuto la sera del 26 maggio nella stazione di Milano Certosa. Vittima di uno scambio di persona. Il giovane indagato, appartenente ai Latin Kings, ha negato di aver inferto le coltellate mortali, sostenendo di avere avuto in mano soltanto una pietra durante gli scontri. Ha però ammesso di fare parte della gang e ha ricostruito una giornata segnata da tensioni e regolamenti di conti con un gruppo rivale, indicato come vicino alla MS-13. La gip ha convalidato il fermo.

Secondo la sua versione, nel pomeriggio ci sarebbe stato un primo scontro tra le due fazioni, seguito da un secondo confronto in serata. “Non c’è stato alcun rito di iniziazione”, avrebbe spiegato il 19enne, attribuendo agli avversari l’iniziativa delle violenze. Davanti alla gip ha inoltre sostenuto di non sapere se la vittima appartenesse realmente alla gang rivale, pur affermando che si trovava nel gruppo con cui i Latin Kings si erano nuovamente confrontati quella sera.

Una ricostruzione che si scontra con gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile. A carico del giovane ci sarebbero infatti testimonianze dirette, tra cui quella del fratello della vittima, riconoscimenti fotografici e le immagini delle telecamere di sorveglianza. Per gli inquirenti, insieme a un secondo presunto accoltellatore attualmente irreperibile, sarebbe stato tra i protagonisti dell’aggressione culminata nella morte del 22enne.

Convalidato il fermo

La gip “non ha ritenuto credibile la sua versione, ritenendola formulata solo per scaricare le sue responsabilità” e ha confermato, invece, la ricostruzione dell’inchiesta dei pm di Milano e della Polizia sullo “scambio, sull’errore di persona e sul fatto che la vittima fosse totalmente estranea alle dinamiche delle pandillas” ha spiegato l’avvocato Stefano Afrune. “Noi ci prepariamo ora per il ricorso al Riesame – ha chiarito il legale – Ci sono elementi di debolezza nell’indagine: non ci sono tracce di sangue sui vestiti del mio assistito e la sua versione è credibile“.

Stando a quanto riferito dal legale, il 19enne nell’interrogatorio, oltre a ribadire di non aver sferrato fendenti, avrebbe confermato chi era presente quella sera, nel suo gruppo di Latin Kings, e avrebbe anche indicato chi, a suo dire, potrebbe aver inferto le coltellate. Il 19enne, ha proseguito il difensore, aveva “smentito tutto punto per punto: era presente sul luogo, ma non ha colpito”. La giudice, però, ha ritenuto sussistenti tutte e tre le esigenze cautelari: pericolo di reiterazione del reato, di fuga e di inquinamento probatorio.

“Per ora, tuttavia – ha aggiunto il difensore – lo inchiodano solo le parole del fratello della vittima, ma vanno considerati l’ora tarda, la distanza, la posizione, il numero di persone. È difficile che potesse riconoscerlo”. E per il 19enne la vittima “sarebbe stata vicina alla fazione rivale“, gli Ms-13. “Lui – ha detto ancora il difensore – è arrivato dopo sul luogo, sui binari, dopo aver sceso le scale e si è unito successivamente, ma non ha preso parte alla prima fase di accoltellamento”.

Le indagini

Le indagini delineano uno scenario ancora più inquietante: Gianluca Ibarra Silvera sarebbe stato ucciso per errore. Gli aggressori lo avrebbero infatti scambiato per un appartenente alla MS-13, gang rivale dei Latin Kings. Una vendetta maturata dopo un precedente alterco nel quale alcuni membri del gruppo oggi indagato avrebbero avuto la peggio.

Quella sera il 22enne si trovava con il padre, il fratello e un amico. La famiglia ha sempre ribadito che il ragazzo non aveva precedenti penali. né legami con organizzazioni criminali. Eppure sarebbe stato inseguito da un gruppo composto da almeno 17 persone, raggiunto e aggredito con estrema violenza. Secondo la ricostruzione investigativa, gli assalitori avrebbero lanciato bottiglie, pietre e coltelli prima di accanirsi sulla vittima con decine di fendenti. Le ferite, in particolare quella che ha reciso l’arteria femorale, si sono rivelate fatali.

L’inchiesta della Procura di Milano, coordinata dal pubblico ministero Elio Ramondini, vede al momento due destinatari di fermo, uno dei quali ancora ricercato, e altri sette giovani iscritti nel registro degli indagati. La giudice dovrà ora decidere sulla convalida del fermo e sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per il 19enne. La difesa ha già annunciato che, in caso di conferma della misura, presenterà istanza per gli arresti domiciliari. Intanto proseguono gli accertamenti per identificare tutti i componenti del branco e chiarire nel dettaglio ruoli e responsabilità di una vicenda che, secondo gli investigatori, affonda le radici nella rivalità tra bande giovanili sudamericane attive nell’area della stazione di Milano Certosa, storico punto di ritrovo delle cosiddette “pandillas”.

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