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La svolta di Berrettini porta il nome di Enqvist: “Tutti i giorni mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo”

L'ex numero 6 al mondo e finalista di Wimbledon 2021 sembra rinato: il merito è soprattutto del coach conosciuto nel 2021 in Laver Cup e con lui da marzo del 2026
La svolta di Berrettini porta il nome di Enqvist: “Tutti i giorni mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo”
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Oggi gioca da favorito gli ottavi di finale del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo, il “giustiziere” di Sinner, ma dietro la rinascita di Matteo Berrettini c’è “tanto lavoro dietro”, come ha lui stesso dichiarato dopo la vittoria in cinque set (in più di cinque ore) contro Francisco Comesana al terzo turno. Una vittoria significherebbe eguagliare il suo miglior risultato nello Slam parigino: i quarti di finale già ottenuti nel 2021.

La svolta di Berrettini in questi mesi ha però radici nel 2021, alla Laver Cup, quando conosce Thomas Enqvist, suo attuale allenatore. “Stiamo lavorando tanto sul fatto di riportare buone energie in campo – ha ammesso Berrettini – di pensare positivo, di avere tanta fiducia nel mio tennis, in quello che ho fatto, in quello che farò e in quello che faccio”, ha spiegato il tennista italiano, che negli ultimi tempi – più che negli anni passati – ci tiene sempre a valorizzare l’importanza del suo team e della sua famiglia.

“Thomas mi ha dato la fiducia che mi mancava. Tutti i giorni mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo e non lo fa per caso, ma perché lo vede: vede la qualità della palla, il servizio quando sto bene, vede che sono forte. Non do per scontato che questo arrivi da una persona che è con me da poco”, ha proseguito il tennista azzurro, che nel 2021 ha anche raggiunto una finale a Wimbledon.

I due si sono conosciuti nel 2021 in Laver Cup, ma l’ingresso nel team è stato ufficializzato a marzo di quest’anno, prima di Indian Wells. Berrettini non cercava un allenatore che lo migliorasse o comunque gli facesse ritrovare certezze da un punto di vista tecnico. Le qualità sono sotto gli occhi di tutti: il suo servizio e diritto è tra i migliori del circuito e la qualità dei colpi si vedeva anche negli ultimi anni, quando ha faticato tra mille infortuni. Ecco, a Berrettini serviva qualcuno che ne limitasse i problemi fisici e di conseguenza gli consentisse di acquisire continuità, sia all’interno della stessa partita che in un intero torneo o periodo.

“Dubbi su di me gli altri li avevano già quando avevo 12 anni: mi guardavano e dicevano ‘ma dove va? questo pesa 20 kg’. Ho i peggiori test fisici di Tirrenia di sempre, nessuno avrebbe scommesso un euro su di me, quindi sui dubbi dall’esterno sono abituato. Dentro è stato più complicato: non ho mai dubitato del mio tennis, ma a volte ho dubitato del mio corpo, mi dicevo ‘forse non riesco a fare questa cosa con la continuità necessaria’ e qualche dubbio ti viene“, ha raccontato. Berrettini è arrivato ai vertici del tennis mondiale (numero 6 del mondo) e in finale a Wimbledon, ma negli ultimi tempi aveva anche pensato di smettere dopo i tanti infortuni.

Proprio in questo periodo Enqvist gli ha permesso di ritrovare sé stesso in campo. Tra i due c’è feeling come se collaborassero da diversi anni e a raccontarlo è lo stesso Berrettini: “Dopo aver perso il terzo set contro Comesana, Thomas mi ha detto: ‘il quarto è il nostro set’, continuando a darmi fiducia; è qualcosa che va oltre dritto e rovescio“. Intanto è virtualmente numero 74. Il primo passo è stato compiuto: tornare in top 100, da dove era uscito dopo gli ultimi risultati negativi. E in una parte di tabellone dove non c’è nessun favorito, The Hammer sogna in grande. D’altronde tra gli otto rimasti nella parte alta è l’unico ad aver giocato una finale Slam.

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