Le file ai botteghini, le tapas e i maxischermi: viaggio tra il popolo del Rayo Vallecano, il quartiere operaio si prepara a una storica finale europea
La signora con il cappellino del Rayo Vallecano sferruzza di fronte allo stadio, dove da ore migliaia di persone sono in fila per acquistare il biglietto e seguire la finale di Conference League di Lipsia contro gli inglesi del Crystal Palace, incollati di fronte ai maxischermi allestiti all’interno dell’impianto. Ha portato da casa una sedia, come altre persone che stanno sfidando il sole e il caldo esploso a Madrid. Ci sono giovani e anziani, ragazzi e persone di mezza età, il popolo di questo quartiere che, in realtà, è una città all’interno della capitale spagnola. Vallecas, zona operaia, roccaforte di militanti della sinistra, di ambientalisti e di creativi. Il Rayo è l’orgoglio di questa comunità. La prima finale europea della storia è vissuta come un happening senza fine. Chi è riuscito nell’impresa di comprare il ticket per Lipsia è partito tra lunedì e martedì: aerei, auto, pullman, qualcuno persino in moto. Hanno salutato le famiglie come se partissero per una missione speciale. Hanno promesso di tenere i collegamenti con chi, invece, è rimasto a Madrid e seguirà il match, diviso tra stadio e televisore. I bar hanno già annunciato il tutto esaurito: birra, tapas e pallone.
Il Rayo è uno dei pochi club europei a non usare ancora il metodo online per vendere i biglietti: si va ai botteghini, come ai vecchi tempi. Gli studenti stranieri seguono il Rayo perché il livello dei prezzi è accessibile per le loro tasche. Qualcuno segue le gare a casa di chi vive nei palazzi che sormontano lo stadio: dal quinto piano in su, la visuale è ottima. A proprio rischio e pericolo: una volta, un pallone calciato altissimo dal madridista Valverde, in occasione di un match contro il Real, centrò un tifoso in pieno viso, mentre stava riprendendo la gara con il cellulare. Il pallone fu sequestrato dal malcapitato: “Me lo tengo come risarcimento del telefono”.
La via dove si affaccia l’ingresso degli spogliatoi è intitolata al clown più famoso di Spagna: si chiamava Fofo e visse da queste parti. El Campo de Fùtbol ha 50 anni e li porta male. Può accogliere 14.708 spettatori e per soddisfare le richieste dei tifosi per i maxischermi serviva almeno il quadruplo della capienza. I murales che rendono meno cupo il cemento sono un inno alla memoria. C’è quello che ritrae il compianto giocatore inglese Laurence Cunningham, che indossò la maglia bianca con il fulmine rosso in due stagioni (1986-1987 e 1988-89), primo calciatore britannico acquistato dal Real Madrid (1979-1983).
Cunningham morì in un incidente stradale nella capitale spagnola nel 1989 e si è consegnato al mito del Rayo. Vicino a lui, nella pittura, c’è Hugo Maradona, fratello di Diego. Anche Hugo non c’è più, vittima di un arresto cardiaco il 28 dicembre 2021. Vicino al negozio ufficiale, dove da giorni non si trovano più maglie della squadra e puoi consolarti con i cappellini e le “tazze”, c’è un’altra pittura, dedicata al portiere nigeriano Wilfred Agbonavbare, scomparso nel 2015 all’età di 48 anni. I tifosi stravedevano per lui e per il suo carattere battagliero.
Wilfred fu un simbolo della lotta al razzismo, uno dei punti fermi della cultura del Rayo. Negli ultimi anni, il popolo del Vallecano ha sostenuto la causa dei palestinesi e quando è stato guadagnato l’accesso alla storica finale di Lipsia, anche i giocatori hanno reso omaggio alle bandiere con la scritta “Free Palestine” mostrate dai Bukaneros, il cuore della tifoseria. In occasione di un match contro l’Osasuna fu realizzata una coreografia colossale con la scritta “Dal ponte fino al mare”, tradotto da Puente Vallecas fino a Gaza.
Il Rayo ha disputato ventitré stagioni nella Liga e il punto più alto è stato un ottavo posto, centrato anche nel 2025-2026, con il fiore all’occhiello della finale di Conference League. Simbolo della sinistra, baluardo di valori come solidarietà, multietnicità, diritti umani, tutela delle donne e dei minori, il Rayo è più di un club di calcio. Bandiere e colori sono sparsi ovunque: nei ristoranti, nelle taverne dove si raduna il tifo – la più famosa è La Frasca -, nei bar, nei balconi. Anche la fermata della metro, Portazgo, ha i colori del Rayo. Attorno ai calciatori, c’è una forma di protezione. L’allenatore, Inigo Pérez, 38 anni, ha conquistato tutti nelle due stagioni alla guida dei “fulmini”, ma già sono cominciate le manovre dei grandi club di Spagna e, si sussurra, d’Inghilterra, per sottrarlo al Rayo. Il popolo di Vallecas è composto da gente concreta e realità. Si sa da queste parti come va il mondo. Ma non si è perso il culto del sogno e degli ideali.