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Messico, le famiglie dei desaparecidos ai Mondiali per far pressione sul governo: manifestazioni per chiedere giustizia

Sono oltre 128mila le persone scomparse e non localizzate, 70mila i corpi non riconosciuti in mano alle autorità. Ma la presidente Claudia Sheinbaum nega che il Paese sia “sopraffatto” dal fenomeno delle sparizioni
Messico, le famiglie dei desaparecidos ai Mondiali per far pressione sul governo: manifestazioni per chiedere giustizia
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Nelle ultime settimane, in Messico, le famiglie delle vittime di sparizioni forzate sono tornate a protestare per chiedere maggiori interventi del governo nella ricerca dei desaparecidos. Approfittando della visibilità internazionale che il Paese sta ricevendo in vista dei Mondiali di calcio che inizieranno il prossimo 11 giugno, familiari e buscadoras (gruppi di donne che si mobilitano per trovare figli e parenti scomparsi) stanno organizzando manifestazioni e iniziative per sollecitare il rafforzamento delle attività di ricerca e identificazione.

Nella capitale Città del Messico, comitati della società civile hanno ricoperto i manifesti pubblicitari dei Mondiali con le foto dei desaparecidos e le scritte “La pelota vuelve a casa, y nuestros hijos cuándo?” (Il pallone torna a casa. E i nostri figli quando torneranno?). Nello Stato di Jalisco, le buscadoras hanno denunciato che lo stadio di Akron, uno dei luoghi che ospiterà le partite, è circondato da fosse clandestine. Hanno tenuto incontri pubblici e stanno preparando “partite di calcio in memoria” in cui i partecipanti indosseranno magliette con i volti delle persone scomparse. Le famiglie non solo criticano la scarsità di risposte da parte delle autorità: denunciano l’assenza di programmi di prevenzione, la negligenza dei funzionari e la mancanza di indagini sul campo che le costringe a occuparsi delle ricerche in prima persona.

La tragedia delle sparizioni in Messico non è recente e continua a essere una “ferita aperta”. Secondo la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (Comisión Interamericana de Derechos Humanos, CIDH), rappresenta una “grave crisi umanitaria“. Stando a quanto si legge nell’ultimo rapporto elaborato dall’organizzazione, che riprende dati ufficiali, sono oltre 128mila le persone scomparse e non localizzate. Secondo la commissione, “la sparizione delle persone costituisce una grave crisi dei diritti umani perché è generalizzata e indiscriminata. E prosegue a causa degli alti livelli di impunità”. La CIDH afferma che il fenomeno colpisce in particolare settori vulnerabili della popolazione, come bambini e giovani uomini reclutati con la forza dai cartelli criminali, donne vittime di violenza di genere, tratta e sfruttamento sessuale o lavorativo, migranti sequestrati lungo le rotte migratorie, oltre a giornalisti e difensori dei diritti umani presi di mira per il loro lavoro. La commissione denuncia che uno dei principali responsabili delle sparizioni è la criminalità organizzata con la partecipazione di agenti statali.

Analisi indipendenti sostengono che oltre 70mila corpi non identificati sono sotto la custodia dello Stato in quella che viene definita una “crisi forense“. Secondo la CIDH, le difficoltà nel riconoscimento delle persone scomparse dipendono da una combinazione di fattori strutturali e istituzionali. I centri incaricati dei processi di identificazione, strutture coordinate dalle autorità statali, lavorano con risorse limitate e insufficienti rispetto all’entità del fenomeno. Si aggiunge l’assenza di un quadro normativo omogeneo: non esistono linee guida uniche che regolino in modo uniforme la custodia e la tracciabilità dei corpi. Le competenze sono divise tra autorità federali, statali e municipali, una frammentazione che ostacola le attività di riconoscimento. La presidente Claudia Sheinbaum ha criticato il rapporto e le valutazioni elaborate dalla CIDH, negando che il Paese sia “sopraffatto” dal fenomeno delle sparizioni e ribadendo che il governo sta compiendo gli sforzi necessari per aiutare le famiglie delle vittime. Sforzi che, secondo le organizzazioni della società civile, restano ancora insufficienti.

Ad aprile il Comitato contro le sparizioni forzate delle Nazioni Unite (Committee on Enforced Disappearances, CED) aveva preso una “decisione senza precedenti”: basandosi sull’articolo 34 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, aveva sollecitato l’Assemblea generale dell’Onu a valutare misure concrete per aiutare lo Stato messicano nella prevenzione, nell’indagine e nell’eliminazione del fenomeno. In particolare, il comitato aveva chiesto iniziative per garantire cooperazione tecnica, supporto finanziario e assistenza specializzata nelle attività di ricerca e nelle analisi forensi con l’obiettivo di sostenere le famiglie dei desaparecidos e le realtà che le assistono. A maggio in un comunicato diretto alla presidente Sheinbaum, un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite ha esortato all’avvio di maggiori iniziative per appoggiare e proteggere i familiari dei desaparecidos, anche potenziando la cooperazione internazionale.

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