Netanyahu accelera in Libano: la nuova minaccia sono i droni “giocattolo” dotati di esplosivo e fibra ottica. “Eludono le difese elettroniche”
Benjamin Netanyahu si è tenuto le mani libere. Appena Donald Trump ha annunciato che l’accordo con l’Iran era vicino, il premier ha fatto sapere che Israele si considera in diritto di continuare a colpire Hezbollah in Libano. Fonti della sicurezza hanno riferito di aver esteso le operazioni di terra sia oltre la “Linea gialla” che a nord del fiume Litani, fino a ieri considerato dall’esercito come il limite oltre il quale non avanzare. Tel Aviv ha giustificato l’accelerazione con la necessità di arginare la minaccia di attacchi con droni esplosivi contro il nord di Israele. Secondo diverse analisi, Hezbollah avrebbe adottato nuove tattiche nell’utilizzo dei velivoli senza pilota, puntando su quelli di tipo “FPV“, acronimo di “First Person View“, molto economici e invisibili o quasi ai sistemi di difesa più sofisticati.
Sviluppato nel conflitto tra Russia e Ucraina, l’utilizzo dei cosiddetti droni “giocattolo” ha cambiato il modo di fare la guerra. Piccoli quadri-cotteri del valore di poche centinaia di euro vengono dotati di una carica esplosiva e un cavo in fibra ottica che permette all’operatore di individuare il bersaglio per poi colpirlo con il velivolo stesso. Ieri pomeriggio Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato un “drone d’attacco” contro un veicolo israeliano a Bint Jbeil, nel sud del Libano, e un altro drone contro un altro mezzo israeliano a Zawtar al-Sharqieh, città nel distretto di Nabatieh a nord del Litani dove ieri si sono spinte le operazioni di terra delle Idf. Secondo le Israele Defense Forces, tra il 17 e il 24 maggio il Partito di Dio ha sferrato 161 ondate di attacchi, 105 delle quali condotte con questo tipo di velivoli.
BBC Verify ha analizzato quasi 100 video di presunti attacchi FPV contro soldati, veicoli blindati e sistemi di difesa aerea nel Libano meridionale e nel nord di Israele condivisi da Hezbollah su Telegram tra il 26 marzo e il 20 maggio, riuscendo a geolocalizzare, e quindi a verificare, 35 di questi. In totale, in queste otto settimane i militari uccisi sono stati almeno 4: il primo è stato il sergente Idan Fooks, 19 anni, il 26 aprile. Gli altri 3 hanno perso la vita la scorsa settimana. Un’efficacia distruttiva elevatissima rispetto al loro costo: lasciati nei depositi i tradizionali membri della famiglia Shahed di fabbricazione iraniana ad ala fissa che le Idf neutralizzano con le strutture di Iron Dome e il supporto dei sistemi laser schierati lungo confine nord del paese, le milizie sciite hanno incrementato l’uso di questi UAV acquistabili su una qualsiasi piattaforma di e-commerce dopo averli trasformati in armi ad alta precisione.
Prodotti soprattutto in Cina per uso civile, secondo Alma Research and Education Center, think tank vicino all’intelligence delle Idf, i velivoli vengono rielaborati e adattati a uso militare in officine specializzate sparse in tutto il Libano. I tecnici dotano ogni quadri-cottero di una carica esplosiva e di un sottile cavo di fibra ottica lungo anche decine di chilometri che consente all’operatore di osservare il campo di battaglia dalla prospettiva del drone con video di alta qualità e in tempo reale, e di dirigerlo sul bersaglio con estrema precisione annullando del tutto o quasi l’efficacia della guerra elettronica: il velivolo non emette segnali elettromagnetici rendendo inefficaci i jammer impiegati dalle Idf contro i droni convenzionali e il suo punto di lancio non può essere localizzato attraverso l’intercettazione delle comunicazioni radio. Muovendosi, poi, solo grazie a 4 piccoli motori elettrici, la sua traccia radar e infrarossa è minima.
Il tutto a un costo irrisorio: il prezzo di un singolo drone è di 300-400 dollari per i modelli più piccoli, per arrivare ai 4.000 per i più grandi e avanzati. Hezbollah riuscirebbe a farli decollare anche dalla “Linea Gialla“, il confine provvisorio stabilito da Tel Aviv per le sue operazioni di terra nel sud del Libano che ieri le stesse Idf hanno oltrepassato. Finora uno dei metodi più efficaci per neutralizzarli è stato montare a protezione dei possibili obiettivi reti metalliche nei quali i velivoli spesso restano impigliati, ma da mesi è in atto un’interlocuzione tra le Idf e le aziende del settore. “Al momento siamo indifesi“, ha dichiarato lunedì a Channel 12 un alto funzionario delle Idf, rimasto anonimo, che secondo la tv israeliana parteciperebbe alle discussioni del gabinetto di sicurezza presieduto da Netanyahu. “La verità è che abbiamo le mani legate – ha aggiunto facendo riferimento alla contrarietà degli Usa a proseguire la guerra in Libano -, e questo deve cambiare presto“. Ieri le Idf hanno intensificato i raid e sul terreno si sono spinte oltre il fiume Litani.