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Ultimo aggiornamento: 19:13 del 22 Maggio

Prodi contro la candidatura tedesca alla guida della Nato: “Se la Germania pensa di essere leader dell’Europa, la Ue è finita”. Su La7

L'ex premier boccia la svolta militare tedesca nella Nato e avverte: "La Ue è un'unione di minoranze"
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“La più bella definizione di Europa che abbia mai sentito è questa: l’Unione europea è un’unione di minoranze. Se la Germania pensa di poter essere il leader dell’Europa, l’Unione europea è finita“. Sono le parole pronunciate a Piazzapulita (La7) dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che critica fortemente la recente iniziativa della Germania: candidarsi ad assumere una maggiore responsabilità di leadership nella Nato, in vista del ridimensionamento dell’impegno statunitense in Europa. Una mossa che segna un cambio di paradigma storico per Berlino, tradizionalmente prudente sul piano militare.

L’ex presidente della Commissione europea, da sempre convinto europeista, lancia un avvertimento duro contro l’ipotesi di una leadership tedesca, sia nell’Alleanza atlantica che nel progetto europeo: “Con tutto il rispetto e l’affetto che io ho per la Germania, io credo che non lo pensi davvero. L’idea che ci sia un solo paese al comando vuol dire che gli altri non ci stanno, vuol dire la fine dell’Europa. Questo è quello che noi dobbiamo capire”.
Il professore sottolinea poi il vero motore storico dell’integrazione europea: l’asse franco-tedesco. “L’Europa si è sempre retta su una alleanza Germania-Francia – osserva – con Italia e Spagna che hanno aiutato questa componente. L’Europa va avanti quando Germania e Francia sono fratelli. Oggi sono amici, ma non sono fratelli e quindi non c’è nessun accordo su come gestire insieme la necessità di difesa che abbiamo adesso”.

Prodi collega la questione della difesa al più ampio contesto economico e geopolitico. L’Europa, spiega, deve dotarsi di un “ordinamento economico unitario che è necessario per le nuove economie con la concorrenza cinese-americana”. Ma questo, a suo giudizio, non può essere guidato da un solo Stato membro della Ue: “Lo può fare un paese solo? No, perché suscita immediatamente la reazione degli altri”.

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