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Ultimo aggiornamento: 14:09

Flotilla, Corrias a La7: “Israele è nato sul genocidio degli ebrei, ora è diventato carnefice. Gaza è un campo di concentramento”

"Ben-Gvir non fa nulla senza l’ordine di Netanyahu". Il giornalista smonta la narrazione ipocrita di Israele sui suoi "valori"
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Israele sta rivivendo l’incubo della propria storia, però dalla parte del carnefice: è uno Stato che è nato sul genocidio e sui campi di concentramento, ha praticato un genocidio e ha costruito un campo di concentramento, perché Gaza è un campo di concentramento“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) da Pino Corrias, scrittore e giornalista de Il Fatto Quotidiano, commentando il video choc diffuso dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir.
Corrias osserva: “Noi giustamente siamo molto scandalizzati da quello che è successo, da come sono stati fermati e rapiti i 400 attivisti della Flotilla, però è uno scandalo imparagonabile rispetto a quello che ha fatto in questi due anni e mezzo Israele, cioè – sottolinea – il massacro di 70-80 mila palestinesi, più quelli che sono ancora sotto le macerie, più i bombardamenti quotidiani contro il Libano e tutti gli omicidi mirati che fanno ogni giorno in Cisgiordania”.

Il giornalista ricorda che Israele “sta usando la fame, la sete e le malattie come armi di guerra, il che è una cosa inaudita”. Gaza è “un campo di concentramento dove vige l’apartheid“, con palestinesi costretti a passare attraverso decine di checkpoint e impossibilitati a muoversi liberamente.
Corrias riconoscela legittimità delle proteste del governo italiano ma le considera parziali: “Penso che Ben Gvir non faccia nulla senza il consenso, l’ordine e la condivisione di Netanyahu, per cui prendersela con Ben Gvir è come prendersela con una controfigura“.
E aggiunge: “Le parole le abbiamo esaurite, gli attivisti della Flotilla erano a 300-200 miglia dalle loro acque e gli israeliani li hanno sequestrati, tra l’altro usando proiettili di gomma. Questi proiettili vengono usati dalle polizie di tutto il mondo nelle manifestazioni di piazza, cioè per sparare a persone che si trovano a 30-40-50 metri di distanza. Ma sparare a persone che stanno su una barca a due metri di distanza è tutta un’altra faccenda”.
Corrias conclude: “È un caso che non ci siano state delle vittime, perché è un’azione di guerra con gente disarmata e con le braccia alzate. Questo è intollerabile“.

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