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Napoli e l’inganno di Partenope: la trattativa con un fondo Usa, i piani indecifrabili di De Laurentiis

Si moltiplicano le voci intorno al club partenopeo, che fa gola a molti investitori per i risultati sul campo e i conti in ordine. Sullo sfondo il nodo del Bari e l'ascesa della figlia Valentina
Napoli e l’inganno di Partenope: la trattativa con un fondo Usa, i piani indecifrabili di De Laurentiis
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Città di sirene, Napoli. Una, Partenope, pare l’abbia fondata: e il mito vuole che sia ancora sepolta lì, in una chiesa meravigliosa. Sirene che di tanto in tanto prendono a cantare: un canto che si fa sussurro e che a volte, o spesso, inganna. Gli Stati Uniti non c’erano quando Partenope arrivava a Castel dell’Ovo, ma oggi sì, e il canto declinato in azzurro va proprio in quella direzione. Già, l’ha raccontato Antonio Corbo, editorialista di Repubblica, negli ultimi giorni: il Napoli calcio sarebbe finito nel mirino dei grandi investitori americani. La tempistica d’altronde non è casuale. Con i Mondiali del 2026 alle porte negli Stati Uniti, il calcio europeo è diventato la nuova terra promessa per i fondi d’investimento statunitensi. E il Napoli rappresenta una preda di lusso: un brand globale, indissolubilmente legato al mito eterno di Maradona, in una città che vive un momento di clamoroso splendore turistico e culturale. Soprattutto, un club con una caratteristica più unica che rara nel panorama moderno: un bilancio immacolato, privo di debiti.

Secondo Corbo, Aurelio De Laurentiis avrebbe portato avanti una trattativa fittissima e recentissima. Protetti da un patto di riservatezza d’acciaio, il patron e un misterioso fondo sarebbero arrivati a un passo dall’accordo, prima che una “pausa di riflessione” – legata a dettagli economici o scompensi sulle cifre – congelasse il tutto. Ma le piste non si esauriscono qui. Chi muove i fili della finanza sussurra che lo stesso gruppo americano avesse già tentato l’assalto qualche anno fa, mettendo sul piatto una cifra monstre vicina agli 800 milioni di euro. Un’offerta rispedita al mittente da Adl, ma che oggi sarebbe tornata d’attualità, con intermediari avvistati persino nel cuore del centro storico di Napoli. La trattativa al momento vive una fase di stallo, ma la sensazione è che la partita sia tutt’altro che chiusa.

Naturalmente, quando si parla del Napoli, le rotte dei capitali si moltiplicano: nel corso dei mesi sono emersi i nomi più disparati, dalle infinite suggestioni arabe fino alle rotte marittime di Gianluigi Aponte con la sua MSC. Voci suggestive, è bene precisarlo, che non hanno mai trovato una conferma ufficiale, ma che alimentano il dibattito sul domani del club. C’è però un dettaglio fondamentale che mette d’accordo i flussi di notizie: pochi immaginano, nel caso, una dismissione totale. L’orizzonte più credibile non è una cessione in blocco, bensì un ingresso in società sul “modello Atalanta“. Una cessione di una quota azionaria – magari minoritaria – che permetta di immettere nuova linfa finanziaria e partner strategici globali (magari con capitali che permetterebbero investimenti in quelle infrastrutture che ad oggi sono il grande gap della società azzurra), lasciando però la governance e il timone del club saldamente nelle mani della famiglia De Laurentiis e del suo consolidato management.

A spingere verso questa direzione concorrono diversi fattori. Da un lato c’è il dato anagrafico: il prossimo 24 maggio Aurelio De Laurentiis spegnerà 77 candeline (auguri, d’obbligo). Dall’altro, c’è la complessa e urgente matassa legata alla multiproprietà del Bari. Mentre la squadra pugliese si gioca la permanenza in Serie B nel drammatico playout contro il Sudtirol, il nodo San Nicola resta sullo sfondo: la scadenza della concessione è arrivata e al bando quinquennale per la gestione dello stadio ha risposto una sola offerta, presumibilmente riconducibile alla Ssc Bari. Resta il fatto che il termine perentorio del 2028 per risolvere la multiproprietà si avvicina a grandi passi. Ecco perché, tra le ipotesi ventilate da Corbo, è emersa anche l’idea che De Laurentiis possa aver provato a deviare le attenzioni dei partner americani proprio sul club pugliese.

Napoli è città bella per i suoi contrasti, e così laddove c’è il tutto c’è pure il suo contrario, ovvero la parte di ben informati che giura che mai e poi mai (almeno nel futuro prossimo) Adl sarebbe disposto a dividere il cognome De Laurentiis dal marchio Napoli. Negli ultimi tempi, infatti, si sta stagliando con nitidezza la figura manageriale di Valentina De Laurentiis, figlia del patron, sempre più centrale nelle strategie del brand e molto apprezzata anche dalla piazza. Accanto a lei si registra la crescita di Antonio Sinicropi, club manager silenzioso, distante dai riflettori ma descritto da chi lavora dietro le quinte come professionista assai capace e preparato. Una transizione generazionale interna che racconterebbe una storia completamente diversa, fatta di radicamento e continuità familiare.

Cosa ci sia di vero, dunque, sotto il cielo di Napoli resta un mistero custodito dalle correnti del golfo. Di certo c’è che il Napoli, oggi, è una gemma che fa gola al mondo. Che sia l’alba di una nuova era a stelle e strisce o la prosecuzione di una dinastia familiare tutta italiana, la città continua a vivere dei suoi contrasti. E mentre la finanza, i tifosi, i giornalisti provano a decifrare le intenzioni di Aurelio De Laurentiis, a Castel dell’Ovo il mare continua a fare il suo lavoro. Le sirene canteranno ancora, sussurrando storie di miliardi, di fondi, di emiri o di dinastie familiari: starà ai tifosi e al tempo capire se sia l’inizio di una nuova melodia o l’ennesimo, affascinante inganno di Partenope.

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