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Ultimo aggiornamento: 9:21

Zuppi a La7: “Io mediatore tra Russia e Ucraina? Ci vado pure a piedi, farei qualunque cosa per fermare la guerra”

“Rischia fortemente la blasfemia”: il presidente della Cei striglia Trump mentre rilancia la sua missione di pace tra Mosca e Kiev
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Io mediatore per un tavolo tra Russia e Ucraina? Farei qualunque cosa per la pace, ci vado pure a piedi“. A Otto e mezzo, su La7, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, torna a parlare con la stessa determinazione che lo ha accompagnato quando Papa Francesco lo ha inviato come suo emissario speciale nella guerra tra Russia e Ucraina. Non si tratta di un ruolo formale di mediatore, precisa, ma di fare tutto ciò che può rivelarsi utile per fermare la guerra.
Farei qualunque cosa perché non ci possiamo mai abituare alla violenza, alla guerra e alla sofferenza – afferma il porporato, che cita le parole di Papa Leone – È una sofferenza inaccettabile e direi che è proprio una responsabilità che ci deve spingere tutti quanti a fare qualcosa di più perché non ci sia un vortice che faccia precipitare tutti nella voragine“.

Zuppi commenta anche la foto di Donald Trump ritratto come Gesù grazie all’intelligenza artificiale, insieme alla definizione di “Gesù” che gli ha attribuito la sua consigliera spirituale, Paula White-Cain: “Non metterei in mezzo Gesù. È un’attribuzione del tutto indebita, direi che rischia fortemente la blasfemia. il Signore giustificare la guerra? È qualcosa del tutto contrario all’essenza del cristianesimo e a tutto l’annuncio evangelico”.
Alla conduttrice Lilli Gruber che gli chiede perché Trump abbia scelto il Papa come nemico politico, Zuppi risponde: “Forse perché le cose che dice il Papa non sono quelle che vuole farsi sentire Trump, ma il Papa fa il Papa e quindi continuerà a dire che la guerra non deve essere usata come modo per risolvere i conflitti e che non c’è nessuna giustificazione in assoluto, tantomeno spirituale o religiosa, per la guerra”.
Trump ha sostenuto che “il Papa non vuole il disarmo dell’Iran”, ma Zuppi liquida queste parole come “attribuzioni che non hanno niente a che vedere con la chiarezza anche dei pontefici precedenti”.

Il presidente della Cei, poi, concordando col direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, richiama l’urgenza di un impegno concreto contro il pericolo atomico, una consapevolezza già radicata in chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale: “L’equilibrio delle bombe atomiche è pericolosissimo, è sempre una minaccia, una spada di Damocle. Per questo serve investire nel dialogo e nei luoghi del dialogo e eventualmente fare la manutenzione o crearne altri“.
Infine Zuppi lancia un appello all’Europa: “Noi ereditiamo con la Prima e la Seconda Guerra Mondiale qualcosa che è costata milioni di vite”. Per questo motivo, sottolinea, esiste una responsabilità precisa: “difendere questa architettura di pace, davvero ripugnare la guerra perdendo sovranità insieme agli altri e difendendo gli organismi internazionali, perché i tre pezzi dell’articolo 11 vanno tutti e tre insieme». Ripugnare la guerra, conclude, “vuol dire non accettarla proprio”.

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