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Ultimo aggiornamento: 9:20

Travaglio a La7: “I politicanti mandano gli ucraini a morire per salvare la faccia. Ora tacciano e si faccia sul serio diplomazia”

Il direttore del Fatto smaschera i fallimenti dei negoziati tra Russia e Ucraina e accusa i leader europei di tenere il punto a costo di vite umane
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Quando la politica abdica ai suoi doveri, in Italia e in Europa il primo compito dovrebbe essere promuovere la diplomazia“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commentando l’intervento del cardinale Matteo Maria Zuppi e rilanciando con forza il tema della pace in Ucraina.
Travaglio sottolinea che la diplomazia non è una parola vuota, ma uno strumento concreto che la politica sta colpevolmente trascurando: “Ci sono persone che la studiano, ci sono persone pagate per fare i diplomatici. Quindi, si mettano finalmente in campo i diplomatici e si facciano tacere i politicanti che, come diceva Zuppi, badano al particolare“.

Il direttore del Fatto ricorda che i segnali di dialogo tra Russia e Ucraina non sono una novità recente, ma durano da quattro anni. I negoziati di Istanbul e i tentativi successivi si sono sempre arenati per lo stesso motivo: “I politici non vogliono ammettere di aver sbagliato e di aver perso la guerra. Non vogliono ammettere di non averne azzeccata una e quindi devono tenere il punto”.
Secondo il giornalista, questa rigidità ha un costo altissimo: “A furia di tenere il punto, muoiono gli ucraini che abbiamo delegato a morire per salvare la faccia”.

Per questo, Travaglio suggerisce una strada diversa: invece di cercare improbabili mediatori, la politica dovrebbe chiedere una mano proprio al cardinale Zuppi, accolto positivamente sia a Kiev sia a Mosca nella sua missione voluta da Papa Francesco. “Noi condanniamo vite umane per salvare la faccia ai nostri governanti – osserva Travaglio – E quindi forse, se invece di strologare su strani improbabili mediatori, chiedessero una mano a Zuppi. Lui non è un mediatore però sicuramente sa come si fa a parlare con gli opposti, i quali, a un certo punto, per ragioni di economia o di sfinimento o di esaurimento delle forze, dovranno parlarsi invece di continuare a sperare che Putin muoia o che Zelensky si arrenda”.
Il direttore del Fatto Quotidiano conclude con un’amara constatazione: “È evidente: probabilmente ci arriveremo a un certo punto perché non avremo più gas o le bollette triplicheranno. È brutto pensarlo, avremmo dovuto arrivarci per ragioni un po’ meno prosaiche e più nobili”.

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