Il mondo FQ

Caso Pantani, restano i misteri. Archiviata l’ultima indagine: “Era solo. Anche ora nessuno ha colto l’occasione per dare un contributo”

La procura di Trento ha chiesto l’archiviazione, il verbale della pm della Dda, Patrizia Foiera: dalle stranezze sul controllo a sorpresa a Madonna di Campiglio fino al clima attorno al Pirata
Caso Pantani, restano i misteri. Archiviata l’ultima indagine: “Era solo. Anche ora nessuno ha colto l’occasione per dare un contributo”
Icona dei commenti Commenti

Sono passati quasi 27 anni da quel 5 giugno 1999. Eppure, le domande restano sempre più delle risposte. La procura di Trento ha chiesto l’archiviazione per l’indagine sulla “associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso di Marco Pantani“. Sotto la lente della procura, l’ombra della camorra che sarebbe intervenuta per negare la vittoria del campione romagnolo al Giro d’Italia del 1999. Ancora una volta, la ricerca della verità sul caso del Pirata, morto la notte di San Valentino del 2004, si deve arenare di fronte a un muro di silenzio. “Pantani era solo, tecnicamente e oggettivamente solo”, si legge nelle 150 pagine di verbale firmate dalla pm della Dda, Patrizia Foiera. Che evidenzia anche un altro aspetto: “Nessuno, nell’attualità, ha colto l’occasione per dare un qualsiasi contributo probatorio” rispetto all’ipotesi di un complotto contro Pantani.

L’inchiesta della pm Foiera era stata aperta a luglio 2024, in seguito a quanto emerso dal lavoro della Commissione antimafia, che ha indagato sulla morte di Marco Pantani. Il Comitato preposto nel settembre 2022 concluse che “le verità consegnate non sono soddisfacenti, né per la cosiddetta squalifica, o meglio sospensione al Giro, né per le vicende che portarono alla morte del ciclista Marco Pantani. La magistratura di Trento ha provato a riaprire uno spiraglio di luce, partendo dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ex capo clan di Mondragone, che disse: “Se Pantani vinceva il Giro il banco saltava. E la camorra avrebbe dovuto pagare diversi miliardi in scommesse clandestine e rischiava la bancarotta”. Il primo a parlare della vicenda fu Renato Vallanzasca, criminale italiano condannato per omicidi, sequestri di persona e rapine a cui era stato detto da un detenuto di “scommettere 5 milioni sull’esclusione di Pantani dal Giro”.

Cosa accade nel 1999

Ma cosa accade quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio? Pantani in quel momento era maglia rosa e aveva già la vittoria in tasca, con quasi 6 minuti di vantaggio. Venne escluso dal Giro (prima della penultima tappa) per un valore di ematocrito nel sangue non consentito (era a 51,9%, il massimo tollerabile era 50%). Una coincidenza singolare, dato che la sera prima e il pomeriggio successivo, Pantani si era fermato in un laboratorio accreditato per eseguire le controanalisi e i valori erano entro la norma. Restano mai chiarite anche le tempistiche di quel controllo anti-doping, che (anche se a sorpresa) solitamente viene comunicato all’atleta con un leggero anticipo. Secondo l’ipotesi alla base delle indagini, la camorra avrebbe scommesso miliardi di lire sulla sconfitta di Pantani a quel Giro d’Italia. Intercettazioni telefoniche e ambientali, assunzioni di testimonianze mai prima assunte, acquisizioni di device in uso a collaboratori di giustizia e acquisizioni di atti da altre procure: la magistratura di Trento, pur sapendo che giuridicamente i reati presunti erano prescritti, ha lavorato per fare luce su quanto accadde. Dopo oltre un anno di indagini e più di 70 persone informate sui fatti ascoltate, la pm della Dda, Patrizia Foiera, ha messo nero su bianco 150 pagine di verbale evidenziando che “si giunge alla richiesta di archiviazione non senza evidenziare che ha giocato contro senz’altro il lungo tempo trascorso e la scomparsa di protagonisti di primo piano dell’epoca, i quali avrebbero potuto illuminare questa nuova lente investigativa”.

“Pantani era solo”

Il controllo antidoping di Madonna di Campiglio costò al Pirata la vittoria del Giro d’Italia e diede un taglio netto alla sua attività: il ciclista non si riprese mai del tutto e la sua carriera prese una brutta piega. Fino al tragico epilogo con la morte nella notte di San Valentino del 2004. “Pantani era solo, tecnicamente e oggettivamente solo, non supportato di fronte alle istituzioni sportive dalla difesa tecnica della sua società. Una solitudine che, accompagnata alla vulnerabilità sia dell’uomo sia dello sportivo è risultato averlo portato velocemente a isolarsi dalle relazioni sociali, a diminuire in modo drastico i propri allenamenti, a non vincere più, allontanandosi dal ciclismo“, si legge nel verbale della procura. La pm Foiera, motivando la richiesta di archiviazione, aggiunge: “Nessun componente del team Mercatone Uno sul campo, e non da notizie giornalistiche, ha mai avuto sentore che il suo campione di massimo valore sportivo ed economico fosse l’obiettivo della camorra napoletana e nessuno, nell’attualità, ha colto l’occasione per dare un qualsiasi contributo probatorio né per documentare quale attività istruttoria interna fosse stata fatta e a quali risultati avesse portato se la convinzione di Marco Pantani su quanto era successo a Madonna di Campiglio si concentrava su queste parole ‘Mi hanno tradito‘ e ‘Mi hanno fregato‘”. In altre parole, nessun sembra aver creduto o dato seguito all’ipotesi di “complotto” da sempre avanzata dal Pirata riguardo a quel controllo ematico.

Il controllo a sorpresa

“L’accertamento di Madonna di Campiglio, diversamente da quanto taluni hanno inteso affermare, verosimilmente è stato fatto a sorpresa rispetto alla nota prassi”, scrive ancora la pm della Dda di Trento, Patrizia Foiera, rispetto a quanto accade la mattina del 5 giugno di 27 anni fa. “Un ispettore di cui non ricordo il nome ci comunicò all’improvviso che avremmo dovuto organizzare una equipe per il controllo nella tappa di Madonna di Campiglio”, ha riferito una persona informata sui fatti. “Questo ispettore ci disse solo che avremmo dovuto organizzare un altro controllo. Non ci disse le ragioni ma ci chiese di mantenere il massimo riserbo. Una richiesta che, per quanto ne so io, non era mai stata avanzata“, è la testimonianza riportata a verbale. La Procura ha inoltre evidenziato che nel corso di una telefonata di un’ora tra un ispettore dell’Uci e un componente della Federazione ciclistica italiana, proprio il giorno dell’esclusione del Pirata dal Giro del 1999, “una delle persone ascoltate ha riferito ‘Non mi ricordo di che cosa abbiamo parlato, né se abbiamo parlato del caso Pantanì”. Per Foiera la risposta appare “se non inveritiera, quantomeno inverosimile o strana“.

Il clima attorno a Pantani

Nel verbale di 150 pagine viene sottolineato anche cosa rappresentasse Pantani all’epoca: “Con le sue strabilianti prestazioni ciclistiche aveva fatto appassionare milioni di persone, sino ad allora indifferenti al ciclismo, con un ritorno economico tanto quanto l’altro sport più seguito in Italia, il calcio“. Il Pirata era l’equivalente di quello che è Sinner oggi, per fare un paragone. Il problema però, spiega la pm Foiera, era il contesto del ciclismo in quegli anni bui: “La sua stella nasceva in quegli anni nei quali se da un lato gli inquirenti indagavano nel mondo sportivo sulla diffusione dell’uso di sostanze cosiddette dopanti, dall’altro gli organismi sportivi nazionali e internazionali anziché associarsi in una linea comune di tutela della salute degli sportivi e dello sport, intralciandosi a vicenda, avevano inteso combattere il fenomeno con la duplicazione dei controlli, peccando anche per una certa approssimazione operativa in termini di modalità, criteri, tempistica dando così luogo a un clima incandescente di ribellioni, singole o corali”. Qui la pm della Dda evidenzia un altro aspetto: “Pantani, forte delle sue vittorie, era investito dai compagni e dello stesso team della Mercatone Uno, egli solo, di una sorta di leader della ‘rivolta’“.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione